A questo link la prima parte dell’analisi di Fabio Riggi.

Caratteristiche della guerra urbana

Il verificarsi o meno di una battaglia in un centro urbano dipende da alcuni fattori il più importante dei quali è quello relativo al fatto se chi sta conducendo un’operazione difensiva decida o meno di includere questa struttura nel suo dispositivo. Effettivamente, pur dando, come già detto, un grande vantaggio a chi organizza una difesa, un centro abitato richiederà comunque un notevole dispendio di forze per potervi arrestare efficacemente l’avversario. Inoltre, se una città fosse facilmente aggirabile l’attaccante potrà agevolmente sopravanzarla e successivamente eliminarvi le forze che vi sono rimaste isolate: in questo modo essa diverrebbe una vera e propria trappola per le unità rimaste al suo interno. Un altro fattore estremamente importante è quello che le città maggiori rivestono nella maggior parte dei casi un grandissimo valore simbolico e psicologico e chi difende il proprio territorio potrebbe non essere disposto ad accettarne la distruzione che inevitabilmente si avrebbe qualora fosse teatro di combattimenti. In alcuni casi tali città potrebbero essere dichiarate “città aperte”, come avvenuto per Roma durante la seconda guerra mondiale.

Per contro nel caso delle Peace Support Operations, operare in corrispondenza di grandi aree urbane fa spesso parte integrante della missione e diventa cosi l’ambiente operativo nel quale si svolgono la maggior parte delle attività. Non a caso il concetto di “Three Block War” del generale statunitense Charles C. Krulak, sviluppato per questo tipo di impiego, fa letteralmente riferimento ad un contesto di tipo urbano.

Il combattimento negli abitati, a livello tattico, presenta caratteristiche peculiari che sono state riconosciute piuttosto precisamente sulla base delle esperienze condotte, tra le più importanti vi sono:

  • Campi di vista e di tiro limitati.
  • Protezione e copertura eccellenti per le unità poste in difesa, elemento che spesso ne impedisce la stima della loro reale entità e natura.
  • Ridotta possibilità di manovra, specie per le unità meccanizzate/corazzate, di contro esistono buone possibilità di effettuare infiltrazioni al fine di isolare gli elementi avversari.
  • Il combattimento avverrà spesso a distanza ravvicinata e questo renderà vulnerabili mezzi e veicoli.
  • La presenza della popolazione civile potrà essere estremamente limitante per le attività militari.
  • Difficoltà nel Comando e controllo e nelle comunicazioni.
  • Elevato consumo di rifornimenti, in particolar modo di munizioni.
  • Le azioni potranno svolgersi su tre livelli: quello di superficie, quello dei piani alti e tetti, e nel sottosuolo attraverso gallerie, bunker e condotte fognarie.

È abbastanza chiaro che si tratta di una situazione in cui protagonista sarà la fanteria, senza la quale risulterà impossibile poter operare in queste circostanze. Durante l’assedio di Sarajevo del 1992-95, in Bosnia, proprio la scarsità di unità di fanteria ben addestrate fu uno dei fattori che impedirono alle forze Serbe di impossessarsi della città. Tuttavia, anche in questo caso, la legge del “combattimento ad armi combinate” agisce con la consueta severità. La cooperazione tra le varie armi risulterà infatti essenziale; le unità del genio sono in grado di realizzare efficaci ostacoli alla mobilità dell’avversario mediante le demolizioni degli edifici e nello stesso tempo sono indispensabili proprio per sgombrare le strade dalle macerie al fine di ripristinare la mobilità delle proprie forze. Nuclei di genieri saranno inoltre indispensabili per il trappolamento, o al contrario, la bonifica, degli edifici. Se il supporto di fuoco di artiglieria potrebbe risultare difficoltoso sotto diversi aspetti (campi di vista ridotti, presenza di numerose aree non battute, elevato rischio di danni collaterali) quello condotto dai mortai potrebbe invece risultare efficace vista la loro capacità di superare gli ostacoli mediante la tipica traiettoria curva. Occorre comunque tenere presente che l’intenso utilizzo di munizionamento scoppiante può in alcuni casi risultare controproducente per l’attaccante nel momento in cui le macerie prodotte vanno ad ostruire vie e punti di accesso, creando anche ulteriori appigli tattici per i difensori. È ciò che accadde nel 1944 a Cassino dove le violente azioni di fuoco dell’artiglieria alleata alla fine ostacolarono più che agevolare l’avanzata delle proprie truppe. A questo riguardo, per molto tempo si è pensato che le unità carri fossero virtualmente impossibilitate a far sentire il loro peso in questa forma di lotta. Ma le esperienze più recenti, condotte in special modo dall’esercito israeliano, hanno dimostrato che la stretta cooperazione tra fanteria e carri potrebbe essere la chiave del successo in una battaglia urbana. È chiaro che lo strettissimo coordinamento tra fucilieri appiedati e mezzi corazzati è essenziale per compensare la intrinseca vulnerabilità di cui questi veicoli soffrono in una zona edificata: se questo elemento viene a mancare si corre il rischio di soffrire perdite pesantissime come avvenuto ai reparti corazzati russi a Grozny.

