Credo che pochi amanti della musica non conoscano la somma importanza di Claudio Monteverdi nella storia dell’opera: con lui il melodramma nasce già grande e su ciò il maestro Sir John Eliot Gardiner ha basato il suo omaggio a Venezia e il successo di un’operazione di eccezionale livello musicale ed interpretativo volta a celebrare il 450° anniversario della nascita del grande maestro cremonese (Cremona, 9 maggio 1567 –Venezia, 29 novembre 1643), poi naturalizzato veneziano, con l’esecuzione integrale della trilogia monteverdiana comprendente i suoi tre momenti mitico-epico-storico: L’Orfeo, Il ritorno di Ulisse in patria e L’incoronazione di Poppea.

Ritratto di Sir John Eliot Gardiner.

Ritratto di Sir John Eliot Gardiner.

Per definire il livello dell’evento basti dire che si tratta dell’unica tappa italiana del progetto internazionale Monteverdi 450 del Monteverdi Choir and Orchestras allestito dallo stesso Gardiner, con un variegato ensemble di strumentisti, cantanti e tecnici di scena in tournée per l’Europa. Il grande consenso di un folto e appassionato pubblico internazionale si è riscontrato anche al Teatro alla Fenice di Venezia gli scorsi 19 e 21 giugno in cui ho assistito all’esecuzione in forma semiscenica rispettivamente de L’Orfeo e de L’incoronazione di Poppea la seconda, cioè Il ritorno di Ulisse in patria, ahimè, purtroppo mi è sfuggita. Aver assistito all’eccellenza delle due esecuzioni non ha potuto che accrescere il dolore della perdita che spero di attenuare con la visione di una ripresa di prossima pubblicazione. Illuminante l’intervista di Alberto Massarotto al grande maestro inglese per inquadrare il carattere dell’evento in ogni suo aspetto, in primo luogo quello dell’allestimento semiscenico e della disposizione della compagine strumentale e vocale interamente sul palcoscenico: «Al contrario dell’opera settecentesca o romantica – dice Gardiner – Monteverdi non richiede un coinvolgimento di particolari forze scenografiche o l’utilizzo di macchinerie teatrali». Per questo il maestro, che con Elsa Rooke ha firmato anche le tre regie, ha allestito le opere concertando e concentrando l’aspetto drammatico sulla fusione della musica con il testo. Continua Gardiner: «Da questo punto di vista, l’orchestra partecipa al dramma in atto allo stesso modo dei cantanti attori, disposti al centro della scena, circondati dagli strumenti di un’orchestra che per l’occasione abbandona la buca, all’interno della quale è abituata a suonare altri tipi di repertorio». Credo che queste parole condensino tutti gli aspetti generali delle esecuzioni che, anche dal punto di vista musicale, sono state quanto di più rispondente alle attese di un pubblico preparato e molto godibili anche per quello meno esperto di filologia musicale. A ciò concorreva la presenza di vocalità magari non proprio specialiste del repertorio seicentesco, ma di grande scuola belcantista, come quella di Marianna Pizzolato che, nel ruolo di Ottavia nell’Incoronazione, è stata semplicemente strepitosa. Lo spettacolo era quindi intimamente connesso con la funzione degli strumenti musicali che venivano fatti dialogare – soltanto ne L’Orfeo – non solo musicalmente, ma anche visibilmente con i cantanti: strumentisti che si alzavano in piedi in alcuni punti dell’opera (in questo veniva inoltre esibita la loro funzione solistica) e agivano quasi come comparse, distinti da coroncine di fiori e impegnati a tratti in intese a parte con alcuni coristi e personaggi. Non così nella susseguente Incoronazione di Poppea eseguita dagli stessi artisti. Da ciò si coglieva anche una precisa volontà di differenziazione all’interno della trilogia monteverdiana perché la storia ci dice che L’Orfeo nel 1607 non era destinato ad un teatro, ma al palazzo ducale di Mantova, in un ambiente cortigiano ancora legato ad una concezione esecutiva cinquecentesca dove i musicisti stessi erano anche fruitori del fatto musicale, mentre diverso destino ebbe l’Incoronazione di Poppea, tenuta a battesimo in uno nei primi teatri a pagamento di Venezia nel 1643, quello dei SS Giovanni e Paolo, in cui il pubblico era ben distinto dai professionisti della musica. La scelta di far eseguire la Toccata iniziale da esecutori che avanzavano dalla platea e la distribuzione sul palcoscenico delle sezioni vocali del coro raggiungeva l’effetto di una stereofonia polifonica che restituiva la natura madrigalistica di molti passi corali e d’insieme. Quanto ai costumi di Patricia Hofstede, ovviamente allusivi, traspariva dalla loro trasposizione odierna quasi un’inclinazione goliardica di un gruppo di turisti inglesi che vogliono riprodurre una festa tutta italiana con fasce colorate alla vita e