Negli anni ’30 si completa la fisionomia di quella che sarà universalmente riconosciuta come la città “vetrina” del socialismo, Mosca. La storia dell’unione sovietica ha radici profonde e per comprenderla a pieno bisogna necessariamente fare un passo indietro nel tempo. A fine ‘800, sotto lo zar Alessandro II, la Russia conosce un forte sviluppo sociale. L’aumento degli investimenti privati, un forzato processo di industrializzazione e un deciso impulso demografico portano ad un’edificazione senza precedenti. Ciò riguarda soprattutto un incremento dell’edilizia abitativa, necessaria per trovare una soluzione ad una popolazione che passa in pochi anni da 400.000 a 1.000.000 di abitanti. Mosca a fine ‘800 è caratterizzata da un impianto storicamente rurale fatto da izbe, piccole capanne di legno e qualche episodio di singolarità architettonica rappresentato da palazzi nobiliari e architetture religiose. L’impulso generato dall’industrializzazione porta ad un crescente contrasto tra questo paesaggio, prettamente orizzontale, e le tecnologicamente rinnovate architetture abitative e infrastrutturali. In un periodo di grande fervore culturale, nasce, proprio a Mosca, il “Modern” o “Novystjil”, un movimento culturale che ricerca una nuova e specifica identità russa, ponendosi in netta contrapposizione con la classica e accademica San Pietroburgo. Una forte spinta è data dalla emergente classe borghese che attraverso la proprietà delle maggiori riviste e il mecenatismo promuove il dibattito culturale a Mosca e in generale nella nuova Russia.

Bisogna tener presente che Mosca non nasce come città capitale dell’impero russo. lo diventerà con l’avvento del socialismo e nello specifico dopo la rivoluzione di ottobre del 1917 in cui Lenin prende definitivamente il potere. Precedentemente la capitale risiedeva a Pietrogrado (odierna San Pietroburgo), città fondata dallo zar Pietro il grande nel 1703.

La svolta bolscevica del 1917 segna un fondamentale punto di demarcazione nella storia moscovita. La Russia è appena uscita da una sanguinosa guerra civile coincisa drammaticamente con la prima guerra mondiale. I primi anni socialisti hanno un risvolto devastante sull’economia russa. La conseguenza più negativa è senza dubbio il depauperamento del patrimonio abitativo dovuto alla ridistribuzione delle abitazioni “socializzate”. Si creerà una carenza di abitazioni che avrà un riflesso negativo e duraturo sull’economia russa.

Negli primi anni ’20 la situazione si stabilizza, il regime torna a dare una certa libertà all’iniziativa privata, nasce la cosiddetta NEP, nuova politica economica, voluta proprio da Lenin per rilanciare un paese ormai da anni in grande crisi. In questi anni il panorama architettonico è vario e puntiforme, dominano le avanguardie, la Russia torna ad essere un paese aperto a livello culturale, come lo era stato a fine ‘800. Il tema fondamentale rimane l’edilizia abitativa che deve rispondere all’enorme domanda, ma sullo sfondo nascono anche grandi edifici amministrativi e i club operai.

È in questo clima che viene per la prima volta redatto un piano per la città di Mosca (1918-1922). Uno dei punti chiave di questo piano riguarda la collocazione del nuovo nucleo residenziale ai margini della città, con riferimento quanto mai curioso alla città giardino di stampo prettamente americano. Si inizia poi a parlare di un rafforzamento degli assi principali della città, che nasce con una conformazione fortemente radiocentrica. A causa delle condizioni economiche in cui versa il paese il piano non potrà essere attuato.

Gli anni ’20 si riflettono anche nella grafica, inizia ad emergere il concetto di “realismo socialista”. È una filosofia che prevede che l’arte debba essere comprensibile e apprezzabile da ogni persona indipendentemente dal grado di istruzione e dal ceto sociale. Diventa strumento del socialismo contro le avanguardie, contro l’arte d’élite, ma anche veicolo di propaganda, che permette al regime di controllare ogni aspetto figurativo. Un controllo che va via via crescendo con il passare degli anni e che raggiunge il suo culmine con lo stabilizzarsi al potere di Iosif Stalin. Nasce, nella persona di Andrej Aleksandrovič Ždanov, la figura del commissario della cultura, che impone un indirizzo artistico specifico, quello del partito.

Finalmente nei primi anni ’30 l’architetto Semenov riesce a portare a compimento un piano per Mosca. Il “Piano generale di ricostruzione”, elaborato tra il 1932 e il 1935, dà alla città la conformazione monumentale che ancora oggi ne caratterizza soprattutto il nucleo centrale. Si riprende l’idea di consolidare la struttura radio centrica attraverso una consolidazione della maglia stradale, una caratterizzazione monumentale dei punti focali della città, un sistema integrato di parchi e aree verdi e l’inserimento di nuovi blocchi abitativi in periferia. C’è molta America nel piano di Semenov, il verde, usato come sistema di connessione, ricorda da vicino la filosofia della city beautiful e la valorizzazione degli assi visivi con inquadrature monumentali richiamano, per citarne alcuni, la Chicago di Burnham e i piani per Washington e Camberra. Questa inaspettata influenza del modello americano riflette quelli che sono i buoni rapporti che intercorrono tra USA e Unione Sovietica nel negli anni ’30 e fino allo scoppio della guerra fredda. Anche nella definizione degli edifici l’influenza americana risulta chiara. Prendiamo ad esempio l’università Lomonosov in cui trionfa l’idea di un edificio molto articolato e rigorosamente simmetrico, ma che, nello stesso tempo, richiama in maniera chiara edifici come la tower terminal di Cleveland o il Woolworth building di New York.

L’ultimo piano per Mosca che voglio citare è il cosiddetto “piano delle sette sorelle”. Viene attuato dopo la fine della seconda guerra mondiale, tra il ’48 e il ’53. Non affronta nessun tema innovativo rispetto ai precedenti piani, ma opera per rafforzarne i temi salienti. In particolare si cerca di rispondere in maniera più efficacie al problema della carenza di abitazioni. Se vogliamo, questo è il tema che segna il solco che differenzia la nascita della nuova capitale russa da tutte le altre capitali, europee e non. Nel corso della prima metà del ‘900 il problema dell’abitazione è quel filo che tiene uniti tutti i piani che hanno interessato Mosca.

Hanno origine proprio in questo momento storico gli immensi blocchi abitativi nati dalla ripetizione di moduli e sui quali tutte le decorazioni rimandano ad una nuova iconografia direttamente correlata con il mondo del lavoro e dei lavoratori. Tutt’ora questi edifici costellano il panorama della periferia moscovita richiamando alla memoria un periodo di luci e ombre della storia russa.