Abdallah Kamanja, lavora come copista alla stazione, ma, come suo zio Khalil, menestrello-musicista da cui ha ereditato il fez e l’amore per la musica, è un grande pianista e accordatore con un sogno nel cuore e un’idea in testa.

Zanzoun, è una bambina che cresce studiando svogliatamente l’arabo ma amando il francese, lingua ereditata dal nonno paterno, diventando ben presto un Franji cucu, un cucù francese, come si indica in arabo chi parla francese, che, fra l’altro, fatica a pronunciare la r, indispensabile per un buon arabo.

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Cover de Il piano orientale, di Zeina Abirached, Bao Publishing, 2017.

Abdallah Kamanja, figura liberamente ispirata a Abdallah Chahiné, inventore realmente esistito che negli anni Cinquanta trasformò un pianoforte in un piano orientale, ovvero capace di riprodurre il quarto di tono necessario a suonare la musica mediorientale, è il bisnonno di Zanzoun, riccissima alter ego dell’autrice, Zeina Abirached, giovane autrice libanese conosciuta in Italia per Mi ricordo Beirut (BeccoGiallo, 2010), e Il gioco delle rondini (BeccoGiallo 2009), vero e proprio caso editoriale tradotto in dieci lingue, vincitore del primo French Voices Grant e selezionato al Festival Internazionale del Fumetto di Angoulême, che con Il piano orientale, tradotto da Bao Publishing, e vincitore del Prix Phénix de Littérature, aggiunge un terzo capitolo alla sua storia, carica di amore per la sua città, Beirut.

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Ritratto di Zeina Abirached.

In un racconto libero fra autobiografia e immaginazione, quella bambina che aveva raccontato l’infanzia in un Paese diviso dalla guerra civile, oggi, scava fra le pieghe della sua famiglia e ne riscopre la bellezza attraverso due storie. Da una parte, la bellezza del bisnonno, inventore fantastico di un piano straordinario che, senza cambiare la morfologia dello strumento, riesce a riprodurre entrambi gli intervalli più piccoli, il semitono occidentale e il quarto di tono orientale. Dall’altra la grande passione della piccola Zanzoun per l’arabo, la lingua madre, e il francese, la lingua ricevuta in dono dal nonno paterno, drogman, interprete durante il mandato francese in Libano e funzionario naturalizzato senza mai essere stato in Francia. Le due storie corrono in parallelo e nella ricchezza dei giorni che passano, l’uno a trovare la soluzione per un piano che unisca Oriente a Occidente, l’altra per trovare la propria identità parlando entrambe le lingue, scopriamo i caratteri, i rumori, le passioni e i volti di una Beirut travolgente. Da lì, partiranno entrambi. Abdallah Kamanja, scricchiolando per le vie della città con le sue scarpe nuove ci accompagnerà a Vienna, la terra su cui hanno camminato tanti musicisti prima di noi, per dimostrare agli Hofman le peculiarità del suo piano orientale e diffonderlo, finalmente, in tutto il mondo. Zanzoun, scivolando veloce come le rotelle della sua valigia partirà verso Parigi, esplorando più possibile le dinamiche linguistiche del suo essere donna araba naturalizzata francese capace di esprimersi con le sfumature più ricche dell’uno o dell’altro idioma.

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Zeina Abirached, Il piano orientale, Bao Publishing, 2017.

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Zeina Abirached, Il piano orientale, Bao Publishing, 2017.

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Zeina Abirached, Il piano orientale, Bao Publishing, 2017.

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Zeina Abirached, Il piano orientale, Bao Publishing, 2017.

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Zeina Abirached, Il piano orientale, Bao Publishing, 2017.

Rigorosamente in bianco e nero, perché in quegli anni, in Libano, i lettori vhs erano calibrati per il sistema colorimetrico americano (NTSC) e le immagini delle nostre videocassette francesi apparivano in bianco e nero, così per molto tempo ho associato la lingua francese al bianco e nero, le tavole di Zeina Abirached sviluppano il duplice livello di lettura in modo serrato con un ricchissimo sistema di didascalie, dove si intrecciano i sogni, si materializzano le emozioni, si toccano gli ambienti e si vivono le storie dei protagonisti.

La storia di Abdallah Kamanja, bisnonno sognatore sempre in ritardo che ha passato la vita sul, sotto e dentro il pianoforte anticipando l’invenzione del sintetizzatore con il pulsante “modo orientale”, servirà alla giovane donna che a Parigi, carica del suo bagaglio familiare, imparerà ad aprire la finestra, e lanciando lo sguardo oltre gli edifici haussmanniani vedere il mare all’orizzonte e le luci dei pescherecci.

Francesca Pieroni