Fondata dai romani nel 181 a.C., già a partire dalla tarda età repubblicana, Aquileia si impone come uno dei centri nevralgici dell’impero. Ciò anche grazie alla sua posizione di confine, strategica per le ambizioni romane. Una metropoli dell’antichità densa di architetture di grande valore, una porta verso l’oriente, un fiorente porto commerciale sulle rive del fiume Natissa, tutto ciò era Aquileia.

Le invasioni barbariche e la crisi dell’impero cambiano la situazione. La tranquillità e il benessere del commercio lasciano il posto alla paura, nascono sistemi di fortificazione più o meno improvvisati, la città diviene il primo baluardo difensivo per le minacce provenienti da oriente.

A partire del V secolo la città vede alternarsi al dominio della repubblica di Venezia, quello dell’impero austriaco, mentre l’annessione all’Italia avviene solamente dopo la prima guerra mondiale.

Ne risulta una singolare stratificazione di storie e di architetture che concorrono nel definire la natura di Aquileia. Una natura in cui, tra la dimensione autorevole dell’antico, ridotto ad un frammento solo parzialmente visibile, e la modesta struttura urbana contemporanea si creano frizioni di difficile soluzione.

 

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Equilibrio e sistematizzazione, queste le parole chiave, questi gli obiettivi che una città come Aquileia deve avere. L’ultimo decennio è stato caratterizzato da interventi di grande sensibilità e intelligenza, la cui natura puntuale tuttavia non può di certo far fronte alle necessità di questo singolare luogo. Quello che manca è proprio il concepimento di un intervento unitario, che tenga insieme le varie pedine, oasi di architettura in un deserto urbano. La prima “oasi” che vale la pena citare è un progetto del 2000 dello studio 5+1AA diretto da Alfonso Femia e Gianluca Pelusso. L’edificio si trova lungo la via Giulio Augusta in prossimità dei resti del foro romano e dovrebbe contenere un Museo, un centro visite e l’antiquarium del Foro. Purtroppo da oltre un decennio i lavori sono bloccati e l’edificio si sta lentamente trasformando in una triste testimonianza dell’inefficienza e della complessità del sistema burocratico italiano. Una sorte simile sarebbe forse toccata, per parola degli stessi progettisti, all’intervento dello studio GTRF Tortelli Frassoni architetti associati per la sistemazione di alcune aree prospicenti la basilica patriarcale. Il pericolo è stato scongiurato grazie alla necessità di inaugurare l’opera entro la visita del papa alla città il 7 maggio del 2011. Il progetto prevede la riorganizzazione delle piazze, una di pietra e una verde, utilizzando tra le altre l’interessante tecnica del lining out con la quale si rievoca la presenza del quadriportico post-teodoriano e dei grandi horrea dell’epoca di Costantino attraverso dei segni materici a terra. Accanto a ciò viene ricostruita l’aula meridionale del battistero la cui volumetrica recupera il sedime dell’impianto originario e rappresenta l’unica efficace possibilità di protezione del sito, consentendo la conservazione e la fruizione degli importanti resti musivi del IV secolo commissionati dal vescovo Cromazio dopo il Concilio di Aquileia del 381 d.C. Il linguaggio e l’approccio metodologico mostrano un’attenzione nell’esprimere un’architettura fortemente radicata nel nostro tempo rispettando tuttavia la tacita sacralità del contesto.  Sempre lo studio GTRF ste seguendo le ultime fasi della riqualificazione dell’area del sito conosciuto come ex Stalla Violin, sul lato nord di piazza del Capitolo, situata nelle immediate vicinanze della basilica di Aquileia. La parte in ampliamento consiste in una struttura sospesa, al fine di rendere visibile l’area archeologica sottostante. Ad essa si accede da piazza Capitolo, passando sotto il portico, attraverso una rampa sospesa sugli scavi. Al primo livello si trovano i servizi igienici e un ascensore per i disabili; una scala esterna, utilizzabile anche come via d’esodo, conduce al primo piano che ospita il centro informazioni, il bookshop e il punto di gestione della domus della pesca e si affaccia, con una terrazza belvedere, sul fondo Cossar. Fondo Cossar che è stato oggetto di un concorso di idee del 2011. Vincitore del concorso un gruppo eterogeneo di architetti, ingegneri e restauratori, capeggiato da due professori ordinari dello IUAV: Pierluigi Grandinetti ed Eugenio Vassallo. L’area è caratterizzata dalla presenza di resti di diverse epoche appartenenti a due o tre abitazioni rinvenute negli anni ’50. Il progetto si propone di rievocare in chiave moderna la tipologia costruttiva della casa romana attraverso un sistema di micropali senza fondazione su cui si appoggia una copertura discreta, ma quanto mai solenne, di capriate in legno. La copertura, interamente reversibile e contemporaneamente ampliabile e replicabile in altri siti archeologici, consentirà di proseguire con gli scavi nella zona anche dopo il completamento dei lavori.

Articolo di Gabriele Feliziani