Mi chiamo Breno e ho 28 anni, potrebbero sembrare pochi e fortunatamente posso ancora definirmi giovane ma in questi 28 anni ho già avuto tante esperienze interessanti. Ho già cambiato Paese due volte ed è la seconda volta che, in un certo senso, ricomincio da capo tutto.

Sono nato in Brasile, famiglia difficile, un padre che non mi ha mai riconosciuto, una madre che ha sempre sacrificato tutto per il mio futuro, il tipico cliché da telenovela sudamericana ma così era. Quando avevo 12 anni la mia vita è cambiata in modo assoluto, mia madre, che da anni viveva in Italia e da là mi manteneva in Brasile, si sposò un italiano e lui iniziò a pagare per la mia istruzione, mi conosceva da due giorni e aveva già deciso di mandarmi in una scuola privata dopo che aveva visto lo stato delle scuole pubbliche in Brasile. Mio padre, quello biologico, perchè quello vero è quello italiano, dopo 12 anni pensava di svolgere il compito del padre comprandomi dolci e giocattoli.

L’ironia volle che in Collegio l’unica materia in cui fui rimandato fu storia, oggi sono uno storico con due lauree e insegno in una Secondary School a York. Sono un TA, teaching assistant con specializzazione in storia.

I miei anni in Italia sono stati interessanti ma anche difficili alcune volte, non è facile essere di colore in un Paese in cui molte volte si viene giudicati dall’apparenza. I problemi più grandi erano quelli con la burocrazia, per un problema burocratico non ho potuto prendere la cittadinanza assieme a mia madre, che la prese con il matrimonio, quindi ho dovuto attendere dieci anni di residenza prima di farne richiesta. Ogni anno ero costretto a richiedere il permesso di soggiorno con tempistiche immense. Più di una volta mi è stato consegnato ma già scaduto. Quando ho fatto richiesta per la cittadinanza ci han messo altri 5 anni prima di consegnarmela. In tutto 15 anni di attesa prima di poter avere anche dei diritti e non soltanto dei doveri. Primo fra tutti poter votare.

Trasferirmi in Inghilterra è stata la realizzazione di un sogno iniziato quando avevo 5 anni e lessi David Copperfield, ero ancora in Brasile e per me l’Inghilterra rappresentava un’isola felice dove scappare e cercare di essere felice.

Oggi, 26 Ottobre 2016, è il mio anniversario qui, sono arrivato a York esattamente un anno fa. York è il cuore dello Yorkshire, regione che per la sua bellezza viene definitiva God’s Own garden, il giardino privato di Dio. E lo è! La vita qui è completamente diversa, il tempo sembra scorrere più velocemente e spesso mi sembra di vedere tutto scorrere attorno a me, ma non è una critica anzi è un modo diverso di vivere. Sono arrivato di lunedì e il venerdì successivo ho iniziato a lavorare. Avevo trovato lavoro in una discoteca. Perfino le discoteche sono diverse qui, sono più amichevoli, le persone non si preoccupano di essere vestite in modo impeccabile e ovviamente l’alcool costa poco. Ho lavorato lì per otto mesi, è stata una esperienza davvero interessante. I primi amici che ho fatto qui sono stati i miei colleghi. Il mio inglese era pessimo e nonostante tutto mi hanno fatto sentire a casa e parte del gruppo senza nessun problema. Prima di trasferirmi qui ho lavorato per 4 anni in una scuola e il cambiamento, prima di tutto di orario, è stato incredibile.

In questo primo anno qui ho avuto a che fare con la burocrazia pochissime volte, e non perchè non abbia avuto bisogno ma perché cercano di farti fare il minor uso possibile. Per poter lavorare qui hai bisogno del NIN una specie di codice fiscale col quale puoi lavorare, pagare le tasse etc. Per richiederlo devi solo telefonare, fissare un appuntamento e poi lo ricevi a casa. Il tutto gratuitamente, non esistono marche da bollo, tasse o certificati. Non ho mai dovuto registrarmi presso il Comune perchè ci pensa il tuo datore di lavoro, con una mail. Come prevedono le leggi europee un cittadino europeo può votare per le elezioni locali se vive in uno dei paesi UE. Qui per poterlo fare ho dovuto stare 5 minuti su un sito internet. Il dottore della mutua? 5 minuti online. È curioso notare che mentre la mia vita è andata avanti velocemente sull’altro versante aveva comunque a che fare con la burocrazia italiana. Se decidi di vivere all’estero ti devi registrare presso l’AIRE, l’anagrafe per i residenti all’estero. Ci vogliono più di sei mesi per ricevere una risposta, ci sono un sacco di certificati da presentare e devi disporre di un computer, una stampante e uno scanner perchè dopo aver compilato tutto online devi stampare, firmare e scannerizzare. Il tutto va fatto sul momento perchè non esiste la possibilità di ritornare sul website soltanto per caricare la domanda compilata e firmata. Dopo quasi un anno dalla domanda ancora aspetto una vera e propria risposta.

Sei mesi fa ho iniziato a lavorare in una scuola, come insegnante. Il mio essere straniero è stato visto come un vantaggio perchè avrei potuto aiutare i ragazzi a vedere il mondo da un’altra prospettiva, non ho mai avuto problemi, mai subito razzismo di ogni genere e mai mi è stato fatto pesare il non conoscere l’inglese come un madrelingua. Il giorno dopo il referendum per la Brexit tutti a scuola erano più preoccupati per me che per il loro paese. In sei mesi le mie responsabilità sono cresciute e il mio ruolo a scuola è diventato sempre più importante. Una situazione praticamente impensabile in una scuola italiana.

L’UK è un paese immenso e ovviamente non è perfetto, ma qui le cose funzionanoo meglio perchè c’è un interesse nel risolvere i problemi quando si presentano, piuttosto che metterci soltanto una toppa sopra. Vivere senza l’inferno della burocrazia è possibile.

Breno