I RANGER E I MILITARI D’ITALIA IN LUTTO PER ANTONIO ATTIANESE

Il decesso è avvenuto oggi alle 15,30 dopo lunghi anni di sofferenze per la malattia, senza aver ricevuto le dovute risposte dallo Stato.

Antonio Attianese non ce l’ha fatta.
Dopo anni di lunghi tormenti e le ultime settimane di sofferenza sovrumana il decesso è avvenuto oggi alle 15,30 nella casa di Sant’ Egidio del Monte Albino.
Ne danno notizia la moglie Maria, sua instancabile compagna che ha affiancato Antonio nella lunga battaglia medica e giudiziaria, rimasta ancora purtroppo non conclusa, la famiglia tutta e le associazioni Assoranger e Assomilitari, fondate da numerosi militari e di cui Antonio era presidente che negli ultimi mesi hanno tenuto alta l’attenzione sul caso del soldato afflitto da un violentissimo tumore causato dalla presenza di metalli pesanti nel sangue.
I funerali si svolgeranno domani, domenica 25 giugno 2017, presso la chiesa Sant’ Antonio Ortoloreto in Sant’ Egidio del Monte Albino (Napoli).

Nonostante la battaglia condotta nelle sedi legali coinvolgendo la pubblica opinione per chiedere i legittimi riconoscimenti e le indennità dallo Stato, Antonio non ha ancora ricevuto le risposte dovute. Antonio al momento del decesso è ancora abbandonato dallo Stato e dalle Istituzione, dalle quali ha ricevuto dodici anni di inspiegabili omissioni e assordanti silenzi.
L’ ultima risposta del Centro Militare Ospedaliero di recente pervenuta ad Antonio Attianese, nega ancora una volta quanto spettante di diritto, concedendo l’ennesimo “contentino”, senza il riconoscimento della patologia (e relative aggravanti) al 100%.

I colleghi annunciano che “il caso Attianese” non si chiude con il decesso del collega, ma che la battaglia, che è anzitutto di civiltà e umanità, continuerà nutrita dalla partecipazione dei moltissimi militari che, in tutta Italia, hanno risposto all’appello e aderito alle associazioni Assoranger e Assomilitari.

RIFERIMENTI SUL CASO ATTIANESE

È una storia di coraggio quella di Antonio, ma anche una scelta dettata dal grande senso di dedizione al valore civile che lo ha contraddistinto in più operazioni: Antonio Attianese aveva scelto la via dell’Esercito in maniera integrale, diventando uno degli operatori Ranger del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti, fiore all’occhiello della Forza Armata.

Le prime avvisaglie della malattia si verificarono già nel 2004, in seguito a due missioni all’estero; in seguito a decine di controlli, i medici hanno individuato la causa della persistente ricomparsa di metastasi nell’altissima concentrazione di tungsteno presente nel sangue, dovuta all’utilizzo prolungato di munizionamento; le metastasi si sono propagate nel corpo, attaccando con facilità anche i tessuti sani e rendendogli insostenibile dapprima il servizio nelle forze speciali e, poco dopo, ogni attività fisica.
Nonostante l’evidenza, nessuna assistenza è stata fornita ad Antonio Attianese e alla sua famiglia nella fase iniziale della malattia. Anche nello stadio avanzato, il militare è stato costretto di farsi carico di un pesante fardello economico, oltre che di un grave disagio psicologico a causa della reticenza dello Stato che ancora oggi non vuole riconoscere quanto dovuto costringendolo a faticose, dolorose, umilianti e costose lotte legali.
Eppure, secondo la circolare 65/84, l’assistenza necessaria doveva immediatamente essere attivata d’ufficio con l’insorgenza della malattia. Tra le misure previste dalla legge, infatti, c’è “il monitoraggio del personale delle forze armate affetto da grave patologia, l’assistenza in campo sanitario, amministrativo, spirituale, psicologico morale e materiale a favore dei militari e dei loro familiari”; in questo caso ogni attenzione e sostegno è stato totalmente assente.

