In verità non sono mai stata un’appassionata di ceramica, pur apprezzando e riconoscendo la grande abilità tecnica e la fantasia di chi crea vasi, piatti e affini. Finché la mia convinzione non è stata stravolta dopo la visita alla XXIV Biennale Internazionale a Vallauris (fino al 31 ottobre 2016), piccolo centro nell’entroterra della Costa Azzurra dove dal 1948 al 1955 visse Picasso, sfornando una incredibile quantità di opere in ceramica. Ma questa è un’altra storia.

La Biennale, dicevo. Il fulcro si trova al Museo della ceramica Magnelli, dove espongono gli artisti premiati: Marc Alberghina, Francia; Brendan L.S. Tang, Irlanda; Patrick Loughran, Francia; Helene Kirchmair, Austria. Accanto alle loro opere, altre creazioni artistiche sorprendenti: a volte è difficile capire se l’oggetto che abbiamo di fronte sia effettivamente fatto di ceramica. Si direbbero piuttosto plasmati in plastica, gomma, vetro. O addirittura si trasformano in forme vellutate (Simone van Bakel). Cosicché vien voglia di toccare per rendersi conto di che si tratta, come nel caso dei delicati cucchiaini di latte gocciolante di Zoe Preece. L’italiana Silvia Calcagno invece combina performance, fotografia, installazione sonora e ambientale per arrivare a opere di potente impatto emotivo. Da notare che donne sono la maggior parte dei 28 artisti selezionati. Una personale è dedicata al coreano Kim Joon con le sue porcellane rivisitate attraverso la tradizione orientale contaminata dal design europeo.

Una vera scoperta è tutto quello che si trova nella sala dedicata alla Corea del Nord. Dove spicca la grande installazione di 230 inquietanti ratti bianchi con gli occhi d’oro su una pila di pallet creata da Maeng-Wook Jae. Che non deve distrarre dalle Barbie in carne di Kim Minjoo, la progressione delle delicate figure minutamente dipinte di Shin Dong Won, o i maialini di Lee Heung Yeoung. Oltre alle altre opere veramente curiose e create con una maniacale ricerca dei dettagli tutta orientale.

Se poi si vuole vivere un’esperienza coinvolgente nel vero senso della parola, dobbiamo entrare nel vecchio negozio del coiffeur Arias dove andava Picasso, nel cuore di Vallauris. Qui ci imbattiamo in “Refugium”, “opera” in cui la svedese Christin Johansson combina video e performance. All’entrata siamo invitati a visitare l’intero appartamento, rimasto così com’era negli anni Cinquanta. Le stanze sono state rivisitate dall’artista che ha recuperato vecchi oggetti e arredi, combinandoli con proprie creazioni in ceramica e allestimenti quasi cinematografici, a ricreare un ambiente pieno di simboli: sembra di stare dentro a un sogno un po’ torbido. Un video riprende l’originale performance che la Johansson ha girato nel vecchio negozio con il performer Peter Scherrebeck Hansen.

Altre sezioni della Biennale dislocate a Vallauris sono dedicate alle ceramiche di designer olandesi, dove spiccano la linearità e il trattamento del colore che si uniscono allo humour (“Made in Netherlands”). Gli artisti che espongono in “Object?…Objections!” stravolgono invece completamente il concetto di oggetto ceramico come qualcosa di utile, per trasformarlo in cose perfettamente inutili, ma belle da vedere.

Infine il duo Bertozzi & Casoni che collaborano insieme fin dal loro incontro presso l’Istituto Nazionale di Arte della Ceramica di Faenza. Assemblano figure iperrealiste in ceramica con rifiuti industriali per arrivare a delle “vanitas” contempranee.

La biennale è visitabile fino al 31 ottobre.

Per tutte le info http://www.vallauris-golfe-juan.fr

Monica Bruna