Si era già letto di lui, quando nel 2011 aveva catalizzato l’attenzione dei media e diverse testate internazionali avevano scritto della sua intelligentissima trovata per cercar lavoro. Il nome di Claudio Nader (ma sarebbe meglio direi i nomi) è circolato da allora sul web legato soprattutto alla sua identità su Facebook e il cui profilo è stato inserito al top dei dodici più belli al mondo da Oddee e altri siti, citato come modello per trovare impiego sul Guardian e su Exame, e poi dall’israeliano JobMob, dal francese Mode(s) d’emploi, da Spot and Web, da MioJob di Repubblica, e altri ancora.

Utilizzando quelli che erano gli strumenti di Facebook quell’anno e giocando con la relativa struttura grafica e le impostazioni della privacy si era inventato una soluzione creativa di pubblicazione del suo curriculum vitae, personalizzando così lo spazio a suo disposizione e distinguendosi dagli allora altri 600 milioni di utenti sul social.

E la firma, Claudio Nader, ce la mette sempre in ogni comparto d’azione, continuando a personalizzare spazi pubblici e privati, tangibili e virtuali. C’è da dire che ha un talento multiespressivo coinvolgente, che fa di lui un interprete aggiornato e trasversale della contemporaneità.

La guida teorica del suo credo artistico discende da una frase abilissima dello scrittore messicano Octavio Paz (d’altra parte premiato col Nobel per la Letteratura nel 1990), che a proposito del lavoro di Marcel Duchamp scriveva: «La conoscenza non è altro che uno sconvolgimento del linguaggio».

1 Claudio Nader, composit grafico 'portatile', 2006-2007

Claudio Nader, composit grafico ‘portatile’, 2006-2007.

2 Claudio Nader, coppia di tavole da 'Bimbare nella solitudine', 2006-2007

Claudio Nader, coppia di tavole da ‘Bimbare nella solitudine’, 2006-2007.

Ebbene potrà apparire un truismo ma rivoluzionare anche il proprio mondo espressivo è in effetti uno sconvolgimento, un faticoso ma saggio sforzo volto a darsi delle possibilità di conoscenza, in primis di se stessi; quello di Nader (i due nomi quello italiano e questo giordano sono interscambiabili) è propriamente un percorso in tale direzione.

Attraverso quel cv scomposto, reinventato d’intuito, ha trovato la strada oltre che il lavoro, definendo la sua cifra stilistica: quando le “cose” non hanno la forma che si desidera, è d’obbligo tentare di plasmarle, animarle; oggi Claudio è Head of Strategy and Performance per una grossa agenzia di comunicazione di Bologna, dopo un’esperienza a Milano (immancabile per chi fa questo mestiere in Italia) di ritorno da Londra dove viveva in quel 2011.

Ma dunque – a proposito di linguaggi – si consideri che uscito dall’Istituto d’Arte, lui ha disegnato per circa vent’anni anni, gravitando con successo nel mondo del fumetto, dell’illustrazione e dell’animazione.

Ha lavorato, per esempio, nel primo cartone animato italiano per “videofonini” e come Character Designer e Scenografo per Matì e Dadà, e poi come Storyboard Artist per RatMan, entrambe serie animate prodotte da Rai Fiction e andate in onda negli anni scorsi. È stato redattore di Flash Fumetto e attivo organizzatore di eventi, mostre e festival per il Comune di Bologna, ed occupandosi a più riprese e da vicino di questo ambito, ha scritto LeCtura Fumetto, un corso per adulti propedeutico alla lettura del fumetto, in collaborazione con l’Università di Bologna e le librerie Feltrinelli, mantenendo anche un blog a tema “Graphic Novel” per il network Nova del Sole24Ore. Durante la formazione da attore, ha studiato oltretutto anche teatro, ha messo a fuoco le sue capacità nella comunicazione sviluppandole con discrezione geniale. Di recente la sua attitudine come autore si è concretizzata in un monologo per la scena dal titolo Il giorno in cui ho deciso di Non morire, in cui racconta accoratamente di come ha reagito all’incidente che lo ha colpito qualche estate fa. Ecco che dando voce alla sua necessità di espressione, è fiorito un universo di esperienze estetiche nuove, dal momento che “ogni significato ha bisogno di un sostegno, di una veicolo o di una vaso”!

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Artifex. © Cristina Principale.

