Una raccolta preziosa, suggestiva e squisita di vetro d’arte contemporaneo in esposizione nello spazio nuovo, ben illuminato e curatissimo del Museo del Vetro Antico di Zara (Croazia)M.A.S. : Muzej Antičkog Stakla che vanta già una vastissima raccolta di vetro romano di estrema varietà e bellezza. La sezione del museo di recente costruzione annessa al museo cittadino dà proprio sul canale che attraversa la città e lo sovrasta dalle mura storiche veneziane che sono ancora imponenti e ben conservate. La raccolta di vetro artistico contemporaneo, partita direttamente da Milano con opere di artisti e designer del vetro dal 1960 a oggi appartenenti alla collezione Bellini-Pezzoli, rimarrà in esposizione dal 4 dicembre 2016 all’8 febbraio 2017 nella bella città croata. I curatori della mostra, la dr.ssa Rosa Chiesa, studiosa di storia del design e docente universitaria con lo stesso collezionista, Sandro Pezzoli, hanno redatto il testo fondamentale del catalogo, pubblicato dallo stesso museo in croato e in inglese, con illuminanti osservazioni sul ruolo occupato dal vetro nell’arte del 900 e contemporanea. Nulla meglio di questo può illustrare il carattere specifico dell’esposizione ed eccone la traduzione italiana: «Il vetro non ha confini, materiale utilizzato fin dai tempi più antichi, è presente nel mondo in una enorme varietà di forme e testimonia della pratica artistica e di design dell’uomo fin dai tempi archeologici. Il senso della mostra dal titolo Zara incontra Milano – collezioni Bellini-Pezzoli: artisti e designer del vetro dal 1960 a oggi riflette esattamente la volontà di superare i confini, attraverso l’incontro, non solo virtuale ma fisico, tra culture diverse unite dalla tradizione vetraria. La materia vetrosa infatti, nella sua malleabilità e nella sua cangianza, nella sua trasparenza e nella sua capacità di moltiplicare riflessi, rappresenta il medium perfetto per aprire simbolicamente un fertile dialogo tra due mondi differenti. L’assortimento delle opere in mostra è frutto di una attenta selezione operata dai curatori, con l’intento di “isolare” e valorizzare solo artisti rappresentativi dell’arte vetraria italiana nel periodo tra gli anni Sessanta ed oggi. La varietà delle opere in mostra testimonia, al di là degli aspetti meramente estetico-formali, anche una varietà tecnica, cioè la ricchezza dei modi di plasmare il vetro, dall’uso della tecnica a cera persa come nel caso dell’acuta artista Silvia Levenson, al più tradizionale soffiato utilizzato da celebri artisti come Toni Zuccheri, Lino Tagliapietra, Silvano Rubino e Michele Burato, dalla vetro-fusione preferita da Violetta Uboldi, Vittoria Parrinello e Sally Viganò, all’uso del vetro industriale utilizzato da Joan Crous e Camillo Triulzi con risultati altamente poetici. Oltre ad artisti, noti a livello internazionale e la cui opera è esclusivamente incentrata sul vetro, sono presenti in mostra anche artisti di provenienze disparate e specificità distinte, come Arnaldo Pomodoro, Laura Panno e Lucio Perna, che si sono accostati al vetro in modo saltuario raggiungendo esiti estremamente interessanti proprio grazie alla loro naturale distanza dalle regole e consuetudini che questo materiale impone. Ad accrescere la poliedricità della collezione Bellini-Pezzoli, nata e cresciuta in ambito milanese, sono presenti un discreto numero di artisti giovani (sopracitati) di formazione meneghina, provenienti dall’Accademia di Brera. Se la diversità e la molteplicità come sinonimi di ricchezza, hanno informato le scelte curatoriali della mostra, al contempo è proprio nel superamento della diversità che risiede il senso ultimo della mostra che tesse un filo tra due città, Zara e Milano, di differente quanto importante tradizione vetraria.

