Questa volta non c’è stato tempo per pensare al finale, nessun tempo per metabolizzare il saluto e i titoli di coda. Ultimamente siamo stati travolti da un’emergenza, che potrebbe capitare ovunque, ma il fatto che quello che sto per raccontarvi sia accaduto durante il viaggio, lo ha reso un’avventura sgradevole e inopportuna. Tralascerò il nome della scuola dove l’evento è accaduto, preferisco mantenere del riserbo a riguardo.

Dunque, una settimana esatta fa eravamo in una scuola a Manhattan, felicissimi di aver avuto accesso a quella che attendevamo con grande entusiasmo e aspettativa. Condividevamo a braccia aperte ciò che era scritto sul sito web, eravamo affascinati dalle pratiche di cui parlavano e soprattutto ce l’avevano fatto sudare talmente tanto l’ingresso che non poteva che essere strepitosa ai nostri occhi. Già il primissimo giorno avrebbe dovuto farci capire che le cose non stavano esattamente come le avevamo recepite. Massiccia presenza di computer, iPad, videogiochi utilizzati senza alcun controllo per ore (anche per tutte) da parte degli studenti. Nessuna delle mirabolanti pratiche descritte su blog, siti web, facebook, è stata messa in pratica.

Alcuni insegnanti semplicemente sembravano estranei alla situazione scolastica e invece di trascorrere tempo con i bambini sembravano più assorti dai loro impegni, tipo preparare crauti, ascoltare le vibrazioni attaccati ai muri della scuola o stare al cellulare. Abbiamo avuto la possibilità di fuggire ma non l’abbiamo fatto, ed è stato un grande errore. L’ultimo giorno di permanenza, un’ora prima della chiusura della scuola, mentre nostro figlio giocava con un altro, è stato spinto violentemente senza motivo, questo ha provocato una brutale caduta che ha portato alla frattura di un incisivo superiore definitivo.

E da lì, è iniziata la nostra Odissea, di giorni passati tra ospedali, cliniche e studi privati. Mail con dentisti italiani, che ne hanno chiamati altri californiani che ne hanno a loro volta chiamati altri a New York. È iniziato il confronto con le assicurazioni, che provano in tutti i modi a non tutelarti, e credo che alla fine della storia il conto più salato sarà quello delle telefonate internazionali che quello dei dentisti. È iniziato l’incubo riguardo al futuro di Vittorio, che dopo aver fatto svariati raggi, operazione d’urgenza da due dentisti diversi a Manhattan, necessiterà di una nuova operazione in Italia, di un’altra a 12 anni, di un’altra in età adulta, sperando che nel frattempo il dente non si rompa nuovamente.

In tutto ciò la scuola che faceva del proprio manifesto la gestione dei conflitti, che si lustrava dell’importanza del dialogo e delle assemblee, che scrive sui muri quanto sia importante assumersi le proprie responsabilità, ha cercato di insabbiare tutto, con tanto di false testimonianze, mancata risposta a numerosi messaggi e svariate altre tristi mosse.

Ma questa è la prima parte.

La seconda è una storia che nulla ha a che vedere con la prima. Da lunedì, per tre giorni, abbiamo frequentato una scuola meravigliosa, un bocciolo di rosa nascosto in una siepe di rovi. La scuola si chiama Cottonwood Cooperative e si trova a Brooklyn, è stata aperta 3 anni fa da una coppia di splendide creature, di nome Sarah e Chris. Sarah e Chris vengono dal Montana, da quello che ho capito essere il paese del grande cielo e delle miniere. Hanno due figli di 7 e 4 anni e hanno deciso di fare del loro meglio per garantirgli una crescita serena, indipendente e ricca di stimoli positivi e arricchenti.

La loro è una scuola a scomparsa, organizzata in un luogo della comunità cattolica del loro quartiere in condivisione con altre associazioni, e quando la scuola chiude tutto scompare. A questo ha provveduto Chris, che in realtà non è un maestro, ma un architetto e ha inventato e costruito l’arredamento della scuola che ha del geniale. Sedie, tavoli e librerie si aprono, trasformano, aumentano di volume e sono facilmente spostabili. In 10 minuti, quella che sembrerebbero semplicemente due grosse scatole di legno si aprono come carillon lasciando uscire miniature di tutto ciò che occorre per miniature di uomo ogni giorno durante una giornata scolastica. E la giornata scolastica è un altro carillon che si apre e danza.