Dopo 10 anni di controversie, spesso connotate da forti pressioni anche all’interno dell’ambito lavorativo perché Attianese smorzasse i toni della sua battaglia, il Tar ancora non si pronuncia in questa questione, costringendo Antonio a sostenere un’altra durissima battaglia di civiltà e giustizia, mentre tenta di sconfiggere la malattia, sempre più aggressiva ed inesorabile. Non sono bastate le oltre 100 cartelle cliniche presentate a fronte degli innumerevoli ricoveri e delle 35 operazioni chirurgiche subite, come non sono stati ritenuti determinanti i pareri dei medici presentati a corredo. In particolare, dopo anni di lotte, sono ancora bloccati una parte degli Equi Indennizzi, come rimane sotto la soglia richiesta dalla sua grave malattia la giusta percentuale di invalidità; disattesi anche i benefici legati alla malattia, come ad esempio una adeguata pensione, le super invalidità (Tabella E), l’assegno di cumulo (Tabella F), l’assegno di accompagno, l’assegno vitalizio equiparato alle vittime del terrorismo come da legge e come Sentenza vinta al TAR di Salerno, il risarcimento danni, la reversibilità di quanto a lui dovuto, e quanto è legato alla causa di servizio per il tumore con cui il ragazzo lotta dal 2004.

Perché la causa venga chiusa servirebbe una rispettosa attuazione delle leggi vigenti, correlate dalla volontà di concedere ad Antonio di potersi congedare dai suoi affetti con la serena convinzione di non abbandonarli tra problemi, omissioni e omertà Istituzionale.

Sarebbe una storia triste, se dovesse reggersi tutta sulle gambe di un solo uomo e della sua famiglia, ampiamente gravati dalla malattia e dai pesi ad essa conseguenti.
La solitudine a cui le istituzioni lo hanno consegnato, tuttavia, è stata riempita dai passi lunghi dei colleghi di Antonio che, stretti attorno alla famiglia Attianese e raccolti nella cordata dell’associazione di categoria AssoRanger, da tempo hanno sollevato il caso sulla vicenda e continuano a tenere desto l’interesse attraverso manifestazioni di solidarietà che stanno coinvolgendo il mondo dello spettacolo e dello sport da ogni parte d’Italia, e non solo.

“Nessuno rimane indietro”: con queste parole come testimone decine di militari dell’associazione AssoRanger, colleghi, amici o semplici cittadini hanno marciato per tutta Italia, partendo dalla Valle d’Aosta fino ad arrivare dopo circa 1300 Km in provincia di Napoli a casa di Antonio, per dimostrargli che almeno loro non lo hanno dimenticato, che non è da solo in questa sua marcia personale finalizzata all’ottenimento dei diritti riconosciuti dalla legge.
In tappe di circa 120 kilometri da percorrere in 72 ore i militari hanno organizzato con determinazione e coraggio una staffetta di cuori, prima che di gambe, per sostenere la causa del collega.
La grinta, le cause forti, la sofferenze si sa accomunano ogni uomo, li uniscono molto più delle parole, è per questo che al di là della Regione e della divisa di appartenenza ai passi dei militari che lungo la via Francigena sono arrivati dalla Val d’Aosta a Sant’Egidio del Monte Albino in provincia di Napoli si sono uniti semplici cittadini e personaggi più conosciuti come la cantante Rossana Casale e l’attrice, presentatrice e scrittrice Chiara Francini che hanno voluto manifestare pubblicamente la loro vicinanza ad Antonio.

Questo clamore e questa richiesta di aiuto è arrivata anche nelle sacre stanze del Santo Padre; Papa Francesco ha ritenuto doveroso far pervenire ad Antonio una lettera di vicinanza e di supporto per le battaglie da lui sostenute.
Anche le alcune istituzioni hanno aperto le porte manifestando solidarietà e sensibilità alla causa di Antonio.
Molti Sindaci ed esponenti delle Amministrazioni locali hanno pubblicamente espresso la loro vicinanza ad Antonio ed alla sua causa, mostrando, evidentemente, più interesse e sensibilità di chi dovrebbe per ruolo istituzionale ricoperto o per trascorsi lavorativi.

Le ultime ore di Antonio sono state estremamente lunghe, pesanti e dolorose, attorniato dalle cure di Maria Forino, moglie e donna coraggio che, insieme ai figli Carmen di sei anni e Biagio di cinque, lo accompagna ogni istante; nessuna Istituzione militare ha ad oggi mostrato solidarietà verso un suo uomo in difficoltà.

Tutta la dolorosa storia di Antonio è visionabile attraverso questo articolo:
http://www.carlochiariglione.com/…/antonio-attianese-range…/

Sul medesimo sito potranno essere visualizzate tutte le informazioni necessarie a comprendere quale tragedia ha dovuto vivere in silenzio Antonio e la sua famiglia, compresa l’accorata lettere inviata da Papa Francesco.

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Carlo Chiariglione