zadar-susrece-milano-pPer contestualizzare l’evento possiamo seguire le stesse parole dei curatori: «La vastissima raccolta di vetri d’arte contemporanea Bellini-Pezzoli, iniziata nei primi anni Settanta del secolo scorso a Milano e incrementata ed arricchita da Sandro Pezzoli fino ad oggi – anche dopo la scomparsa di Aldo Bellini avvenuta nel 2006 – raduna opere di artisti italiani e internazionali, coprendo nella sua interezza opere vetrarie databili a partire dagli anni Venti, Trenta e Quaranta del ’900. La collezione, nata senza un intento programmatico è piuttosto espressione della passione per la ricerca e per il materiale vetroso sbocciata per caso, come un innamoramento, e cresciuta fino a trasformare i due proprietari in esperti collezionisti. Si tratta infatti di una collezione unica e multiforme che, inizialmente frutto del gusto innato e dell’intuito dei collezionisti, ha acquisito nel tempo un preponderante carattere selettivo verso il vetro d’arte contemporaneo. La straordinaria esperienza e competenza raggiunte nel raccogliere e collezionare opere d’arte sono state messe al servizio del pubblico con l’apertura, nel 1997 a Milano, di una prestigiosa e rara galleria, specializzata nel vetro contemporaneo che vantava la rappresentanza dei più grandi artisti italiani, americani ed australiani: La Scaletta di Vetro. La sua gestione si basava fondamentalmente sulla conoscenza e sulla frequentazione personale degli artisti, premessa distintiva anche alla modalità di costruzione della Collezione Bellini-Pezzoli; l’esigenza di fondare primariamente un rapporto di conoscenza approfondita con l’artista – che poteva trasformarsi in stima e amicizia – precedeva inevitabilmente la passione e la pratica della collezione delle opere. Un secondo tratto distintivo della selezione e raccolta di opere è stato la convinzione di impostare la collezione sul principio della scoperta e non basandola sull’acquisto di opere già quotate e note. La pratica di cool hunting, ha spinto i due collezionisti a viaggiare, selezionare e acquistare pezzi realizzati da allora studenti universitari, oggi per lo più affermati nomi del panorama internazionale. Si deve infatti ai due collezionisti, per esempio, il merito di aver introdotto il lavoro degli artisti australiani in Italia, fino ad allora sconosciuti. L’incontro con Lino Tagliapietra, la cui fama, dalla fine degli anni ’70 si è estesa dall’ambiente muranese ad ambiti sempre più internazionali è stato cruciale nel favorire i rapporti con molti altri artisti americani ed australiani: quelli di Pilchuck, ad esempio, città vicina a Seattle e sede di un’importante scuola del vetro dove Tagliapietra si recava ad insegnare, la giovane coppia australiana di maestri del vetro – Katy Elliot e Benjamin Edols – e molti altri afferenti alle scuole di Canberra e di Adelaide, la più importante officina del vetro in Australia da cui provengono celebri nomi del vetro contemporaneo come Sunny Wang, Andrew Baldwin, Jessica Loughlin, Catherine Aldrete Morris, Klaus Moje (fondatore della scuola) e Richard Whiteley attuale direttore della scuola di Canberra.

Dinosauro di Lino Tagliapietra.

Dinosauro di Lino Tagliapietra.

Detergens di Maria Grazia Rosin.

Detergens di Maria Grazia Rosin.

Coppe laguna di Enrico Coveri.

Coppe laguna di Enrico Coveri.

La sensibilità per il vetro italiano contemporaneo non si era ancora affermata negli anni ’80 allorché solo qualche galleria di Venezia si occupava di vetro del ’900, arrivando al massimo ad indagare la produzione fino agli anni ’50 o ’60, ma nessuna ve n’era che presentasse vetro contemporaneo d’artista. Solo tra il 1996 e il1998 si tennero a Venezia due fondamentali manifestazioni – Venezia Aperto Vetro – alle quali furono invitati, per la prima volta, artisti americani ed australiani. L’esiguità delle presenze museali di vetro contemporaneo in Italia ha dato ai promotori della collezione Bellini-Pezzoli un ulteriore incentivo alla ricerca e alla conoscenza di artisti che, sebbene di origine straniera, si erano formati a Murano avendo ritenuto indispensabile, per la loro esperienza artistica, frequentare l’ambiente italiano, muranese. Altra presenza eccezionale nella collezione è quella di Dale Chihuly, artista di Seattle, noto per aver conferito un carattere rivoluzionario e innovativo al modo di fare vetro: da sempre considerato soprattutto come materiale per oggetto d’uso, il vetro, attraverso il suo talento ha assunto forme enormi, dilatate, libere da ogni impiego. Per venire all’Italia, e a Murano, le frequentazioni e i rapporti di amicizia si sono estesi ad altri rilevanti nomi oltre a Tagliapietra: il raffinato artista veneziano Silvano Rubino, Yoichi Ohira, acclamato artista giapponese che vive e lavora da più di trent’anni nell’isola veneta e Michele Burato con i suoi vividi cromatismi. Opere dei suddetti artisti, come di molti altri attivi a Murano, rappresentano il panorama italiano all’interno della collezione Bellini-Pezzoli che spazia nel panorama artistico internazionale. Panorama nel quale si distinguono, per sensibilità e preparazione sul vetro contemporaneo paesi come la Germania, l’Olanda, l’Austria, Svezia e Finlandia, l’America e l’Australia, con movimenti come quello dello Studio Glass, rappresentato in Italia da artisti come Lino Tagliapietra, Luciano Vistosi, Silvano Rubino, Silvia Levenson, Miriam Di Fiore e molti altri.

