Nove ex studenti dell’Accademia del Teatro Quirinetta, si rimboccano le maniche e definendosi “noi giovani del futuro” provano ad affrontare e superare le difficoltà del teatro romano e non solo. Fondano Il Gruppo della Creta e si insediano in un quartiere difficile, Torpignattara, che si è mostrato molto partecipe alla loro iniziativa. Il loro scopo è quello di condividere il lavoro in palcoscenico e non solo. Ricercano nuovi format e modalità per creare un dialogo con il pubblico. Il Festival delle Arti – Il Labirinto è alla sua seconda edizione e si svolgerà dal 15 al 28 maggio presso il Teatro Studio Uno.

Per TheMartian.eu abbiamo intervistato Alessandro Di Murro.

festival-arti-labirinto-fattitalianiCome nasce il Gruppo della Creta?

Nasce da un gruppo di studenti dell’Accademia del Teatro Quirinetta che alla fine del loro corso di studi sceglie di rimanere uniti per affrontare le difficoltà che vedevamo già di fronte a noi non solo per il teatro romano ma per tutta Italia. Si dice sempre “Chi fa per uno fa per tre”, il mio motto è “Chi fa per tre fa per nove”. Nella Compagnia siamo in nove e solo con il supporto di tutti, oggi possiamo aprire la seconda edizione di questo Festival che si può dire che sta creando un proprio nome all’interno del panorama teatrale romano. Abbiamo avuto la fortuna di lavorare con grandi Maestri, da Antonio Calenda ad Alvaro Piccardi, Massimo Cinque, Sergio Basile che oltre a darci la tecnica, ci hanno dato un’idea di teatro che è quella di farlo. Tutte le persone che agiscono nel teatro, non ne parlano troppo e questo è entrato nel nostro DNA. Invece di fare cose sperimentali, abbiamo deciso di essere presenti sul palcoscenico con eventi come questo e condividere il nostro lavoro. È da qui che nasce pure Il Labirinto II.

di murro 1

Ritratto di Alessandro Di Murro.

Festival delle Arti è alla sua seconda edizione. Cosa proponete?

Rispetto al primo anno che eravamo più incentrati sull’aspetto teatrale, quest’anno ci siamo allargati anche se il teatro rimane sempre al centro delle nostre conoscenze. Dal 15 al 28 maggio proponiamo due settimane di programmazione, dal giovedì alla domenica della prima settimana avremo Il bello dei bambini che un giorno saranno adulti con la regia di Tiziano Caputo e Matteo Cirillo, Alessandro De Febo e Giordana Morandini come interpreti. Nelle stesse sere, grazie alla possibilità di avere due sale, avremo anche Tre once di lana nera con la regia di Giacomo Troianello ed Emanuele Cordeschi Bordera, Lorenzo Carità Morelli e Maria Chiara Tofone come interpreti. La seconda settimana avremo una nostra nuova produzione che è ‘O Principino, regia di Cristiano Demurtas con Alessio Esposito e Amedeo Monda ed Icaro che è un testo la cui regia è curata da Massimiliano Aceti che è anche interprete insieme a Barbara Alessi e Malvina Ruggiano. Tre di questi spettacoli tranne la nostra produzione sono stati reclutati attraverso il Bando Icaro di Ricerca e di Spettacolo. Questo Festival vuole essere uno spazio di condivisione e non soltanto mostrare il nostro lavoro con la rappresentazione. Poi abbiamo il vincitore del Bando di Drammaturgia Dedalo con lo spettacolo Achemenide è soltanto un Poeta epico minore della compagnia Libera Imago, l’anno prossimo sarà pubblicato il testo e troverà residenza qui al Teatro Studio Uno. Abbiamo una mostra internazionale di videoarte curata da Nicolas Vamvouclis. Già l’anno scorso il videomaker Matteo Mura aveva fatto esperimenti di videoarte e quest’anno abbiamo la fortuna di avere venti artisti internazionali ed il sostegno della K-Gold Temporary Gallery. È un grande valore perché non è facile trovare una mostra di questo tipo a Roma. Avremo delle serate dedicate alla musica ed una performance urbana che sto curando personalmente come regista insieme al Gruppo della Creta e che rappresenta il punto focale del nostro Festival. Torpignattara, il luogo che ci ospita, è il nostro labirinto naturale dove far perdere sia a livello urbano quindi fisico e sia a livello drammaturgico perché “Noi giovani del futuro” che è il tema del nostro festival ed è quello di essere presenti. I giovani del futuro siamo noi che viviamo in questo tempo e per delle vicissitudine storiche sembra fantascientifico se lo vediamo con l’ottica del Novecento ma è presente, eppure continuiamo ad aspettare cosa cambi nel nostro tempo. Si aspetta sempre che qualcosa “spacchi”, cambi qualcosa perché le cose devono migliorare e invece è già successo. Stiamo qui ed ora.

Il bello dei bambini che un giorno saranno adulti e Noi giovani del futuro, c’è un collegamento e soprattutto non sarebbe meglio rimanere sempre bambini?

Sia il primo che hai citato e sia ‘O Principino parla del senso del bambino, del rapporto con il padre. Non credo che sia meglio rimanere bambini perché sarebbe legarsi a qualcosa che c’era prima o diventando adulti significa legarsi a qualcosa che c’è dopo. Sono Alessandro, ho 25 anni, sono un bambino? No! Sono adulto? Forse ancora no!

Come ha reagito Torpignattara all’iniziativa?

Il Comitato di quartiere ci ha dato una mano e lo stesso ha fatto il V° Municipio. Per la nostra performance che si svolge all’esterno, abbiamo cercato aiuto nelle persone ed in essa mostriamo che è un quartiere difficile, con una forte componente multietnica, con un forte spirito di appartenenza al quartiere anche da parte di chi non ci vive da molto ma si sente un forte spirito di questo quartiere. Noi un po’ ci sentiamo di Torpignattara, abbiamo cercato di vivere questo posto perché un attore deve vivere su se stesso quello che vuole mostrare agli altri.

Elisabetta Ruffolo