La spiegazione di Luttwak smonta la propaganda: è Italia che non rispetta gli impegni presi sottoscrivendo quel trattato.

Confesso e faccio ammenda: mi sta simpatico l’Edward Luttwak visto e soprattutto sentito da vicino, senza la mediazione della tv che fa meglio filtrare, esaltandoli, gli aspetti poi oggetto di satira tipo Crozza (in quest’ultimo caso, comunque intelligente).

Non ne condivido tutte le analisi delle problematiche odierne e le relative proposte d’intervento; in particolare non seguo sino in fondo l’ultraliberismo che lo contraddistingue. Ma non si possono non ammirare una mente libera e lucida e una cultura così enciclopedica.

Il giorno del quindicesimo anniversario dell’attacco alle torri gemelle Luttwak è stato ospite, al Marengo museum” di Spinetta, alle porte di Alessandria, del centro studi “Urbano Rattazzi” presieduto da Fabrizio Grossi. A moderare la conferenza è stato lo storico cuneese Aldo A. Mola. Essendo nel luogo ove «il signor Bonaparte divenne Napoleone», si è soffermato sugli insegnamenti della storia che i governanti non tengono presenti, come la circostanza che, nei millenni, attaccare la Russia ha comportato la disfatta di tutti gli aggressori giacché quel popolo, dal punto di vista della strategia, è imbattibile. Chiaro il riferimento critico all’attuale politica estera degli Stati Uniti, a proposito della quale Luttwack ha annunciato che, se vincesse il “suo” candidato alla presidenza, Donald Trump, gli Usa non manderebbero più soldati fuori dai confini («Prima di ottenere l’invio in missione di un solo militare gli altri Stati dovranno tribolare un bel po’ per convincere la Casa bianca», spiegandosi meglio con un evidente rimando alla vicenda di Canossa…), anzi li faranno rientrare quasi tutti e chiuderanno qualche ambasciata. In sintesi, chi aborre l’imperialismo degli “yankee” ora sa per chi deve tifare.

Le parole più decise sono state dedicate all’immigrazione, uno dei punti su cui concordo. La componente largamente maggioritaria del flusso è islamica, non disponibile ad alcuna integrazione, e il paragone con l’effetto della caduta dell’impero romano e delle invasioni barbariche, i lunghi secoli caratterizzati dall’arretramento della civiltà europea, non è campato in aria. Inoltre “l’accogliamoli tutti”, frutto del peso del Vaticano sulla politica nazionale, porta il nostro Paese a violare sistematicamente gli impegni presi recependo il trattato di Schengen riguardo all’obbligo del respingimento dei clandestini. Peggio: ormai la Marina Militare preleva i migranti economici sulla costa libica, cosicché i trafficanti di uomini non mettono neppure il carburante nei motori dei gommoni. Gli altri Paesi europei, invece di cacciare l’Italia come avrebbero diritto di fare, hanno chiuso le frontiere per tutelarsi. Pertanto oggi, all’aeroporto di Francoforte, se arrivi da Roma ti chiedono i documenti; se giungi da Praga, no.

Cose che pochi sanno. Così come non si sa, e questa, su un altro fronte, quello dell’economia, è la mazzata finale, che in Germania per un atto di compravendita immobiliare si versano al notaio 9 (nove) euro. Quando mai ci rialzeremo?

Claudio Puppione