La prima parte dell’analisi di Fabio Riggi sulla nascita e trasformazione dei moderni eserciti si trova a questo link http://www.themartian.eu/analisi-i-denti-e-la-coda-la-struttura-dei-moderni-eserciti/

Il dilemma dei denti e della coda

Dalle armate del passato composte da grandi masse di uomini, le forze terrestri del XX° e XXI° secolo sono diventate sempre più eserciti di “macchine”. Questo processo è stato causato principalmente dall’evoluzione tecnica e dottrinale dell’arte della guerra, con l’impulso decisivo dato dalla meccanizzazione e dall’industrializzazione delle operazioni belliche, fenomeni che hanno operato secondo modalità ben note già all’indomani del secondo conflitto mondiale come spiegato nel libro Aspetti della guerra moderna risalente al 1952: «L’organica di un esercito moderno tende ad impostarsi su tre concetti basilari e differenziati rispetto alle norme tradizionali: diminuzione di effettivi, aumento e perfezionamento di armi e mezzi tecnici, specializzazione spiccata del personale. L’atto tattico assume ogni giorno più l’aspetto di un confronto di macchine destinate ad erogare fuoco, servite da provetti tecnici».

Questa tendenza è stata accelerata e quasi esasperata negli anni più recenti dall’aumento crescente del costo economico di armamenti tecnologicamente avanzati e dall’apparire della cosiddetta “Revolution in Military Affairs”. In estrema sintesi essa ha in qualche modo propugnato il concetto secondo il quale le forze di manovra, quelle destinate al combattimento di contatto in quanto tale, possono essere ridotte nel momento in cui il loro peso quantitativo è surrogato da altre potenzialità. Sistemi C4I in grado di accelerare al massimo i processi decisionali, assetti ISTAR, EW, fuoco aereo, nuclei di forze speciali, tutti considerati come “moltiplicatori di forza” ed operanti secondo i dettami della “Networkcentric Warfare, sono stati considerati in grado di ridurre le unità combattenti vere e proprie al minimo indispensabile. Questo è quanto è stato fatto dalle forze USA nel 2003 nell’operazione “Iraqi Freedom, l’invasione dell’Irak, che sulla base delle direttive dell’allora segretario alla difesa Donald Rumsfeld, grande propugnatore della RMA, è stata condotta con forze terrestri notevolmente più ridotte rispetto alla “Desert Storm del 1991, la quale, tra l’altro, aveva una missione meno ambiziosa consistente nella mera liberazione del Kuwait.

Cosa ha comportato tutto ciò nell’organica degli eserciti di oggi? In special modo in quelli dei paesi NATO ed occidentali in generale? Stretti dalla morsa del dilatarsi a dismisura della componente logistica e di comando e dal diffondersi della RMA, con la sua mentalità al “risparmio” sulle unità di manovra, essi hanno visto espandersi sempre più la “coda logistica” e quella “cerebrale” del comando e controllo a discapito dei “denti” destinati all’ingaggio diretto del nemico. Come un felino che vede ingrandirsi a dismisura la coda e la testa e ridursi sempre più i denti ed i muscoli destinati ad inseguire ed azzannare la preda, gli eserciti dei nostri giorni rischiano seriamente di conoscere i perniciosi effetti di questo fenomeno. È quanto in realtà sta già accadendo in questo momento nei teatri operativi, con particolare riferimento a quanto avvenuto durante il pluriennale impegno della NATO e degli Stati Uniti in Afghanistan. L’irrompere negli attuali scenari della “guerra asimmetrica” sta mettendo a nudo in modo drammatico le conseguenze di questa situazione. Le esperienze più recenti indicano concordemente, se mai ce ne fosse stato bisogno, che contro un avversario che adotta le forme di lotta proprie della guerriglia quelli che gli anglosassoni definiscono i “Boots on the ground” sono imprescindibili. Ciò significa che è indispensabile controllare il territorio in modo capillare per privare l’avversario della sua libertà d’azione e impedirgli di mantenere l’iniziativa e conseguire la sorpresa. L’ormai ben nota “dottrina Petraeus” è in larga parte basata su questi presupposti. Proprio in Irak, nel 2003, le ridotte forze terrestri americane furono in grado di sconfiggere gli irakeni in un conflitto convenzionale in cui effettivamente la superiorità nel campo delle informazioni e delle capacità di ingaggio di precisione in profondità sortirono effetti decisivi. Ma queste stesse forze non furono in grado, vista la loro modesta entità, di realizzare un effettivo controllo sul terreno e questo, in modo combinato con la fatale decisione di smantellare completamente le forze di sicurezza legate al regime di Saddam Hussein, ha consentito alle forze ostili “asimmetriche” di organizzarsi e scatenare la guerriglia su vasta scala. Nel teatro operativo iracheno una svolta che parve essere decisiva si ebbe con il surge, cioè con il massiccio afflusso di rinforzi di unità combattenti mediante il quale il comandante operativo, lo stesso generale David Paetreus, ha potuto condurre la sua campagna applicando sul terreno i principi da lui teorizzati.