Vista la natura delle azioni che si svolgono in queste circostanze, combattere “casa per casa” significherà dover impiegare unità suddivise in nuclei di limitata entità che dovranno agire in modo autonomo, con una spiccata iniziativa e aggressività ed essere in grado di sopportare un elevatissimo dispendio di energie psicofisiche. È da rimarcare il fatto che in aree densamente edificate, con un abbondanza di posizioni che danno protezione e copertura, l’azione di tiratori scelti e sniper risulta essere estremamente efficace: anche solo un nucleo di essi può letteralmente inchiodare per lungo tempo intere formazioni. I drammatici episodi della “guerra dei cecchini”, durante il già menzionato assedio di Sarajevo sono indicativi in questo senso. La facilità con la quale possono essere utilizzati itinerari di infiltrazione rende possibile anche l’impiego di forze speciali, qualora l’importanza ed il livello della missione assegnata ne renda pagante l’utilizzo.

Volendo descrivere, seppur molto sinteticamente, i procedimenti tecnico-tattici che tendenzialmente vengono utilizzati nelle operazioni in aree urbanizzate si può iniziare suddividendoli, come di consueto, in quelli relative al combattimento difensivo e quelli inerenti ad azioni offensive. In linea di massima la difesa di un centro urbano dovrebbe prevedere, prima che esso venga investito dall’avversario, una serie di avamposti posti all’esterno del perimetro e nei sobborghi, aventi la funzione di identificare le principali direttrici di attacco del nemico. L’azione svolta all’esterno dell’abitato dovrà anche cercare di impedirne l’accerchiamento e l’isolamento e potrà avvalersi delle possibilità di realizzare posti di osservazione in corrispondenza degli edifici più alti delle aree esterne. Successivamente, si svilupperanno quelle azioni volte alla difesa dei settori più importanti della città, a questo scopo la conformazione dei fabbricati viene sfruttata realizzando degli Strong Point, difesi a 360°, in grado di fornire copertura reciproca e resi in grado di resistere anche se temporaneamente tagliati fuori. Le unità verranno schierate a protezione delle strade più importanti e delle principali vie di comunicazione e si dovranno attuare tutte quelle disposizioni atte ad impedire l’infiltrazione di elementi avversari lungo itinerari secondari e coperti. La presenza di un corso d’acqua potrà essere sfruttata in modo ottimale potendo esso rappresentare un ostacolo formidabile, ma nello stesso tempo bisogna impedirne l’utilizzo quale via d’acqua anche in questo caso per l’infiltrazione. Porti ed aeroporti, intesi come vere e proprie vie d’accesso, devono essere considerati punti di importanza cruciale.