La collezione rappresenta però anche uno spaccato del design italiano dello stesso periodo, annoverando artisti/progettisti come Roberto Sambonet, Gianfranco Frattini, Massimo Rioda, Mario Bellini, Renato Toso, Carlo Nason, Luca Scacchetti, Ettore Sottsass e Marco Zanini, e con una significativa presenza di nomi noti del mondo del fashion, da Ottavio Missoni a Gianni Versace, da Enrico Coveri a Mila Schön, a Ken Scott che, negli anni Novanta inauguravano, differenziando la produzione, il comparto Home, allargando la progettazione allo studio di ceramiche, tessuti e oggetti in vetro. Collezionare istintivamente significa anche lasciarsi colpire dalla forza di artisti che sporadicamente si sono accostati al mondo del vetro senza rispettarne necessariamente le regole tradizionali. È il caso di artisti a tutto tondo come Arnaldo Pomodoro (che ingabbia il vetro in sfere metalliche), delle astrazioni oniriche di Laura Panno e delle forme sensuali di Andrea Cascella, dell’immaginifico Enrico Baj e dell’amico Ugo Nespolo, o delle semplificazioni ludiche di Emilio Tadini, tutti artisti presi in prestito temporaneamente dalla vetraria, che hanno saputo apprezzare la materia vetrosa come medium espressivo. Infine la collezione si è arricchita negli ultimi anni di opere di giovani promesse, nell’intento di perseguire la valorizzazione e l’avvicinamento dei giovani artisti a un settore spesso negletto. Iniziative come borse di studio e concorsi artistici hanno svelato proposte interessanti come le opere leggere e in sospensione di Vittoria Parinello, le opere materiche di Camillo Triulzi, le ossessioni e le fragilità della mente espresse da Sally Viganò e le tracce urbane di Violetta Uboldi, il cui lavoro è oggi inserito nella collezione. Frutto di una modalità di raccolta inedita, mossa da pulsioni istintuali e affrancata dal mero interesse economico per i pezzi e gli artisti selezionati, la collezione Bellini-Pezzoli, offre, proprio per questo motivo, un originale punto di vista e un’importante occasione per fare innamorare il pubblico del vetro contemporaneo italiano, promuovendo l’interesse nei giovani per un materiale, il vetro, tra i più belli e affascinanti con cui un artista possa esprimersi».

Testa, prototipo di Fulvio Bianconi 2

Testa, prototipo di Fulvio Bianconi.

I due testimonial della mostra - da sx -Senza titolo- di Lino Tagliapietra e -Sidereo- di Ercole Barovier 2

Senza titolo di Lino Tagliapietra e Sidereo di Ercole Barovier.

Allevare le nuvole di Vittoria Parrinello.

Allevare le nuvole di Vittoria Parrinello.

Per venire alle spettanze della manifestazione, la sera del 4 dicembre hanno presenziato alla apertura ufficiale della mostra il coordinatore locale dell’evento, Dr. Šime Perovič, studioso di vetro antico, il Direttore del Museo Muzej Antičkog Stakla, dr. Ivo Fadič, insieme alle autorità Nika Cohen, portavoce del Museo, e l’assessore alla cultura del Comune di Zara, Radovan Dunatov; Sandro Pezzoli ha proluso amabilmente sulle ragioni e il taglio dell’esposizione che prende spunto diretto dalla recente mostra Attravetro (2015) al Castello Visconteo di Pavia e l’artista internazionale Silvia Levenson, che ha ricevuto i prestigiosi premi Glass in Venice, è stata intervistata dall’emittente locale. La notevole documentazione fotografica può testimoniare la bellezza dell’illuminazione, l’efficienza delle strutture approntate per esporre le opere d’arte e la piacevolezza di uno spazio espositivo nuovo, allestito con le risorse più moderne e tecnologiche da parte di un Museo, il Muzej Antičkog Stakla, che ha dispiegato notevole impegno per accogliere il vetro italiano. Anche il folto pubblico intervenuto tra cui la rappresentanza italiana locale nella persona della Sig.ra Rina Villani, ha risposto all’evento con curiosità ed interesse facendo trasparire quanto l’amore e la passione per l’arte italiana del vetro sia viva su questa sponda dell’Adriatico.

Andrea Zepponi