È passato poco più di un anno da quando abbiamo sfogliato il primo libro per l’infanzia del collettivo Wu Ming, il Librone dei Viaggi dei Cantalamappa, che già è pronto un secondo libro di storie che si intitola Il ritorno dei Cantalamappa, con tavole illustrate di Daniele Castellano, edito da Electa Kids e in tutte le librerie dal 15 novembre.  Ce ne parla Wu Ming 2.

cantalamappaCANTALAMAPPA2_SOVRAC_LTC3.indd

Cosa è successo in questo lungo anno da farvi rivolgere ancora ai bambini? E che pubblico è quello dei bambini?

È successo che presentando il primo libro in giro per l’Italia, nelle scuole e nelle biblioteche, invece di raccontare sempre le stesse storie, abbiamo incominciato a inventarcene di nuove, per poi modificarle con l’aiuto di bambini e bambine. Così abbiamo capito che i viaggi dei Cantalamappa non erano finiti e che ci saremmo divertiti ancora ad esplorare il mondo insieme a loro. Nel frattempo, abbiamo imparato a conoscere meglio i nostri lettori, che il più delle volte non sono bambini-e-basta, ma bambini+genitori, nel senso che molti hanno letto il libro assieme, oppure l’hanno letto entrambi, ma in momenti diversi, in modo che quelle pagine sono diventate un pretesto per far domande, confrontarsi, giocare con le mappe. Ci è sembrato un risvolto molto positivo e abbiamo cercato di tenerne conto, scrivendo i racconti del secondo volume.

La Teiera Volante, il prologo de Il ritorno dei Cantalamappa, pubblicato sul vostro sito, parla del ritorno di Guido e Adele, accompagnati da Rajan, un ragazzino, e Valerio, l’amico che ha prestato loro la teiera volante con la quale fanno rientro dalla città Haltgrenze. La città è proprio di là dal confine italico ma non potevano prendere l’autobus perché dovevano dare un passaggio al piccolo che viaggiava con loro. Lavventura di Rajan permetterà ai piccoli lettori di entrare nelle storie dei tanti bambini che negli ultimi -troppi- anni vediamo arrivare in Europa e Italia in fuga dai Paesi in guerra. Cosa volete far comprendere ai lettori?

Rajan scappa da un paese in guerra, l’Assurdistan, ma nella fuga sotto i bombardamenti, ha perso di vista i suoi genitori. Guido e Adele gli danno una mano a ritrovarli, anche a costo di andare contro la legge che gli vieta di attraversare un confine. Nella prima versione del racconto, avevamo reso esplicita la “morale” della storia, ma poi abbiamo deciso di togliere dal libro tutti gli interventi di questo tipo. Non ci interessa che i nostri lettori comprendano un certo messaggio, ma che si confrontino con una vicenda e si pongano degli interrogativi. Come narratori cerchiamo di suggerire certe domande, che ci sembrano essenziali per orientarsi nel mondo.

I Cantalamappa sono una coppia non più giovane che ne ha viste molte nella vita. Quali sono i personaggi, reali o ispirati dalla letteratura o dal cinema, da cui avete tratto il profilo psicologico della coppia?

Guido e Adele sono due anziani fricchettoni, inguaribili giramondo, di quelli che a settant’anni suonati hanno ancora voglia di dormire in tenda. Chiunque viaggi davvero, prima o poi s’imbatte in una coppia del genere. Come modelli letterari, non abbiamo considerato due personaggi in particolare, ma leggendo Play Power di Richard Neville, con le sue pagine piene di stratagemmi per vivere liberi e ribelli, ci si può fare un’idea della controcultura che anima i nostri protagonisti.

I Cantalamappa vengono definiti pacificamente sovversivi, e il libro stesso è dedicato a lettori sovversivi di tutte le età. Qual è la società in cui sono cresciuti i Cantalamappa? In quale momento della loro vita sono diventati sovversivi? A cosa si sono rivolti e qual è il messaggio che vogliono lanciare ai lettori?  

I Cantalamappa non hanno un’età definita. Nel racconto Toc e Patoc, si dice che Guido aveva diciotto anni e Adele sedici all’epoca della strage del Vajont. Quindi lui dovrebbe essere nato nel ’45, e lei nel ’47. Ma da altre storie, se ti metti a fare i conti, risultano un po’ più vecchi, oppure più giovani. Di sicuro, sono cresciuti negli anni Sessanta, ed episodi come quello del Vajont li hanno resi allergici all’ingiustizia e alla prepotenza. Attraverso i loro viaggi, vorremmo trasmettere l’idea che il mondo contiene tanti mondi, ciascuno con una sua profondità, ed è sbagliato sforzarsi di appiattirli, per tradurli più facilmente in una mappa. Ogni mappa contiene una storia e se vuoi usarla bene, devi ascoltare quel che ti racconta. Poi devi anche imparare a farne a meno, delle mappe, rischiare di perderti, abitare i luoghi in prima persona, scoprirne i sentieri un passo dopo l’altro. Perché nessuna mappa può fare a meno dell’esperienza.

La geografia. Il viaggio. La magia. Lambiente. Lavventura. I mari e le molte storie di uomini diversi per usi, tradizioni, costumi e idee. Una ricchezza che ha decretato il successo del vostro primo libro e della saga a cui avete dato inizio. Quale è stato il riscontro da parte dei bambini ai vostri racconti? Quali storie li hanno incuriositi? E perché?

Se dovessimo fare una graduatoria delle storie più gettonate, Il Verme Mongolo della Morte sbaraglierebbe la concorrenza. Ci sono genitori che lo odiano, per quante volte sono stati costretti a rileggere quel racconto o a cercare notizie sul suo protagonista. Più in generale, ci siamo resi conto che le storie più apprezzate erano quelle con un intreccio lineare, senza troppi salti temporali e con un’ambientazione circoscritta. Questo non significa che un bambino “non può capire” una vicenda che si svolge lontano nello spazio e nel tempo, ma che devi scegliere pochi elementi, familiari e simbolici, per rappresentarla.

I Cantalamappa torneranno lanno prossimo con un terzo libro di racconti?

Alla fine del secondo libro, i Cantalamappa si rimettono in viaggio e questo fa pensare che accumuleranno altre storie da raccontare. Ma è molto difficile che l’appuntamento possa essere per il 2017. Abbiamo bisogno di concentrarci su un grosso lavoro collettivo, e dopo un anno che ci ha visti uscire con quattro libri e un disco, abbiamo bisogno di un bel periodo senza novità in libreria.