Il massimo del risultato con il minimo segno. È tutta qui la forza di Maicol&Mirco, ironico, sagace e provocatorio autore indipendente, padre degli Scarabocchi, strisce sul quotidiano malessere dell’uomo e sull’inevitabile necessità di morire ogni giorno, di Palla Rossa e Palla Blu, la storia di due amici a forma di palla – e non dite che Palla Blu non è una palla perché Palla Rossa si arrabbia moltissimo! -, e, da poche settimane, di Dio. Si intitola proprio così, Il papà di Dio, il suo ultimo libro edito da Bao Publishing e in libreria dal 12 gennaio. Un concentrato di verità in 960 pagine. Sì, verità, perché in questo libro Maicol&Mirco svelano il difficile lavoro di essere Dio, il fallimento di avere fatto un mondo come questo e la delusione di avere un figlio ribelle, e soprattutto imperfetto e pasticcione, che frequenta le persone sbagliate (Satana, ovviamente!). Con i suoi Scarabocchi, Michael Rocchetti, il Creatore, appunto, snocciola pagina dopo pagina una storia carica di senso ma soprattutto di – infelice – umanità toccando il ben noto tema del rapporto generazionale fra padre e figlio. Si ride, certo, a denti stretti, con l’amaro in bocca, perché sappiamo che in quelle pagine ci siamo noi, così malfatti e impacciati.

COVER IL PAPà DI DIO

Copertina de Il papà di Dio, Maicol&Mirco, Bao Publishing, 2017.

Come sono andate le cose passando da autore indipendente a autore della Bao?

Scarabocchi l’ho pubblicato in maniera indipendente perché ci tenevo moltissimo che fosse come volevo io. Insieme a Roberto Montani, grafico del collettivo Rombo Lab autoproduzioni (e amico di una vita sul cui divano, nel mezzo delle chiacchierate notturne dove tutti i sogni diventano possibili, nacque il primo Scarabocchio, ndr), ho curato tutto sotto ogni aspetto. Impaginazione, carta rossa e tutte le scelte autoriali che una pubblicazione richiede. Il passaggio alla Bao è stato possibile perché anche in una realtà come questa, ho visto accettare le mie richieste. A loro piaceva il progetto e quando ho chiesto un libro cartonato, di mille pagine, con dettagli in oro, e loro hanno detto sì a tutto non potevo fare diversamente, anche perché non credo che lo avrei fatto senza di loro, almeno per molti anni a venire. La cura nel progetto l’abbiamo messa entrambi e loro, come casa editrice, fanno un gran lavoro di promozione, cosa difficile per gli autori indipendenti. L’ambiente underground supplisce ai difetti dell’editoria specializzata, perché ci sono storie che non trovano spazio e allora è giusto che gli autori se le producano da soli. Non c’è una maniera giusta per pubblicare un libro. Quella giusta è quella che arriva al maggior numero di lettori possibile. Se fosse stato possibile, negli anni passati, avrei fatto tutti i libri con la Bao. Ora le cose sono cambiate, ragioniamo insieme, andiamo di pari passo.

State lavorando a un altro progetto insieme?

Non si puo’ dire ma ci sono tante cose di cui stiamo parlando.

Una collaborazione proficua per entrambi.

Sì, per entrambi, assolutamente.

Il ruolo del fumetto è cambiato in questi ultimi anni.

Sì. Negli ultimi dieci anni il fumetto è cambiato. Gli è stato riconosciuto un ruolo che negli altri paesi del mondo aveva già da tempo. Negli anni ’70 e ‘80 anche da noi aveva questa importanza, poi qualcosa è stato trasformato. Sono state introdotte alcune terminologie nuove, graphic novel piuttosto che romanzo a fumetto, che in qualche modo hanno allontanato i curiosi. Oggi finalmente, il fumetto è quello che è. Un linguaggio con delle possibilità mostruose, infinite. Negli anni ’80 il fumetto popolare aveva un grandissimo successo, quello autoriale faceva più fatica e solo gli autori riconosciuti come intellettuali emergevano. Adesso invece c’è un’attenzione su tutte le forme di fumetto, nessuna esclusa.

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Festival dedicati e molte riviste che usano il linguaggio del disegno e del fumetto per i servizi. Oggi fare il disegnatore di professione sembra meno utopistico di un tempo.

Sì. Ho cominciato a pubblicare gli Scarabocchi su Smemoranda, Linus, Repubblica XL fin dall’inizio, e altre riviste. Internet, inoltre, aiuta a far conoscere il proprio lavoro. Un libro come Il papà di Dio se non ci fosse stata la tecnologia che tutti usiamo, sarebbe stato molto più difficile da proporre. Un editore avrebbe potuto pensare che aveva fra le mani un grande capolavoro ma la domanda a cui doveva rispondere era “Come lo faccio arrivare al pubblico?”. Ecco, internet è un buon mezzo per lavorare e per far stare l’editore un po’ più al sicuro vedendo che l’autore ha un suo seguito di lettori, curiosi e appassionati. Quando pubblico una striscia di Scarabocchi sul mio profilo, io guardo i like che mi arrivano. Ma non è un modo per compiacermi del numero, ma un modo di analizzare se il modo che ho usato per parlare di un concetto è arrivato o no. È una verifica per vedere se quello che dico e come lo dico sta arrivando nel modo giusto. È un responso del pubblico, immediato, per me è importante e gli do valore.

Nel maggio del 2016 Scarabocchi diventa anche spettacolo teatrale. A portarlo in scena l’amico, Andrea Fazzini, regista, attore e fondatore del Teatro Rebis. Da circa 2000 strisce, edite, inedite e prese dal web, il regista ha costruito una drammaturgia e uno spettacolo condensando i caratteri degli Scarabocchi in tre figure, tre personaggi anonimi, archetipi del concetto di figura, senza storia, senza passato né futuro ma colti nel divenire; figure che sembrerebbero senza contenuti e invece hanno tutti i contenuti possibili. E oggi, mentre Scarabocchi è ancora nei teatri italiani, il regista sta mettendo mano alla trasposizione teatrale de Il papà di Dio collaborando con il Gruppo Teatrale Clorofilla di Jesi.

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Ritratti di scena dello spettacolo Scarabocchi, di Andrea Fazzini. Ph. Marco Biancucci.

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Ritratti di scena dello spettacolo Scarabocchi, di Andrea Fazzini. Ph. Marco Biancucci.

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Ritratti di scena dello spettacolo Scarabocchi, di Andrea Fazzini. Ph. Marco Biancucci.

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Ritratti di scena dello spettacolo Scarabocchi, di Andrea Fazzini. Ph. Marco Biancucci.

Un autore completo e una casa editrice consapevole sono alla base anche del volume Palla Rossa e il Terremoto, storia inedita dedicata ai bambini che stanno vivendo da mesi il trauma del terremoto. Il libro è acquistabile in formato digitale sul sito della Bao a partire da una donazione di 2 euro per devolvere il ricavato delle vendite alle Brigate di Solidarietà Attiva per finanziare le loro attività di volontariato a sostegno delle popolazioni terremotate.

Con gli occhi ben puntati sulla società che lo circonda e sul ragazzo cresciuto in una città di periferia nelle Marche, Michael Rocchetti è uno degli autori italiani più capaci di registrare le nostre miserie ma di farlo con quella calibrata velocità e immediatezza, da rendere la sferzata tanto rapida quanto indolore e farci quindi ridere del nostro stesso destino. Umano pertanto fallimentare.

Francesca Pieroni