Il Bozar Centre for Fine Arts di Bruxelles offre l’opportunità di effettuare un interessante viaggio attraverso l’espressione artistica tra fine Ottocento e i primi anni del nuovo secolo, in particolare l’impatto avuto sulla creatività da quell’onda “anomala”, considerando gli standard dell’epoca, che risponde al nome di Avanguardia.

La mostra The Power Of Avant-Garde è visitabile fino al 22 gennaio 2017.

Lo dichiaro, sono di parte, ho sempre amato questo movimento artistico, specie nella sua deriva russa. Tanto vale che mi sbilanci subito: la mostra è bellissima. Un valido stimolo (colorato) per visitare la (grigia) capitale belga. Se non vi dovesse bastare, aggiungeteci una strepitosa birra con delle ostriche (in Belgio una tradizione, da provare prima di storcere il naso), o un tuffo tra le creazioni dei più famosi Maître Chocolatier d’Europa (per chi scrive, il mondo della cioccolata non va oltre)…e il gioco è fatto. Muoversi.

Gli anni a cui la mostra fa riferimento sono quelli del così detto periodo d’oro dell’Avant-garde, tra il 1895 e il 1920, segnati profondamente, inevitabilmente, da una Rivoluzione in Russia, da una Guerra Mondiale, dalle loro macerie ma anche, molto, dagli attriti e contraddizioni che ad esse hanno portato. Le paure e l’euforia di un nuovo secolo che incominciava, a fare da sfondo.

Sotto l’insegna Avant-garde circa 120 opere, tra essi un cospicuo numero di capolavori, sono presentate, dando un colpo d’occhio degno di nota della nuova “regola” dell’arte moderna in Europa tra la fine del ‘800 e la Weimar Bauhaus.

Camminare tra le opere esposte nelle numerose sale della nuova sede del Bozar, permette di cogliere pienamente l’essenza di quello spirito che è dietro il concetto stesso di Avant-garde, quell’insieme di guerra e arte, di industrializzazione e supremazia delle macchine che ha scosso, ispirato, contaminato, seguendo tracciati spesso distinti, artisti del calibro di Robert Delaunay, Marcel Duchamp, Kazimir Malevich, Gino Severini, Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Natalia Goncharova, Max Ernst, tanto per citarne alcuni tra quelli esposti. Artisti che, in quanto essenzialmente uomini del loro tempo, portavano in scena a loro modo (…e che bel modo!) una società in piena transizione e le sue immancabili frizioni. A volte anticipando rivoluzioni sociali che hanno segnato la storia, percorrendo nuovi campi tematici come Apocalisse e Profezia che con l’affacciarsi al nuovo secolo permeavano quella società e che suggerivano ad alcuni un nuovo linguaggio di forma, di stile. Nuovi tratti che sembrano comprendere la notte e le sue ombre, pur nella brillantezza e luminosità di certe tele di un giovane austriaco, tale Edvard Munch. Il corpo diviene decadente, con Egon Schiele. Ovunque, caleidoscopiche visioni che inglobano segni di rottura evidenti, le tele accompagnano il dirompente cambiamento verso una nuova società sintetizzata dal Bauhaus. Diventano mezzo espressivo di questo cambiamento l’Astrattismo, le immagini simultanee e, soprattutto, un nuovo medium: il film, visto come forma d’arte totale, definitiva.

Ma, al di là dell’oggettiva bellezza di alcuni capolavori esposti – personalmente un qualunque Malevich vale ampiamente il biglietto – è l’allestimento della mostra che rende tutto ancor più interessante, le opere di quel periodo sono infatti poste in un dialogo immaginario con la vena espressiva di artisti contemporanei quali Piet Mondrian, David Claerbout, Marlene Dumas, William Forsythe, Gerhard Richter, Sean Scully, attraverso il quale credo sia possibile prendere nota delle nette influenze che nel corso degli anni l’Avant-garde ha avuto sui secondi. Insomma, un bel “chiacchierare” a suon di capolavori assoluti.

La bella mostra mette dunque in evidenza quanto rilevante sia stato quel Movimento pionieristico nell’Arte a seguire, mostrando chiaramente come ancora oggi sono molti gli artisti che sentono forte l’affinità con specifici capolavori targati Avant-garde, alcuni di loro sono presenti nell’evento belga; i loro punti di riferimento con quel panorama ed il dialogo a distanza di molti anni con i loro lavori, ci forzano a guardare a questi capolavori dell’Arte Moderna in una luce diversa.

È netta, a mio avviso, in chi guarda, la sensazione che la forza ispiratrice dell’Avant-garde abbia ancora molta potenza da esprimere, influenzando ancora (e bene, direi), negli anni a venire.

Massimo Fusaro