Nel vastissimo ambito del rinnovato percorso del Museo delle Arti Decorative al Castello Sforzesco di Milano, avviato e promosso dai contributi della Fondazione Cariplo dopo tre anni di lavori, la sala dedicata alla collezione Bellini – Pezzoli è la nuova acquisizione; l’inaugurazione del circuito museale, dal titolo Fragili meraviglie è avvenuta, martedì 11 aprile alle ore 18 e vi ha presenziato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala e l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno. In giornata, la conferenza stampa delle 14.30, introdotta da Claudio Salsi, Soprintendente del Castello, Musei Archeologici e Storici, da Francesca Tasso, Conservatore responsabile Raccolte artistiche, Andrea Perin, Architetto progettista dell’allestimento e da Giovanni Curatola, Professore di archeologia e storia dell’arte islamica all’università degli studi di Udine, ha chiarito al pubblico intervenuto nel salone degli arazzi del Castello i vari aspetti dell’operazione che ha riordinato gli innumerevoli materiali di un museo ai primi posti in Italia e fra i più importanti del mondo per quantità e qualità: sulla precedente esposizione, organizzata per serie tipologiche (avori, oreficerie, bronzi, cuoi, ferri, vetri, ceramiche, maioliche, porcellane) è stato svolto un riallestimento che ha riorganizzato i contenuti secondo una sequenza che amplificasse le rispondenze culturali e comunicasse al visitatore una idea di discontinuità e di varietà in modo da suscitare una curiosità continua e raccontare una storia.

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Due gli obiettivi proposti: il primo sta nell’inserire le opere d’arte in una struttura portante fortemente ancorata alla cultura storica in modo da restituire ad ogni oggetto la sua valenza funzionale e comunicarla al grande pubblico con un linguaggio adeguato affinché le opere messe in rapporto possano costruire un discorso coerente che illumini in maniera documentata e non superficiale uno spaccato della nostra storia, il secondo nell’evidenziare le emergenze estetiche, cioè isolare e attrarre l’attenzione sui capolavori formali e sulle opere che spiccano per la qualità della loro fattura.

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L’articolazione dell’immenso percorso, che guida alla visita di oltre 1300 pezzi e si avvale di più di 1000 nuove didascalie in italiano ed inglese e di una nuova concezione di pannelli con luci calde perimetrali, comprende le seguenti Sale: la 28 con ceramiche d’uso fra cui trovano posto anche gli oggetti moderni esemplati sulla ceramica medioevale e rinascimentale di Carlo e Giano Loretz, la 29 con oggetti d’uso tra cui il famoso compasso di Galileo Galilei e una silloge di vetri muranesi e boemi, la 30 con maioliche e porcellane che comprende bellissimi piatti da pompa istoriati del Cinquecento, e si articola a sua volta in vari box: nel n. 1 è esposta la collezione Sambonet e un esempio di design moderno con arredi della tavola della designer-artista Olga Finzi Baldi, nel n.2 la serie di smalti dipinti e maioliche istoriate del Cinquecento di diverse scuole, in particolare quella di Urbino, dove operano Xanto Avelli, Nicola da Urbino, Orazio Fontana e smalti dipinti del Limosino, nel n. 3 si presenta il Seicento con maioliche da parata i cui più importanti sono quelli di Castelli d’Abruzzo, di Pavia e di Savona-Albisola, nel box 4 il Settecento lombardo e la nascita della tavola moderna con maioliche provenienti dalle botteghe di Clerici e Rubati (Milano) e da Lodi, indi box n. 5 si intitola eloquentemente La porcellana: una malattia del collezionista.

2.Bottega alessandrina (?), San Mena, VII secolo, avorio intagliato, deposito Museo Patrio di Archeologia (già collezione G. Bossi). Inv. A 1.

Bottega alessandrina (?), San Mena, VII secolo, avorio intagliato, deposito Museo Patrio di Archeologia (già collezione G. Bossi). Inv. A 1.

Continuando per le sale, nella 30 bis, dedicata al Mediterraneo, trovano posto gli avori alessandrini tra cui la famosa cattedra eburnea donata dall’imperatore bizantino Eraclio alla sede episcopale di Grado nel VII secolo, i tessuti copti e bizantini, le ceramiche mediorientali, ispaniche e siciliane e i tessuti medioevali. La sala è dedicata al Novecento segnala opere di Gio Ponti, Alfredo Ravasco, fa spiccare il granchio di Mengaroni, le opere di Arturo Martini e la ballerina di Melandri e infine, nella sala 32 è allestito Il gabinetto del collezionista con una vastità di oggetti preziosi di diverso genere tra cui emergono il dittico raffigurante le Marie al Sepolcro, i dittici consolari tardoromani, l’imperatore Ottone inginocchiato ai piedi di Cristo, il coltello eucaristico con raffigurazione dei mesi e sculture rinascimentali e barocche come il Cristo tra due ladroni di anonimo e il berniniano busto di Costanza Bonarelli.

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Marcantonio Mazzoleni (?-1632), Compasso di Galileo (recto), ante 1606, rame dorato, provenienza non documentata. Inv. B 299.

La sopra citata nuova acquisizione del Museo delle Arti Decorative al Castello Sforzesco è l’esposizione permanente di opere d’arte in vetro donate dal collezionista Sandro Pezzoli allestita nella Sala Castellana, aperta in preview il giorno prima dell’inaugurazione ufficiale dell’11 aprile alle ore 18 e visitata da una folla attenta e curiosa. Si tratta di una parte importante della collezione Bellini-Pezzoli, una cinquantina di opere in vetro provenienti da tutto il mondo e databili tra il 1950 e il 2015, raccolte da Pezzoli e concesse in deposito al museo. La collezione permette un significativo aggiornamento del percorso museale sulla contemporaneità, offrendo la più vasta rassegna del vetro contemporaneo attualmente visibile in Italia, con opere, tra gli altri, di Enrico Baj, Fulvio Bianconi, Dale Chihuly, Gianfranco Frattini, Joan Crous, Silvia Levenson, Roberto Sambonet, Lino Tagliapietra, Toni Zuccheri, Lucio Del Pezzo, Andrea Cascella, Laura Panno, e, tra i veterani, le giovani promesse dell’arte del vetro con pezzi di Camillo Triulzi, Sally Viganò, Vittoria Parrinello, Violetta Uboldi.

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Pietro Melandri (1885-1976), Ballerina, metà del XX secolo, maiolica a lustro, dono E. Lucilia Falchi, 2009. Inv. M 4418.

Fulvio Bianconi, Gli amanti, vetro soffiato, canne di vetro, 1986, deposito Sandro Pezzoli.

Fulvio Bianconi, Gli amanti, vetro soffiato, canne di vetro, 1986, deposito Sandro Pezzoli.

Dale Chihuly, Ikebana, Vetro soffiato, foglia oro e argento, 2002, deposito Sandro Pezzoli.

Dale Chihuly, Ikebana, Vetro soffiato, foglia oro e argento, 2002, deposito Sandro Pezzoli.

Roberto Sambonet, Sfere, vetro soffiato, incalmo, diam 17 cm, 1955.

Roberto Sambonet, Sfere, vetro soffiato, incalmo, diam 17 cm, 1955.

Grazie al generoso contributo di Pezzoli, abbiamo potuto ammirare una splendida raccolta di capolavori dell’arte vetraria, frutto delle varie tecniche dell’artigianato del vetro che si avvale della migliore tradizione, ma assurge ad arte raggiungendo risultati ed effetti inediti di grande suggestione.

Andrea Zepponi