L’attacco ad un complesso urbano si sviluppa generalmente in tre fasi: l’isolamento/accerchiamento dell’area, la penetrazione all’interno al fine di frazionare e separare le forze poste a difesa ed infine la loro eliminazione con azioni sistematiche di annientamento/rastrellamento. I più classici dettami della “guerra d’assedio” si riscontrano ancora oggi proprio nel momento in cui si parte dal presupposto che il modo migliore di conquistare una città è quello di isolarla, impedendone l’alimentazione tattica e logistica e poi attaccarla da più direzioni in maniera concentrica. Nell’inverno 1942-43 la manovra di accerchiamento di Stalingrado condotta dall’Armata Rossa fu quella che segnò la sorte della 6^ Armata tedesca e determinò l’esito della grande battaglia. L’unico modo in cui si può sperare di conquistare in modo rapido e con poche perdite un area urbana è quello di realizzare una sorpresa tattica pressoché totale e manovrare in modo estremamente rapido in modo da conquistare gli obiettivi “di slancio”. Nel 2003, nell’ambito dell’operazione “Iraqi Freedom”, le forze terrestri statunitensi operarono in questo modo nei confronti dell’area di Baghdad. Ma quando ciò non è possibile, l’operazione deve essere pianificata con estrema cura e condotta con carattere di grande sistematicità. Certamente, sia in operazioni difensive che offensive, occorre essere consapevoli del fatto che in questo ambiente è necessario impiegare forze considerevoli, tanto che anche ai livelli organici più bassi la maggior parte delle unità occuperà posizioni avanzate, con poche possibilità di mantenere riserve di consistente entità.

Da ultimo, nel corso di missioni di stabilizzazione e ricostruzione, che come abbiamo visto sempre più spesso si svolgono in ambienti urbani, qualora esse siano caratterizzate dalla presenza di minacce di tipo terroristico e asimmetrico, bisogna sottolineare come risulti estremamente pericoloso realizzare grandi installazioni all’interno di settori edificati: gli attacchi contro le truppe francesi e statunitensi a Beirut nel 1983 e l’attentato contro la base dei Carabinieri italiani a Nassiriya nel 2003 lo dimostrano in modo evidente.

Soluzioni tecnologiche

Le peculiarità delle operazioni condotte in questo contesto hanno da tempo spinto la ricerca di soluzioni tecnologiche, adattando mezzi e sistemi d’arma a questa forma di lotta.

Alcune categorie di armi individuali risultano essere particolarmente idonee agli scontri ravvicinati all’interno di ambienti chiusi, ed è questo il caso dei fucili tipo “riot gun” a canna liscia.

Nel campo delle armi controcarro, visti i campi di vista ridotti che possono essere utilizzati, è evidente che i sistemi ATGM a media e lunga portata possono avere scarse possibilità di essere usati proficuamente. Ciò ha portato un certo proliferare dei lanciarazzi c/c a corta portata, particolarmente letali nel momento in cui possono essere usati dai piani alti di un fabbricato e colpire pertanto la parte superiore e meno protetta di un mezzo. Ma per evitare di dover rinunciare ad ogni modo ad un sistema di guida vi sono esempi di sistemi missilistici a corto raggio progettati con un riguardo particolare al loro uso dall’interno di edifici: è il caso del francese Eryx caratterizzato da una guida SACLOS vis filo e con una gittata dai 50 ai 600 m. Si cerca anche di adattare i veicoli corazzati alle operazioni in ambiente urbano mediante la realizzazione di appositi kit di modifica: il sistema TUSK (Tank Urban Survival Kit) per l’ MBT M1A2, prevede corazzature reattive sui lati del carro, una protezione spaziata per la parte posteriore, torretta remotizzata cal 12,7 per il capocarro e un telefono sistemato all’esterno del veicolo per le comunicazioni con la fanteria che si trova in prossimità del mezzo. Analoghe soluzioni sono proposte per il Leopard 2 che comprende anche una lama apripista per la rimozione di macerie e ostruzioni.

Le uniformi mimetiche e le livree dei veicoli sono già da tempo in alcuni casi specificamente studiate per essere adottate da personale e mezzi destinati ad operare all’interno delle città: il caso più emblematico è quello, durante la guerra fredda, del particolare schema adottato per la verniciatura dei carri “Chieftain” e degli altri mezzi corazzati della brigata britannica di stanza a Berlino Ovest.

Fabio Riggi

Nella sezione storia tutti gli articoli dell’esperto su guerra, armamenti e tecnologia del combattimento.