Questa è un’intervista molto particolare perché io sono la zia e Natascia Bonacci, l’intervistata, è mia nipote, figlia del mio primo fratello ed entrambe frutto di una famiglia allargata e inconsapevoli entrambe per lunghissimi anni. Devo dire che siamo molto affini e che anche se non abbiamo vissuto insieme, il legame di sangue è indissolubile. Ho rinviato a lungo l’intervista ma alla fine sono stata felice di indagare nella sua Arte che lei amministra con grande Maestria e rilevare la Grande Artista che è in Lei.
Sarà in scena dal 4 al 7 maggio al Teatro Trastevere di Roma in “Femme Letale”, uno spettacolo di cui è anche Autrice e Regista.
Uno spettacolo da non perdere. Vi terrà con il fiato sospeso e vi lascerà modo di immedesimarvi nel racconto o nel personaggio che più vi colpisce. E’ una storia di donne, a volte eroine, a volte vittime, a volte anche carnefici. E’ una storia di streghe, madri e soprattutto di Assassine… ma che vi farà a lungo riflettere.

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Il progetto parte dalla voglia di raccontare una storia di violenza familiare. Perché?

Dopo un po’ di tempo abbiamo scoperto che la mia Tata, la sera tornava a dormire in Carcere. Tutte le persone alle quali raccontavo questa storia, m’invitavano a portarla in Teatro e quindi a questa ho collegato altre storie di epoche diverse facendo capire che il meccanismo della mente umana è sempre quello e che non tutte le storie hanno un lieto fine.


Dal ‘600 ai giorni nostri… Qual è il personaggio che più ti emoziona?

Sicuramente è la mia Tata. Di lei ho dei ricordi di una profonda tenerezza e non sono mai riuscita a credere che fosse stata capace di fare quello per il quale era stata condannata.

Gli spettatori si confrontano con l’animo umano. Secondo te ne sono appassionati o turbati?

Alla fine dello spettacolo, lasciamo la possibilità di fare un commento anonimo. Lo spettacolo non è cruento, non c’è una goccia di sangue, non c’è una parolaccia, però le attrici usano una tecnica cinematografica anche se per la recitazione teatrale è uguale, gli spettatori si immedesimano tremendamente. C’è la storia di una strega che bruciava i bambini che venivano abbandonati da chi non poteva tenerli. Quando diventavano tanti, li bruciava nel forno. Ad un certo punto l’attrice fa la parte della strega quando era bambina e dice “per un soldino predico il futuro” ma gli spettatori si rifiutano di darle la mano.

Le donne rappresentate sono eroine o vittime?  

Dipende dal punto di vista, alcune sono eroine, altre vittime, altre addirittura carnefici. Ho usato la figura femminile a largo spettro, sia da vittima che da carnefice.

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In questa grande famiglia che ci appartiene, ti sei ispirato a qualcuno in particolare oppure hai preso spunto da altro?

Avevo letto un libro molto bello “Assassine” di Cinzia Tani e mi appassionai anche al genere “Noir”. Lei partiva dall’infanzia di queste donne anche per giustificare il percorso da cui arrivavano e lì ho trovato alcune storie straordinarie. Altre me l’hanno suggerite delle colleghe che scrivono di questo argomento. Il lavoro delle attrici in scena è quello di dare voce a sette, otto personaggi contemporaneamente. Ad un certo punto escono dal personaggio e narrano la storia con un’altra forma.

L’Arte è l’alibi ideale per diventare persone migliori. Ci si riesce sempre?

Una volta eravamo in macchina con la mia amica Carmen Rizzello (Presidente della MCR Art’s Factory e Direttrice artistica del Laboratorio e Compagnia Teatrale “La Maieutica”) ed abbiamo riscontrato che qualsiasi forma di arte anche quella del Parrucchiere o del Madonnaro è Arte ai massimi livelli. Non bisogna recludere l’Arte alla Suonata, alla Ballata o altro. Il concetto che dovrebbe passare è quello che l’arte va associata a qualsiasi cosa si faccia. Il LAB è la strada per diventare migliori. Il Teatro è un alibi per diventare persone migliori. Tutti dovrebbero fare questo percorso.

Il francesismo del titolo a cosa è dovuto?

Alla mia prima produzione ho cercato di coinvolgere la mia migliore amica con la quale ho diviso da sempre gioie e dolori. Le parlo del progetto e cominciamo a sentirci tramite watsapp perché viviamo in due città diverse Quando eravamo quasi per concludere, sparisce e non si fa sentire più. Dopo un po’ di tempo mi arriva un invito su Facebook e scopro che la mia amica mi aveva rubato titolo ed idea. Aspetto un po’ di tempo sperando di avere qualche sua giustificazione ma la telefonata non arriva. La chiamo per chiedere spiegazioni e mi risponde che la sua è una rassegna e che il lavoro le è stato commissionato. Ma chiamarmi no?  Per questo poi ho scelto Femme Letale che fa pensare ad una cosa noir che mi piaceva tanto.

E con la tua amica com’è finita?

L’ho perdonata perché ho capito che per lei in quel momento era più importante ritornare sulla scena dopo tanto tempo di stasi che perdere la mia amicizia. Ho capito il suo bisogno ed ho chiuso come amica.

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Progetti per il futuro?

Visto com’è andata con la mia amica, ti dico solo che ho appena finito di scrivere due Commedie, una più impegnata e l’altra più leggera. Vorrei evitare che leggendo lei l’articolo, mi arrivi un altro invito tramite Facebook.

Progetti per la musica?

Dopo le polemiche di Morgan e di Red Ronnie, ti spieghi perché ci siano delle Artiste parcheggiate ed altre che lavorano pur essendo prive di talento. I progetti in cui anticipi i soldi e le energie, vengono spesso annullati a mezz’ora dall’inizio dello spettacolo e non ti pagano. Nel Teatro è un’altra storia. Ho vinto il Bando al Teatro Trastevere e non conoscevo nessuno.

Elisabetta Ruffolo