In Afghanistan il problema ha assunto contorni se possibile ancora più drammatici: la vastità del territorio è complicata dalla sua orografia montagnosa che offre condizioni ideali per la forma di lotta, anche in questo caso asimmetrica, condotta dagli insurgents. Gli assetti ISTAR, per quanto preziosi, non sembrano essere stati in grado di compensare la carenza di truppe sul terreno. Stessa cosa dicasi per il potere aereo, le cui missioni di supporto aereo ravvicinato, oltre a essere intrinsecamente difficili da attuarsi contro un nemico per sua natura sfuggente, risultarono spesso controproducenti nel momento in cui hanno provocato danni collaterali sulla popolazione civile.

Le esperienze belliche, a partire da quelle più lontane del tempo, insegnano che in guerre come quelle che si stanno combattendo in questo momento la fanteria, con la sua innata capacità di controllo fisico e fattivo del terreno, riveste un ruolo assolutamente vitale. Ma visto come si è evoluta la struttura organica dei moderni strumenti militari terrestri è proprio della “regina delle battaglie” che si è sentita terribilmente la mancanza tra i monti dell’Asia centrale. La RMA, che sembrava con il suo corollario di forze netcentriche e ipertecnologiche dover caratterizzare tutte le operazioni militari del futuro, non pare nel contesto delle guerre asimmetriche di oggi offrire soluzioni in grado di conseguire la vittoria in tempi rapidi come sostenuto dai suoi teorici. Nei contingenti impiegati in operazioni di “controinsorgenza” di questo tipo la “coda” logistica e la “testa” dei comandi di ogni livello sottraggono personale e risorse ai “denti” destinati a contrastare i guerriglieri sul terreno.

Ma si può affermare, anche nel caso di operazioni di guerra “classica” e simmetrica, che le forze combattenti non possono continuare a subire la contrazione subita fino ad oggi oltre una determinata soglia, pena il veder seriamente compromesse le capacità complessive del sistema.

Per affrontare le sfide del futuro ed anche e soprattutto condurre con successo le difficili operazioni di guerra che vedono gli eserciti dell’Alleanza Atlantica impegnati in questo momento, è necessario tornare ad attribuire all’organica il suo giusto valore di branca dell’arte bellica destinata a forgiare uno strumento efficace e soprattutto ben equilibrato. Il “dilemma dei denti e della coda” rappresenta una problema di non facile soluzione al cui interno coesistono tutta una serie di esigenze contrastanti. Ritornando ad un esempio del passato, e rammentando sempre le parole di Churchill su questa questione, può giovare ricordare lo scambio di battute che egli ebbe con il capo di stato maggiore delle Forze Armate britanniche durante la guerra: Sir Alan Brooke «L’esercito è come un pavone: Tutta coda» disse il primo ministro inglese sentendosi rispondere: «Il pavone sarebbe un uccello molto male equilibrato senza la coda».

La posta in gioco, nel cercare di risolvere questo dilemma, è molto alta e le esperienze sul campo che stanno maturando in questo senso ogni giorno nei duri combattimenti tra le montagne afgane non possono essere sottovalutate.

Fabio Riggi

L’immagine di copertina ha il solo scopo di evocare visivamente la complessa tecnologia militare illustrata dall’autore.

Per l’immagine di copertina si ringrazia il sito www.army-technology.com.