Come infatti lui stesso premette, «Sedotto in maniera indelebile dai linguaggi visivi», ha indirizzato i suoi skills verso la pittura e si è dato un altro obiettivo di creatività. Per superare la sua abitudine al disegno, e superarsi in termini anche tecnici, è passato dagli acquerelli, china, matite e collage digitali, alla pittura su tela e poi sui muri, in una crescita esponenziale delle aree d’azione tenendo un ritmo produttivo che è proprio delle rivoluzioni. Dalle tavole dei fumetti alle murate, quasi abbandonando il dettaglio in virtù delle campiture nette e solide dei suoi attuali lavori.

Nel 2016 infatti ha inaugurato uno studio-laboratorio nel quale si dedica alle sue fantasie; si tratta di un piccolo cubo con tre pareti in muratura e una in vetro curato come uno spazio abitato, in cui sembra di galleggiare, circondati come si è dagli elementi, tronfi e brillanti, sospesi nei quadri. In quanto, a ben pensare, l’aspetto che gli è peculiare è la vivacità che innesta nelle forme e il fattore spazio-tempo che ne determina una sempre possibile narrazione; tanto quanto animava i disegni, tracciando i profili dei suoi personaggi, così ora anima le innumerevoli sagome dipinte.

I suoi nuovi protagonisti pittorici non hanno fisionomie ma sono vibranti, autonomi, sono personaggi anche questi, tutti in relazione e coinvolti in movimenti armoniosi, in vere sferzate di energia cinetica.

Ha allargato così il gesto meticoloso del polso da illustratore, verso un gesto più ampio da pittore, impegnando anche le braccia, mosse libere nei casi del grande formato, laddove lo spazio pittorico supera la sua stessa altezza richiedendo un coinvolgimento gestuale di più ampio raggio.

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Claudio Nader, air action 2016. © Cristina Principale.

Claudio Nader, air action 2016, fotografia Cristina Principale (2) - Copia low

Claudio Nader, air action 2016. © Cristina Principale.

Lui, col corpo, c’è inglobato in questi flussi di materia dipinta, segue o fa come per ostacolare le direzioni, architettando delle scenografie che coinvolgono anche lo spettatore. E in queste ondate di bolle sembrano racchiusi i sogni, emozioni e intenzioni che si incontrano e si scontrano. Bolle che sfuggono ad ogni nominazione possibile, e infatti il pubblico le identifica in maniera ben differente, che potrebbero tornare ad essere fumetti in cui ognuno può iscrivere la frase che sente di volta in volta adatta.

Dalla serie sul sonno per Instagram - Febbraio 2017, fotografia Cristina Principale low

Dalla serie sul sonno per Instagram, febbraio 2017. © Cristina Principale.

Oltre ai legami tra bisogni e cose, si tenga conto dei legami tra cose e cose.

Quelle di Claudio Nader appaiono delle sequenze formali aperte che concedono una sensazione di appagante completamento che viene dal riconoscere una “forma del tempo”, citando lo storico dell’arte americano George Kubler. In questo apprezzamento della serie (i suoi quadri per ora sono anonimi, intitolati solo seguendo la progressione tecnica-temporale), colori e ombre seguono delle correnti di senso – che garantiscono che qualcosa accadrà tra gli elementi – concedendo un’intermittenza dalla realtà. Questo dipingere ha la forza di tutte le descrizioni dedicate agli aspetti piacevoli dell’esistenza, lasciando che si goda dell’arte senza troppe ansie intellettuali e apprezzandone d’acchito l’esercizio stesso di creazione. Ogni opera è come una breve seppur intensa storia.

Proprio come affermava Kubler già nel 1961, rivolgendo tutta l’attenzione allo studio dei significati si trascura un’altra definizione di arte intesa come sistema di relazioni formali, e questa seconda definizione importa talvolta più del significato, allo stesso modo la parola importa più della scrittura, poiché una precede l’altra.

Claudio Nader, #21-2017, fotografia Cristina Principale low

Claudio Nader, #21-2017. © Cristina Principale.

Nell’impattare il primo suo intervento su un muro pubblico, apparso qualche mese fa sul ponte Stalingrado di Bologna, è emersa l’importanza della propag-azione, sarebbe a dire quella chiassosa compostezza che fa grande certa comunicazione e dunque certa pittura.

Si tratta di circa 20 metri, poco meno di 30 passi che preparano ad un’immersione favolosa.

Il cubo di Claudio in via Nosadella a Bologna_fotografia Cristina Principale low

Il cubo di Claudio in via Nosadella a Bologna. © Cristina Principale.

In queste giornate Claudio Nader dipinge sulle pareti di ambienti privati, laborioso e attento, proiettato a portare presto in 3D le sue forme riconoscibili.

 Cristina Principale