Se destra e sinistra sono categorie ormai superate, è ancor più sorprendente l’inversione di ruoli fra progressisti e conservatori

Ho sentito Pierre Moscovici, socialista, commissario per gli affari econo­mici e monetari della Commissione europea guidata da Jean-Clau­de Jun­cker, stroncare la proposta di indire in Fran­cia un referendum sul­l’uscita dall’Ue e/o dall’euro. Chiedere ai cittadini, in questo caso i cugini dell’Esagono, ma il ragionamento va­le “erga omnes”, come vo­gliano organizzare il futuro proprio e dei figli sarebbe, se­­­­condo costui, cosa al­quanto inopportuna. In sintesi, il popolo non è in grado di scegliere per il proprio bene. Ne con­segue che solo le “élite” illuminate possono fa­r­­­­­lo, quindi devono con­ti­nua­re a decidere nelle segrete stanze.

Ormai è caduta la foglia di fico della rappresentatività popolare legata alle e­lezioni (dicesi democrazia) visto che, ad esempio, i si­gnori della Com­missione di Bruxelles sono eletti da nessuno, bensì nominati da governi magari, come quello italiano, neppure essi insediati in base all’esito di regolari votazioni. I disastri compiuti da costoro, dalle politiche comunitarie alla mo­neta unica, a discapito della massa della popolazione e a favore di pochissimi, in tale visione non esistono. L’importante è che la gente non si esprima.

Questa posizione si è molto rafforzata dopo il referendum nel Regno Unito, però circolava da tempo nei rarefatti ambienti intellettuali usi a osservare con disgusto la brulicante umanità dai propri “loft”, degustando tartine al caviale. Qualche decennio fa sarebbe stato fantascientifico ipotizzare che a portare avanti tesi simili potessero essere anche, e soprattutto, i politici di sinistra.

Se è vero che la distinzione fra sinistra e destra non ha più ragion d’essere, in particolare è saltata, anzi si è capovolta, l’i­dentificazione della prima con i progressisti e della seconda con i conservatori.  I principali difensori dello “status quo” sono proprio quelli che si dicono di sinistra, mentre le proposte realmente “rivoluzionarie”, e qui non mi soffermo sul giudizio relativo alla loro positività o meno, giungono dagli esponenti della destra, specie quella sociale.

Sul perché Moscovici dica ciò che dice non ho dubbi.

La Brexit dimostra come l’o­pinione pubblica non si faccia più prendere per il naso dalla propaganda, seppure catastrofista, e non sopporti più una classe dirigente, na­­zionale e comunitaria, ab­barbicata ai privilegi che ha dato ampia dimostrazione di quanto sia inadeguata, se non corrotta.

Tutti ricordiamo cosa è stato detto dagli ex alfieri della democrazia a proposito del risultato registrato nel Regno U­nito (i vecchi contadini ignoranti che uccidono il futuro dei giovani laureati…).

Beh, sarà sempre peggio, credo a iniziare dal prossimo referendum italiano.

Claudio Puppione