Su grande richiesta del pubblico, torna a Milano, al Teatro Dal Verme, a due passi dal Castello Sforzesco, per la speciale serata di Capodanno, Caveman. L’uomo delle caverne, e per entrare pienamente a ritmo di musica nel nuovo anno il pubblico sarà accolto dalla Cave Band, un complesso formato da Davide Magnabosco alla tastiera, Angelo di Terlizzi al basso, Max Zaccaro alla chitarra, Americo Costantini alla batteria e Marco Brioschi ai fiati. Diversi ospiti tra attori e comici del Derby Cabaret si alterneranno sul palco fino alle 22,30. Alle 22,30 inizierà Caveman con Maurizio Colombi che accompagnerà il pubblico fino alla mezzanotte con conto alla rovescia e brindisi finale. Per chi è nottambulo, può aggregarsi alla festa da via Dante a Piazza Duomo. Per The Martian, abbiamo chiacchierato con Maurizio Colombi che ha già portato lo spettacolo in giro quasi per tutt’Italia e che vuole appropinquarsi in quelle nuove come Bologna e Genova. Uno spettacolo che dopo tanti anni gli riserva ancora tante soddisfazioni.

maurizio colombi

Maurizio Colombi in scena durante lo spettacolo Caveman.

Caveman è uno spettacolo sulla coppia che riesce a guardarsi con gli occhi degli altri. Cosa vede?

Scopre delle cose che è difficile conoscere dall’interno. Le donne scoprono immediatamente delle risposte, gli uomini invece ci mettono un po’ e sono i miei preferiti come pubblico. In Caveman la scoperta di alcune dinamiche all’interno della coppia escono in maniera divertente, comica e c’è una differenza sostanziale su come reagiscano gli uomini e su come reagiscano le donne all’ironia. Il divertimento è esagerato, si ride subito dall’inizio alla fine, fino alle lacrime e mentre ridono, si rendono conto della realtà, scoprono alcune cose. Ci sono delle coppie che ormai mi scrivono da un po’ di anni come se io fossi un terapeuta di coppia e devo spiegare che sono solo un attore. Ho delle coppie che mi seguono da molti anni, tanto che a Milano, lo facciamo tra i corsi prematrimoniali. Un centinaio di coppie che vengono a chiedermi l’autografo, mi esternano i loro problemi ed io dico che non posso esprimermi da un punto di vista professionale. È uno spettacolo che non finisce mai, si è evoluto nel tempo. Ci sono coppie che l’hanno visto tantissime volte; altre che vengono con il fidanzato vecchio, poi con quello nuovo, poi con il marito, soprattutto al nord. Dicono che il rapporto di coppia sia uguale dappertutto, invece trovo una grandissima differenza a seconda del posto dove lo faccio. Lo spettacolo è stato fatto da Lugano a Catania. L’unico posto dove non sono stato è la Calabria.

Ogni spettatore si riconosce, si confronta, si diverte. In quale di questi aspetti si riconosce maggiormente?

C’è un’identificazione massiccia, forte. È chiaro che è tutto paradossale nel momento in cui si ritrovano nelle abitudini dell’uomo e viceversa. Si ritrovano nell’insieme delle cose, nel finale dello spettacolo che è molto bello, alla fine c’è un messaggio pro coppia. Parlo della famiglia, del mondo gay, degli ultimi uomini rimasti che sono out perché ormai il mondo è in mano alle donne ed ai gay e l’uomo è rimasto un po’ accerchiato, non ha un’identità ed ha difficoltà ad affrontare i problemi.

Cosa ti raccontano le donne che vengono a trovarti in camerino?

Di tutto di più, a volte rimango esterrefatto. Una coppia che aveva un’edicola è venuta a chiedermi come superare la difficoltà di stare insieme tutto il giorno. Mi hanno detto che avevano deciso di lasciarsi per un mese ma era impossibile visto che dividevano lo stesso ambiente di lavoro. Subito dopo hanno incominciato ad abbracciarsi, a baciarsi e a piangere. Mi sentivo un cretino senza competenze per risolvere i loro problemi.

Quale saranno le prossime tappe?

Roma è una piazza difficile, non sono famoso, non sono un personaggio televisivo e quindi fatico a piazzare gli spettacoli. Caveman è una gallina dalle uova d’oro, ha avuto grande successo, grazie al passaparola. Ad esempio, al Teatro Puccini di Firenze, la prima volta son venute 40 persone, la seconda 150, la terza e quelle successive ho sempre fatto sold out. Su Torino e Firenze, ho investito. Ci ho messo due o tre anni. Milano è sempre sold out, così adesso rilancio una città alla volta. Vorrei iniziare a fare Genova e Bologna.

Sei anche regista di Peter Pan e Rapunzel e tanti altri spettacoli. Qual è quello che ti ha dato maggiori soddisfazioni?

Sicuramente Peter Pan è quello con cui ho vinto più premi, Il Premio Gassman, due Biglietti d’Oro, il Riccio d’Argento. Penso che Rapunzel sia stato confezionato molto bene. Devo dire che è una macchina da guerra.

Visto che farai lo spettacolo il 31 dicembre, vuoi fare un augurio ai nostri lettori?

Se siete una coppia e siete felici, se non lo siete ed avete dei problemi, dovete venire il 31 a vedere Caveman perché sarà di buon auspicio. Chi ride ed è felice a Capodanno lo sarà tutto l’anno.

Elisabetta Ruffolo