Il giornalista calabrese, Enzo Romeo, è vaticanista al Tg2 e per Tg1 della Rai, Rai Intenational e Tg2 ha seguito i principali avvenimenti internazionali ed i pontificati di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ed oggi di Papa Francesco.

romeo coverPiù volte è stato lo stesso Papa a definire a chiare lettere il ruolo della donna nella Chiesa: «Voglio farvi riflettere sul fatto che “la” Chiesa è femminile: La Chiesa è donna… Le donne stanno ponendo domande profonde che vanno affrontate. La donna per la Chiesa è imprescindibile». L’ipotesi di un’apertura al Diaconato femminile ha dato vigore al dibattito e il ruolo della donna nella Chiesa, è destinato a rimanere centrale durante il pontificato di Francesco.

L’Autore, in un primo momento, era un po’ titubante a scrivere un libro su Papa Francesco perché dall’inizio del suo pontificato, ne erano stati scritti moltissimi. Poi ha accettato la sfida e per sfatare lo stereotipo che le donne scrivono solo delle donne e gli uomini solo di uomini, si è avvalso di compagne di cammino: la vicedirettrice della Sala Stampa Vaticana Paloma Garcìa Ovejero che ha curato la prefazione; Francesca Ambrogetti, corrispondente dell’Ansa da Buenos Aires e prima biografa di Bergoglio; e Vania De Luca, presidente dell’Associazione giornalisti cattolici. Molte sono le donne coprotagoniste nel libro ma sopra tutte c’è “Maria che scioglie i nodi” di cui il Papa è molto devoto.

Nel libro troviamo Nonna Rosa che è stata la persona più importante nella vita di Francesco. Una figura fondamentale, maestra di vita e di fede e che gli diede un appoggio incondizionato quando a 17 anni scoprì la sua vocazione. La mamma Regina Maria Sivori per la quale il Papa prenderebbe a pugni chi si permette di offenderla. Una frase che fece scalpore. La sorella minore Maria Elena, l’unica ancora in vita. La professoressa marxista, il magistrato Alicia Oliveira, le suore. Per Francesco è più importante il pensiero della donna che la sua funzione. Se Dio è amore la Chiesa non può fare altro che la mamma, commentò alla fine del Sinodo sulla famiglia. Nella congregazione prima del Conclave che lo avrebbe eletto Papa aveva prospettato opportunità e strade nuove che non possono escludere voci, presenze ed esperienze femminili affinché la Chiesa sinodale compia un cammino con le porte e le finestre aperte, per uscire da se stessa e dirigersi verso le periferie esistenziali. Dagli incontri che Papa Francesco ha avuto con le donne, ha ricevuto quel tocco di sensibilità femminile che lo ha reso molto “materno” nell’avvicinarsi alle persone. La grande verità è che Bergoglio è un grande Papa grazie anche alle donne che ha incontrato e che lo hanno forgiato.

Eri un po’ titubante alla proposta editoriale di scrivere un libro sul Papa, cosa è scattato che ti ha convinto?

Ci sono tantissimi titoli che riguardano Francesco, pile di volumi dedicati a lui, al suo pontificato, alla sua storia ed alla sua biografia. C’è un affollamento di titoli dedicati a Francesco e quindi aggiungerne uno mi sembrava un’operazione che forse non avrebbe compensato la fatica. Le Suore Paoline della Casa Editrice, sono state molto insistenti, carine nel perseverare a convincermi. Alla fine ho ceduto a questa loro dolce insistenza. Ho riflettuto su un tema che valeva la pena sondare tra i tanti che riguardano Papa Francesco e che era quello delle donne, perché almeno nel momento in cui ci siamo messi nell’impresa, non c’era niente di strutturato che riguardasse il ruolo della donna nella Chiesa, nell’era di Papa Francesco. Avevo anche suggerito alle Paoline di trovare una firma femminile perché in fondo si parlava di donne ed era giusto che ne parlasse una donna. Loro invece hanno insistito ed alla fine ho pensato che si trattava anche di rompere un certo schema che delle donne debbano parlare solo le donne, così come avviene per gli uomini che devono parlare solo dei maschi. Ho accettato la sfida, pur scegliendo di farmi accompagnare in questa sfida da alcune firme femminili che hanno aggiunto testimonianze e riflessioni abbastanza importanti.

romeo ritratto

Il giornalista vaticanista Enzo Romeo.

