Dall’America all’Italia, da un po’ di tempo è iniziato l’outing del mestruo, creando uno squarcio in secoli di tabù e silenzi dovuti al fatto che si doveva nascondere il ciclo che appartiene a tutte le donne del pianeta. In Italia ci ha pensato Lucrezia Lerro con il libro Il Sangue matto edito da Mondadori, da cui è tratto anche l’omonimo spettacolo che ha debuttato a Milano, una commedia ironica che vede in scena sei attrici. Secondo l’autrice, «Le donne devono parlare delle mestruazioni serenamente, in modo da usare la parola come cura e liberazione». Lei stessa, grazie al romanzo autobiografico ha potuto liberare i tabù e le sofferenze del suo vissuto. Per tutte noi è stato sicuramente uno choc e lo era doppiamente quando al mare, le mamme proibivano di bagnarci e dovevamo inventare mille scuse agli amici che ci chiedevano perché non facevamo il bagno, come se il pantaloncino indossato non rivelasse la verità. Per l’autrice «Il sangue matto è una domanda d’amore ed è allo stesso tempo la paura di non poter dare la vita come vorrebbe la natura». Una delle protagoniste dice che a volte un gesto inaspettato d’amore, può trasformare un giorno no della sindrome premestruale, in un momento meno cupo. Il corpo che urla e soffre mensilmente svela implicitamente una maternità mancata. La natura è più forte della cultura. In quei giorni, prendersi cura di se stesse paga sempre. Il non prendersi troppo sul serio aiuta ad affrontare il mondo con leggerezza.

il sangue matto

Copertina del libro di Lucrezia Lerro, Il sangue matto, Mondadori 2015.

Il libro è divertente e racconta con grande ironia, vari rimedi su come vivere al meglio sia la sindrome premestruale che i giorni del ciclo. Ogni lettore darà una libera interpretazione del testo.

Cos’è il Sangue matto?

È una domanda d’amore, è la sindrome premestruale che assilla il corpo e i pensieri della donna all’incirca per sette giorni al mese. È forse anche la paura di non poter diventare ancora una volta madre come la natura vorrebbe.

«Il principio della salvezza personale è un inaspettato gesto d’amore». In che senso?

L’amore è sempre salvifico. Nel romanzo una delle protagoniste dice in modo chiaro e inequivocabile che a volte un gesto inaspettato d’amore può trasformare un giorno no, come uno di quelli della sindrome premestruale, in un momento migliore, meno cupo.

Nel libro ricorre spesso il desiderio di maternità. È inattesa, sperata o cosa?

Il desiderio di maternità è soggettivo, la consapevolezza dello stesso non è facile da conquistare ma il corpo delle donne, macchiato di rosso, il corpo che urla e soffre mensilmente racconta implicitamente il desiderio di una maternità mancata. La natura è sempre più forte della cultura.

«Vorrei che Villa Trieste non fosse mai esistita». Perché?

È una frase che dice Il sangue matto, protagonista del mio romanzo. Confido nei lettori e lascio a loro una possibile interpretazione del testo.

Lucrezia Lerro è nata a Omignano in provincia di Salerno nel 1977. Si è laureata in Scienze dell’Educazione e in Psicologia. Sue poesie sono apparse su “Nuovi Argomenti”, nell’ “Almanacco dello Specchio” (Mondadori) e nell’antologia Nuovissima poesia italiana (Oscar Mondadori). Ha pubblicato i romanzi Certi giorni sono felice, Il rimedio perfetto, La più bella del mondo, La bambina che disegnava cuori, tutti per Bompiani. Torino Salone del Libro 2016. © Leonardo Cendamo

Ritratto di Lucrezia Lerro. © Leonardo Cendamo.

Il corpo della donna è una domanda continua che finisce per non trovare risposta negli uomini. Quale dovrebbe essere la risposta?

La risposta assoluta non esiste, nel romanzo indico delle strade…

«Dove sono finiti i giorni spensierati»? In quel periodo l’ansia si trasforma in ossessione. Cosa consiglia per superarla?

Suggerisco a chi soffre di tali disturbi di tentare un percorso individuale di psicoanalisi e non solo…Prendersi cura di se stesse paga sempre.

Le armi per combattere la sindrome premestruale sono parlarne con le amiche o essere autoironiche. Qual è la migliore?

Certo, il non prendersi troppo sul serio aiuta. Sdrammatizzare vuol dire darsi la possibilità di andare nel mondo con più leggerezza. Con ironia si vivono meglio anche gli effetti della sindrome premestruale.

Elisabetta Ruffolo