Hopera debutta a Roma, al Teatro Parioli, martedì 31 gennaio e sarà in scena anche il 1 febbraio per poi andare in tournée in tutt’Italia, dalla Sicilia al Piemonte e viceversa visto che molte date non sono ancora state comunicate. Probabilmente lo spettacolo tornerà anche all’estero.

Per The Martian, abbiamo intervistato Federica Galimberti, ballerina e coreografa perché “il suo lavoro se visto da un’altra prospettiva cambia”. Uno spettacolo che ha una commistione di stili che fa rivivere le opere immortali di grandi musicisti. Accolto benissimo sia all’estero che in Italia da una fascia di pubblico di tutte le età.

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Ritratto di Federica Galimberti, ballerina e coreografa.

Hopera dopo una tournée internazionale che ha toccato Paesi come la Finlandia, l’Ungheria e la Thailandia finalmente arriva a Roma. Com’è andata all’estero?

È andato molto bene. Tra l’altro, Il tipo di linguaggio, di comicità e di ironia che utilizziamo all’interno dello spettacolo è piaciuto molto anche all’estero e la reazione principale è stata quella del divertimento.

L’avete portato anche in giro per l’Italia. Tra nord, centro e sud dov’è andata meglio?

L’ultimo spettacolo che abbiamo fatto è quello di Novellara in provincia di Reggio Emilia e la reazione del pubblico è stata identica a quella del pubblico siciliano, visto che lo spettacolo è stato rappresentato anche al Festival di Noto. Appena finiva un quadro, c’era già l’applauso e le persone erano molto entusiaste. Capita anche che a volte io sia in regia e che questa sia posizionata alla fine della platea. Si toccava con mano l’emozione del pubblico che avendomi vista sul palco, si fermasse a ringraziare per aver passato una serata piacevolissima. Molte persone prima non realizzano neanche cosa vanno a vedere ma poi si divertono moltissimo. Le reazioni sono state molto diverse ma tutte molto positive, già il fatto che il pubblico ti venga a cercare per ringraziarti, per me è stata la soddisfazione più grande. Noi lavoriamo per il pubblico, quindi anche tra di noi che stiamo sul palco e non sentiamo il pubblico caloroso vicino, diventa difficile perché siamo molto appassionati di questo spettacolo e ciò ci rende molto uniti, ci divertiamo e ci teniamo che il pubblico sia parte di noi. Le loro reazioni anche solo verbali sono state bellissime. La maggior soddisfazione è questa. Soprattutto quando l’entusiasmo viene mostrato dal pubblico estero che è più difficile da conquistare.

Hopera è una coreografia che fa rivivere le opere immortali di Verdi, Bellini, Donizetti, Rossini, Puccini, attraverso virtuosismi ed incursioni in vari stili. Come nasce l’idea?

Da un’esigenza comune perché noi già come formazione di compagnia siamo un po’ anomali, nel senso che abbiamo ognuno una formazione diversa, una persona ha più una formazione contemporanea classica, un’altra ha più una formazione hip hop o di break dance. I linguaggi sono diversi, l’unione nasce dal fatto che abbiamo sempre collaborato insieme da diversi anni e quindi abbiamo cercato di prendere da ognuno il suo per darlo a un altro. Facendo sì che il singolo non venisse mai derubato del proprio, perché se uno ha una specialità la mantiene ma fa in modo che il linguaggio sia comune per tutti. I ballerini della compagnia sono molto duttili, abbiamo tutti quanti una spiccata percezione della teatralità. Oltre alla danza abbiamo anche l’aspetto teatrale che non solo ci unisce ancora di più ma ci aiuta a arrivare meglio sia come insieme che al pubblico. Il connubio è stato questo, l’incontro con l’opera è stato decisivo e ha reso ancora più particolare lo spettacolo. Il pubblico sente un’aria di Verdi e vedono su palco che i ballerini eseguono una tipologia di danza che non hanno mai visto. Contaminazione che li lascia un po’ stupiti.

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Si può definire un’opera corale?

Sicuramente! Nello spettacolo ognuno rappresenta “il suo personaggio”. È come vedere una grande famiglia di cui conosci ogni membro singolarmente e quando li vedi tutti insieme, capisci che è una famiglia.

Hopera è un’officina giovane e dinamica che vuole portare in scena il vissuto e il reale e allo stesso tempo dare spazio alle componenti più giovani della società. Il pubblico che fascia di età ha?

È misto anche se dipende molto da dove siamo. Solitamente la nostra fascia di età va dai cinque anni all’infinito. Ultimo esempio, sempre a Novellara, dove essendo state coinvolte delle scuole di danza, sono venuti anche gli allievi più piccoli e la reazione è stata immediata.

Lei stessa spazia tra vari stili. Si sente più ballerina o coreografa?

Ho avuto una formazione completa, in questi ultimi anni ho sempre lavorato in entrambi i settori. Ultimamente mi sento più coreografa perché è un lavoro che visto da un’altra prospettiva, cambia. Puoi vedere le cose in maniera diversa.

L’esperienza con Esperimenti la compagnia diretta da Patrizia Salvatori, com’è nata?

Lavoravamo insieme già da diversi anni, per una serie di vicissitudini ci siamo ritrovati ed abbiamo deciso di esprimerci al meglio. Per alcune cose abbiamo deciso di dirigere la coreografia in tre: io, Mattia De Virgiliis e Francesco Di Luzio che siamo gli stessi di Hopera. Patrizia ha condiviso volentieri la nostra unione perché ci conosceva già da tanto. Patrizia fidandosi di noi, ha contribuito alla crescita di un nuovo “ramo” che si è staccato dall’albero principale, dandoci il massimo del suo aiuto.

Elisabetta Ruffolo