Tra tutte le donne di cui parli, qual è quella che ti ha colpito di più e qual è quella che è più vicino a Francesco?

Quella più vicino a Francesco è sicuramente la nonna paterna, questa coraggiosa signora che ad un certo punto è costretta ad emigrare prima dal suo paese verso Asti, poi a Torino e poi il grande salto in America. Questa nonna Rosa che nonostante tutti questi cambiamenti, non smarrisce la propria identità, rimane salda la propria fede, la propria cultura e riesce a trasmetterla al nipote. Papa Francesco oggi è quello che è grazie agli insegnamenti di questa donna, tanto che conserva nel suo breviario una frase che è il testamento spirituale della nonna. Quella che mi ha colpito personalmente è la professoressa che ha insegnato un metodo a Francesco quando lui pensava di fare il tecnico di laboratorio o forse il medico. Una donna apparentemente severa, rigida e che poi invece si dimostra accogliente e che mette addirittura a rischio la sua vita pur di offrire una chance di salvezza a chi era perseguitato dalla dittatura argentina. È lei stessa che in seguito diventa vittima dei militari e questa fu un esperienza che segnò per sempre la vita di Bergoglio.

Il vissuto argentino è quasi l’humus dei suoi pensieri…

Ognuno di noi appartiene al proprio paese ed il Papa non sarebbe quello che è senza questa sua esperienza latino-americana ed argentina in particolare. Credo che abbia questo tratto che riesce a legare, proprio per la sua appartenenza ad una famiglia di origine italiana, nuovo e vecchio continente. Rispetto alle donne, riesce a mediare un po’ la cultura di provenienza in quella che deve essere l’atteggiamento positivo e propositivo. Lui nasce e vive in un contesto in cui c’è molto machismo, in questa cultura che è in qualche modo padrone e che deve dirigere, guidare la vita delle donne e il Papa naturalmente un po’ la subisce nel contesto di Buenos Aires della sua epoca. Lui riesce a riscattarsi, grazie soprattutto alla vicinanza di una serie di figure femminili che nel libro vengono descritte e che lo forgiano e gli danno anche quel tocco di sensibilità, se vogliamo “molto femminile” e credo sia facilmente percepibile nella figura di Francesco. Noi vediamo come lui riesca ad essere molto vicino alle persone, molto “materno”.

Nel libro scrivi che «Le donne piangono per dare acqua alla terra» oppure di recente il Papa è stato molto vicino alle donne che allattano.

Il pianto è uno dei passaggi che danno questa idea del “dobbiamo essere tutti capaci di piangere”. Non c’è nulla di meno stereotipato del fatto che gli uomini non devono piangere. Lui invece dice che il pianto è qualcosa che ci libera e che dimostra anche la nostra compassione, quella misericordia che lui ritiene fondamentale per la vita della fede.

Possiamo dire che noi abbiamo questo grande Papa anche grazie alle grandi donne che hanno fatto parte della sua vita?