Per la prima volta da quando abbiamo toccato il suolo americano, abbiamo avuto la possibilità di osservare da vicino una scuola che si definisce alternativa e non si nasconde semplicemente dietro la frase «I bambini sono liberi e fanno quello che vogliono», ma affianca all’idea di libertà quello della proposta da parte dell’adulto, che ogni giorno gira di un pochino la manovella delle esperienze, mostra nuovi aspetti, nuovi strumenti o meraviglie che i bambini non scelgono non perché non gli piacciano, ma semplicemente perché non sanno che esistono.

Le loro idee circa la gestione dei conflitti, la gestione assembleare, l’ascolto emotivo dei singoli vengono brillantemente messe in pratica con costanza, pazienza e tempo, dedicando ai momenti comunitari uno spazio ad inizio mattina in cui ci si confronta sulla giornata che sta per avere inizio, uno di confronto durante il pranzo in caso di necessità di chiarire questioni che riguardano il gruppo, e uno finale in cui ciascuno condivide le emozioni vissute durante la giornata e offre riflessioni per la serata.

I bambini sono 19, dai 3 agli 8 anni, e tutti hanno mostrato un’incredibile serenità, capacità di condividere verbalmente i propri moti interiori e gestire le spinose situazioni che inevitabilmente la vita offre, soprattutto quando il topo verde che hai costruito con amore e dedizione viene accidentalmente rotto da qualcun altro.

Peccato che Sarah e Chris si trasferiranno in Montana il prossimo anno, perché per New York sono davvero un dono prezioso e peccato che i giorni che abbiamo potuto dedicare al loro progetto siano stati solamente 3, quando avrebbero invece meritato settimane di osservazione e divulgazione del loro prezioso contributo all’umanità. Sarah e Chris e i loro splendidi bambini, ho deciso di considerarli come un dono finale che il viaggio ci ha fatto.

E mentre un giradischi passa una vecchia canzone gracchiante simil western, penso a questo viaggio incredibile, che incredibilmente volge al termine.

Penso a quanto strano sarà tornare da dove tutto è iniziato dopo 6 mesi in cui casa non so più cosa significhi, mesi in cui ci siamo abbuffati di cieli, stelle, visi e voci.

Questo viaggio incredibile che mi ha donato il lusso di scoprire cosa significhi fidarsi, delle persone, degli eventi, di ciò che la vita sceglie per te e delle vite che scelgono te.

Questo viaggio che è iniziato con un meno si conclude con un più.

Una volta una mamma dopo aver superato un momento estremamente doloroso mi disse «Ricorda: tanto più a fondo scava il dolore tanto più spazio c’è per l’amore» e ora quel vuoto, quel nido lasciato freddo ha di nuovo un piccolo cuore a scaldarlo.

Ci sarà tempo per riordinare le parole, i pesi e le priorità.

Ora sono grata, alla vita che ho avuto, alla mia splendida famiglia, alle persone incredibili che abbiamo incontrato.

Sono grata a me stessa per essermi fidata di me, per essermi buttata in quella che molti consideravano una follia, lasciare tutto per andare verso il mondo, senza lavoro, senza soldi.

Ci avete aiutato a finanziare la ricerca, ci avete seguiti e questo è molto più di quello che avrei potuto desiderare.

Questo sarà solo un capitolo, nulla finisce, mai, tutto si trasforma è questa una delle prime cose che la scuola mi ha insegnato.

Grazie alla scuola, a tutte le maestre e maestri del mondo, a tutti i bambini che continuano a nascere, grazie a tutte le preghiere delle nonne, a tutte le cicale che vivono di magia, alle fiabe e alla realtà che è la fiaba più magica che ci sia.

Vi auguro a tutti di seguire i vostri sogni, di non credere mai siano sciocchi, di non peccare di disillusione. Non sprecate il vostro tempo dietro qualcosa che vi svuota invece di riempirvi, non alimentate pensieri distruttivi, perdonate, danzate, baciate.

La vita è un incanto.

Emily Mignanelli