Acqua di marzo, nelle sale dal 20 aprile, fa da spartiacque tra presente e passato. È un film intimista che parla di scontro generazionale, di rapporto di coppia, delle differenze tra città e provincia, della difficolta dei giovani di staccarsi dai genitori che continuano a dare consigli e a proibire di fare delle cose per non sbagliare e per non farsi giudicare da chi gli sta intorno. Una generazione di sfigati, fragile e sempre vicino alla crisi.

0001 1Il film parla anche di come con le piccole cose riusciamo a dare una svolta alla nostra vita. Il progetto ha avuto una lunga gestazione, quasi due anni. Partito come cortometraggio, è diventato un film, scritto da Rossella D’Andrea, Ciro De Caro ed Enrico Settimi.

Ciro De Caro oltre che autore è anche regista. Aveva già in mente gli attori che avrebbero dato vita ai suoi personaggi. Molti li conosceva già. Per ultimo è arrivato Roberto Caccioppoli nel ruolo del protagonista.

Ogni personaggio è molto forte dentro. Quello di Francesca (Claudia Asmara) si fa mangiare dalle sue insicurezze. Il prete (Gianni D’Andrea) è rockettaro. Anita Zagaria è una madre granitica e folle che vuole controllare tutto ma non ci riesce. Un gesto finale la libera. Nicola di Pinto è un marito e padre che fa la rivoluzione ma non si lamenta. C’è sempre il dualismo di fare una scelta e nello stesso tempo d avere il coraggio di portarla avanti. Partendo dal nucleo microscopico della famiglia si analizzano problemi che appartengono ad ognuno di noi. Il rapporto di coppia, il lavoro, la crisi che da un po’ di anni ci ha invaso e ridotti allo stremo. I personaggi “urlano” quasi a liberarsi dal peso che li opprime. Alla fine c’è acqua sotto forma di pioggia torrenziale che li libera.

Ciro De Caro (4)

Ciro De Caro.

Per TheMartian.eu abbiamo intervistato Ciro De Caro.

In questo secondo film, sei riuscito a mettere tutti gli errori possibili che ogni regista deve lasciarsi alle spalle?

Non lo so anche se mi sono impegnato tanto ma credo che i classici errori del secondo film ci siano.

Racconti delle storie che ti capitano o capitano a chi ti è vicino, perché?

Credo che sia molto interessante raccontare quello che accade oggi in Italia, raccontare i grandi temi della Nazione, a livello microscopico, cioè capire anche come nascono tra le persone. Secondo me nascono in famiglia, nei rapporti di coppia, sul posto di lavoro. Mi interessa molto sia per la presunzione di raccontare un pezzetto dell’Italia che vedo io, sia per capire bene quello che succede a me. Sono molto colpito dalle storie che mi raccontano gli amici che magari sono in difficoltà con il lavoro o semplicemente nei rapporti di coppia, credo che siano storie talmente intense che dovrebbero essere raccontate in altri miei film.

Partendo dal nucleo familiare, ti piace parlare del nostro Paese. Oggi, quanto è importante scrivere e dirigere in libertà?

Per me moltissimo, nel senso che tante volte bisogna raggiungere dei compromessi, edulcorare delle situazioni per una serie di motivi. Preferisco avere un low budget per essere più libero di dirigere la realtà come la conosco io e che può essere anche cruda. Vedo che i problemi della mia generazione non vengano mai rappresentati a fondo. Non si mettono mai le mani nella sporcizia. Vivono una vita apparentemente normale. Viene detto che hanno problemi economici ma non sembra perché magari hanno le macchine ed altro. Essere liberi di raccontare la crudezza delle cose secondo me è molto importante anche perché il cinema deve anche disturbare perché sta prendendo una deriva troppo televisiva. È tutto troppo perfetto, secondo me invece si potrebbe anche dare un po’ di fastidio.

Roberto Caccioppoli e Claudia Vismara.

Roberto Caccioppoli e Claudia Vismara in Acqua di Marzo, di Ciro De Caro.

Come hai scelto gli attori?

Alcuni li conoscevo già, Rossella D’Andrea, Claudia Vismara, Gianni D’Andrea. Ho scritto pensando a loro. Ho faticato a trovare il protagonista, dopo tanti provini, ho visto una foto di Roberto Caccioppoli su internet e l’ho chiamato. È risultato perfetto per il ruolo. Anita Zagaria e Nicola Di Pinto li conoscevo e li ho ritenuti adatti per i ruoli di genitori del protagonista.

Volevi fare un cortometraggio ed è venuto fuori un film, come si è evoluta la cosa?

Prima che uscisse Spaghetti Story avevo scritto questo cortometraggio. Inaspettatamente Spaghetti Story è stato un piccolo successo ed ho iniziato ad avere delle richieste dai vari produttori. Mentre stavo scrivendo un’altra storia ho riletto quel cortometraggio ed abbiamo deciso di svilupparlo insieme a Bruno Altissimi ed alla sua Produzione Alba Film 3000.

È molto analitica l’introspezione, racconti la bellezza profonda dei personaggi. Come ci sei riuscito?

Dopo anni anche di analisi personale e con l’aiuto delle donne della mia vita, non solo le compagne che mi hanno aiutato molto a riflettere su me stesso. Grazie a loro ho imparato a comprendere meglio le persone e quindi a scrivere meglio i personaggi.

Acqua di Marzo regia di Ciro De Caro

Claudia Vismara in Acqua di Marzo, di Ciro De Caro.

Come Terzo Occhio hai misurato i personaggi e li hai resi equilibrati. Ci sei riuscito con tutti?

Penso di sì ma non voglio farmi dei complimenti da solo. Il mio obiettivo era quello, non mi piacciono le cose finte, grottesche. Quando si va sulla risata, sull’ironia, il rischio c’è sempre ma spero di essere riuscito a mantenere un equilibrio.

Mi è piaciuto molto lo scontro generazionale, perché per la tua generazione è più difficile realizzare i propri sogni?

Intanto perché in Italia c’è sempre questo rispetto che diventa sottomissione. Si è aggiunto anche il periodo di crisi in cui ci sono meno possibilità. Lo sento su di me e su tutti i miei coetanei. Ciò che manca è un po’ di cattiveria in più. La nostra generazione deve prendersi quello che gli spetta. Rispettare i genitori ma ad un certo punto mandarli anche a quel paese. Fare le cose da soli anche sbagliando come dice nel film, il prete. La generazione che ci precede ha esperienza ma anche una buona dose di cinismo. Le cose sono sempre andate così e non si possono cambiare ma magari qualcun altro riesce a cambiarle. Questa presunzione ci tiene bloccati e ci soffoca. L’invito è quello d’Incazzarsi e ribellarsi.

Elisabetta Ruffolo