Sicuramente! Credo sia una grande verità. Nel suo caso sono state diverse donne, avendo poi fatto la scelta del celibato, non ha una moglie al suo fianco ma da ragazzino verso i sedici, diciassette anni aveva avuto la sua prima fidanzatina e nello stesso periodo ha avuto la “chiamata al sacerdozio”. Ha riflettuto molto su questo e poi decise di fare questo passo. Passò anni a riflettere, tanto che sua mamma non aveva capito la sua intenzione di farsi Sacerdote e rimane delusa quando scopre che nonostante lei avesse preparato tutto per avviare il figlio agli studi di Medicina, scopre che i libri che aveva in camera erano di Teologia. Rimprovera il figlio per non averle detto niente e lui risponde che le aveva detto che voleva curare le persone nel senso di curare il loro animo. Così si scopre la sua vocazione. Lui comunque continua ad interrogarsi e quando ormai manca poco alla scelta definitiva ed alla sua Consacrazione Presbiterale, ad una festa di matrimonio incontra una ragazza e ne rimane molto colpito e dice di non averci dormito per diverse notti, di essersi innamorato di quella persona. Era un pensiero che gli tornava, ci ha riflettuto molto ed ha pregato. Alla fine ha fatto la scelta di confermare il cammino di sacerdote. Lui consiglia sempre ai seminaristi di non annullare la presenza femminile come se fosse una tentazione da tenere fuori dalla propria mente ma di affrontare la questione perché in fondo essere attratti dalle donne è la cosa più normale del mondo. Si tratta di elaborare questa cosa ed arrivare poi ad una scelta. Questa esperienza lui l’ha vissuta e la ripropone nei consigli che dà a chi oggi percorre la stessa strada verso il Sacerdozio.

Nel 2016 ha aperto il Diaconato alle donne e nel libro definisce le diaconesse permanenti «Le suocere della Chiesa», non è un controsenso?

Lui fa spesso le battute sulle suocere e forse anche questo è il portato di quel machismo di cui abbiamo parlato prima e che pur essendosi evoluto, qualche “scoria” rimane. Naturalmente sono solo delle battute come quella che ha fatto nel presentare a noi giornalisti l’idea di una Commissione sul Diaconato dicendo «Dalle mie parti in America Latina quando si vogliono affossare le cose si forma una Commissione e così si parla, si parla ma non si arriva mai ad una conclusione». Lo ha detto sorridendo, non so quanta verità ci fosse in quella battuta. Certo la Commissione ha cominciato a lavorare da diversi mesi ma ancora non conosciamo il percorso, non sappiamo a quali risultati stiano arrivando. La Commissione si pone soprattutto sul piano di uno studio storico, le decisioni che invece riguardano il Magistero, la Dottrina, naturalmente saranno tutte e soltanto a carico del Papa. È comunque un fatto storico perché non c’era mai stata una Commissione formata per metà da donne e per metà da uomini. Questo è anche paritario dal punto di vista del genere. Bisogna aspettare ed avere fiducia. Lui dice una cosa importante «Non è tanto l’istituzione a cui dobbiamo essere attenti, cioè arrivare un giorno al Diaconato o addirittura al Sacerdozio per le donne ma è l’atteggiamento complessivo della Chiesa rispetto al ruolo femminile, cioè arrivare a comprendere, accettare, valorizzare al massimo, ciò che una donna può fare nella vita della Chiesa». Ci sono poi alcuni passaggi obbligatori che riguardano le funzioni decisionali, la cosiddetta stanza dei bottoni.

Lui infatti dice «Mezzo milione di suore che lavorano nei cinque continenti ma nessuna nella stanza dei bottoni della Chiesa».

Valorizzare la donna non può poi dall’altra parte ridurla al ruolo ancillare, soltanto come aiuto, sostegno. Noi sappiamo che moltissime parrocchie, moltissime istituzioni ecclesiali, vanno avanti soprattutto grazie alle donne. Se non ci fossero le donne non ci sarebbe il catechismo, chi aprirebbe gli uffici parrocchiali, chi seguirebbe tutta una serie di attività dedicate ai giovani? Poi però le donne decidono poco o quasi niente e quindi si pone il problema di come fare entrare le donne. Alcuni organismi già esistono, pensiamo a proposito di Parrocchie ai Consigli Pastorali ma anche lì, la voce definitiva è quella del Parroco. Quello forse è il nodo, come fare per una partecipazione più attiva.

Elisabetta Ruffolo