Un dovere civico e morale impone di segnalare un evento che riguarda direttamente la nostra regione Marche per la sua valenza culturale oltre che civile: a Firenze la mostra Facciamo presto! Marche 2016 – 2017: tesori salvati, tesori da salvare è aperta al pubblico dal 28 marzo al 30 luglio 2017 nell’Aula Magliabechiana degli Uffizi e presenta una selezione di capolavori provenienti dalle cittadine e dai paesi dell’entroterra appenninico delle Marche meridionali, colpiti dal terremoto di un anno fa che ha quasi distrutto o reso inagibili le chiese, i palazzi e i musei dove questi oggetti d’arte erano custoditi, spesso fin dalla loro origine.

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Giovanni Angelo d’Antonio (Bolognòla, Macerata, documentato dal 1443, morto tra il 1478 e il 1481), Annunciazione con un donatore laico e una donatrice terziaria francescana (Giacomo di Boncambio e sua moglie?); 1455 circa (1456?). Tempera su tavola Camerino (Macerata), Pinacoteca e Museo Civici.

In esposizione sono opere tra le gemme più preziose di un territorio che sorprende per la ricchezza straordinaria e inattesa del suo patrimonio d’arte e di storia: una raffinata raccolta di dipinti su tavola e su tela, di sculture lignee, tessuti e oreficerie. Attingo a piene mani dati e notizie dal comunicato stampa che mi ha fornito uno dei due curatori dell’operazione, il dr. Gabriele Barucca, di cui ho letto il saggio all’interno del catalogo della mostra edito da Giunti a cura del suddetto e di Carlo Birrozzi, e promosso dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, con il Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo per le Marche, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei. Questi soggetti da soli dimostrano l’entità dell’evento che risulta un’opportunità molto importante oltre che eccezionale per far conoscere al pubblico alcuni tesori dei territori dell’entroterra marchigiano meridionale, spesso tuttavia trascurati e negletti dai resoconti relativi agli eventi sismici che hanno martoriato il Centro Italia. La mostra ha infatti come intento primario quello di rammentare perentoriamente a tutti l’estrema urgenza di salvare dalla distruzione e dalla dispersione questo patrimonio.

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Pietro Vannini (Ascoli Piceno 1413/18-1496), Francesco di Paolino (Offida, Ascoli Piceno, documentato dal 1475 al 1499), Sant’Emidio 1487. Argento sbalzato, cesellato e parzialmente dorato a fuoco; smalti traslucidi, Ascoli Piceno, Museo Diocesano.

Il saggio di Barucca “L’arte di per sé è muta e indifesa, non può proteggersi che con la fama”. Ragioni di una mostra, coglie perfettamente il portato emotivo del disastro sismico, lo convoglia nell’elevato ambito del patrimonio artistico marchigiano, di cui rilancia un rinnovato censimento in chiave storico-artistica, e lo ricolloca su un piano costruttivo di recupero e valorizzazione con competenza e sensibilità uniche. Nel testo emergono le figure di mecenati e studiosi dell’arte locale marchigiana che fin dal XVIII secolo si sono avvicendati nello studiare e proteggere opere d’arte come Giuseppe Colucci, Antonio Maria Zanetti e Scipione Maffei, fino ad arrivare al secolo scorso con esempi di riscoperte importanti e di restauro ad opera di Luigi Serra, ispettore ad Urbino dal 1909 agli anni ‘30 e di Pasquale Rotondi che nel 1946 completò le operazioni di salvataggio dei beni artistici delle Marche dopo il periodo bellico. Un percorso storico illuminante e significativo anche per la situazione odierna che vede raccolte in questa mostra, insieme ad altre, le opere più rappresentative di quello che è stato definito da Pietro Zampetti il Rinascimento adriatico. La scelta è stata fatta con l’intenzione di mettere in luce alcuni aspetti cruciali della cultura figurativa di questi territori a partire dal Medioevo fino al XVIII secolo. Artisti sommi come Carlo Crivelli, Simone De Magistris, Pier Leone Ghezzi e Giambattista Tiepolo sono solo i nomi più illustri presenti nell’esposizione che comprende anche capolavori d’autore di oreficeria, di scultura, tessuti antichi, nonché, curiosità notevole e testimonianza drammatica nello stesso tempo, tre campane recuperate dai crolli dei rispettivi campanili, quelli della chiesa del castello di Carpignano nelle vicinanze di San Severino, della chiesa di San Francesco ad Arquata del Tronto e della Torre Civica della stessa cittadina quasi distrutta dalla scossa del 24 agosto 2016. Chiude il percorso il manoscritto autografo dell’idillio più famoso composto dal poeta Giacomo Leopardi, l’Infinito, proveniente dal Museo di Visso, scelto come simbolo del valore che i beni culturali di questi territori rappresentano per la civiltà italiana.

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Giacomo Leopardi (Recanati, Macerata 1798 – Napoli 1837), «Idilli», L’Infinito, [1825], cc. 12, «Sonetti», [1826], cc. 6, «Epistola», [1826], cc. 4, «Prefazione al Petrarca», [post 1826], cc. 12, «Lettere», 1825-1831, cc. 17. Visso, Museo dei Manoscritti Leopardiani.

Le Gallerie degli Uffizi con questa mostra vogliono offrire la loro solidarietà e il loro aiuto ai territori terremotati. Questo non solo dando visibilità ai dipinti, alle sculture e alle oreficerie esiliate dalle loro sedi di origine distrutte o ferite dal terremoto e che non dobbiamo dimenticare, ma anche prestandosi ad un aiuto concreto. Di ogni biglietto che verrà acquistato per accedere agli Uffizi nel periodo della mostra verrà destinato € 1,00 (o € 0,50 in caso di biglietto ridotto della metà riservato ai giovani tra i 18 e i 25 anni) al risanamento dei danni inferti dal terremoto al patrimonio marchigiano.

«Dal tempo dell’eredità di Vittoria della Rovere nel 1631, le Gallerie degli Uffizi hanno un grande debito verso le Marche» afferma Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi. «Dopo i terribili eventi sismici è nostra volontà e nostro dovere morale aiutare quelle meravigliose terre. Esponendo i supremi capolavori salvati e ancora da salvare ai fiorentini e ai visitatori di tutto il mondo ne presentiamo la bellezza e al tempo stesso il disperato compito di solidarietà che chiama tutti noi. I proventi dei biglietti saranno devoluti alla ricostruzione delle aree colpite».

Andrea Zepponi

L’immagine di copertina rappresenta un dipinto di Marco Palmezzano (Forlì 1459 circa – 1539), Madonna in trono tra i santi Francesco e Caterina d’Alessandria; 1501, Olio e oro su tavola. Matelica (Macerata), chiesa di San Francesco.

Le immagini sono tratte dal sito www.gallerieuffizimostre.it