Uomo fortunato, Jacques Henri Lartigue. Perché ha la sorte di nascere (il 13 giugno 1894 a Courbevoie, Parigi) in una famiglia ricca. Perché non è arruolato nella Grande Guerra. Perché sfugge alla Spagnola (l’epidemia influenzale del 1918 che sterminò decine di milioni di persone in tutto il mondo). Perché vive la Belle Époque circondato da belle donne (ne sposerà tre), gode di posti magnifici sulla Riviera francese, assapora i primi entusiasmanti anni delle automobili e dell’aviazione. Dipinge, scrive, fotografa. E muore a Nizza nel settembre 1986, all’età di 92 anni.

Sì, vien da pensare proprio che ebbe una vita invidiabile, quando usciamo con animo leggero dalla mostra che il Théâtre de la Photographie et de l’Image – Charles Nègre di Nizza gli dedica fino al 25 settembre. Negli occhi ancora le lievi, aeree, delicate, a volte un po’ buffe 200 immagini esposte, che non sono che una parte infinitesimale della sua produzione, comprendente 100 mila clichés, 7.000 pagine di diari, 1.500 quadri. Perché Lartigue in realtà si considerava un pittore, e fotografava per se stesso, spinto dalla necessità di trattenere con sé quanto più poteva l’istante effimero, la fugacità della felicità e la fragilità della vita. È solo a 69 anni che Lartigue espone per la prima volta al MoMA di New York i suoi scatti. Quell’anno, il 1963, la rivista Life, nel numero dedicato alla morte del presidente John Fitgerald Kennedy che farà il giro del mondo, gli pubblica un portfolio, consacrandolo come uno dei maggiori fotografi del XX secolo. Nel 1975, la prima retrospettiva del suo lavoro tenuto al Museo delle Arti Decorative di Parigi. Un anno prima, Lartigue aveva fatto la foto ufficiale del presidente Valéry Giscard d’Estaing.

«Ho due paia di occhi», disse Lartigue, «uno per dipingere e uno per scattare fotografie». Ma sono queste ultime a lasciare il segno. Inizia a fotografare da bambino, è affascinato dalla velocità, la gioia di vivere e dalle donne. In esposizione ci sono infatti tante automobili come nella sua (forse la più celebre) immagine del “Gran Premio dell’Automobile Club di Francia” del 1912, in cui la ruota dell’auto da corsa pare ellittica e deformata dalla velocità. Le sequenze dei primi tentativi di volo con apparecchi in cartone, quasi sempre terminati con l’aeroplano accartocciato a terra dopo pochi minuti. Gli scatti a parenti e amici sorridenti che saltellano, volteggiano, vanno in barca a vela, giocano a tennis o sciano. Persone lievi, che si stanno godendo la vita. Quella vera, con tutte le sue miserie, è altrove.

E poi le donne, che ritrae durante gite amene, al volante, in pose da riviste patinate. Con Madeleine ‘Bibi’ Messager, Lartigue condivide un matrimonio glamour dal 1919 fino al 1930. Segue Marcelle ‘Coco’ Paolucci, ma l’amore della sua vita è Florette Orméa, più giovane di lui di ventisette anni, che incontra a Montecarlo nel 1942. La madre della ragazza è di Piozzo, in provincia di Cuneo, e qui il fotografo si concede alcune scappate, rubate ai soggiorni in Costa Azzurra, dove la ritrae con occhio innamorato. Nel 1979 Lartigue donerà alla Nazione francese il suo intero archivio fotografico, che verrà gestito sotto la supervisione del Ministero della Cultura dall’Association des Amis de Jacques Henri Lartigue.

Jacques Henri Lartigue, Un monde flottant, fino al 25 settembre. Théâtre de la Photographie et de l’Image – Charles Nègre, 27, boulevard Dubouchage – Nice.

Altre info su www.tpi-nice.org

Monica Bruna