pagliette per coristi maschi (omaggio a Venezia?), le tenute alla marinara delle signore e, per non far mancare nulla, un Orfeo indianeggiante. Tunichette, coroncine di fiori e casacche dai colori pastello completavano la semi-messa in scena che però dimostrava un’osservanza profonda del testo sul versante gestuale dove, tra l’altro, i battiti di mano (un po’ discutibili) del coro, ritmanti il passo corale Vanne Orfeo, felice a pieno nella moresca finale, contribuivano all’impressione della festa di corte. Più accesi e drappeggiati i costumi nella Incoronazione – ad esempio la palandrana scura di Seneca usata come trofeo dopo la sua morte da Poppea, Nerone e Lucano – evocavano una compresenza di antico e moderno tanto più convenzionale teatralmente ma anche molto sagace. Dal punto di vista musicale si respirava aria di perfezione in ogni battuta cantata e suonata; i cantanti, tutti meravigliosi da ogni punto di vista, si sono alternati in ruoli plurimi nelle diverse opere (come da locandine in calce) e possono essere citati in ordine di particolare presenza scenica e vocale: l’Orfeo del tenore Krystian Adam con ottima dizione ed emissione ultramorbida, avremmo voluto volentieri sentirlo più vocalmente presente in certi momenti, così vale per l’Euridice/Musica e Poppea del soprano Hana Blazˇíková, entrambi giovani ottime presenze e agilissime vocalità specialistiche nei passaggi e abbellimenti capillari della scrittura vocale seicentesca. Il basso Gianluca Buratto, risultava strepitoso in Caronte/Plutone e Seneca, magniloquente ed esaustivo sotto ogni aspetto; vanno segnalati poi il timbro pieno e incisivo di un sommo specialista del canto barocco, il baritono Furio Zanasi in Apollo e Soldato I/Liberto, la vocalità ampia, flessibile e ben proiettata del mezzosoprano Lucile Richardot nella Messaggera e in Arnalta/Venere con la sua bella comunicativa scenica, la pura linea di canto del contraltista Carlo Vistoli in Ottone, dal timbro credibile, misurato ed omogeneo in tutta la gamma, l’ottimo rapporto quantità e qualità vocale del soprano Anna Dennis nella Ninfa ed in Drusilla/Virtù/Pallade, la notevole prova del tenore Zachary Wilder in Lucano in certame virtuosistico con lo straordinario Nerone del controtenore acuto Kangmin Justin Kim, già interprete della Speranza ne L’Orfeo, dal sorprendente colore pieno di armonici e ben equilibrato nei registri, non privo della voce di petto che ha usato in funzione espressiva negli accenti di furore. Rimane tra le voci rimarchevoli quella del controtenore Michal Czerniawski insolito Pastore III in Orfeo e buon caratterista come Nutrice di Ottavia nella Poppea. Così splendide erano anche le vocalità del Monteverdi Choir, sbalzate in senso madrigalistico e tornite con un’affinata tecnica di accostamento empatico alle sonorità strumentali in uno stile forbito da ogni filologismo di maniera. Nella compagine orchestrale English Baroque Soloists si poteva notare un dispiego organologico di notevole impatto: strumenti di sostegno del basso continuo, come i ben cinque chitarroni arciliuti all’interno di un’orchestra nutrita ma equilibrata, rendevano gli interventi strumentali pieni e ricchi di suono grazie all’orchestrazione del M. Gardiner che ha letto integralmente le opere senza cassare nulla, anche quei brani dell’Incoronazione di dubbia attribuzione a Monteverdi e ne ha dato un’interpretazione che definirei olistica. A lui è stato assegnato il Premio Una vita nella musica 2017 e questa magnifica occasione di avere a Venezia i trionfanti protagonisti dell’operazione Monteverdi 450 ha sollecitato la città lagunare ad ospitare un momento di riflessione sulle opere teatrali del Cremonese con lavori congiunti dell’Istituto per il Teatro e il Melodramma e l’Istituto per la Musica della Fondazione Cini in un convegno di studi tenutosi in due giornate: il 16 giugno alla Sala Barbantini della Fondazione Giorgio Cini nell’isola di San Giorgio Maggiore e il 17 nelle Sale Apollinee dello stesso Teatro La Fenice.

Andrea Zepponi

Tutte le immagini fotografiche della galleria sono di ©Michele Crosera.

L’ORFEO

favola pastorale in un prologo e cinque atti

Libretto di Alessandro Striggio

Musica di Claudio Monteverdi

Prima rappresentazione assoluta: Mantova, Palazzo Ducale, 24 febbraio 1607

Personaggi e interpreti:

Orfeo Krystian Adam

La Musica / Euridice Hana Blazˇíková

Messaggera Lucile Richardot

Proserpina Francesca Boncompagni

Caronte / Plutone Gianluca Buratto

Speranza Kangmin Justin Kim

Apollo Furio Zanasi

Pastore I Francisco Fernández-Rueda

Pastore II / Spirito I / Eco Gareth Treseder

Pastore IV / Spirito III John Taylor Ward

Pastore III Michal Czerniawski

Spirito II Zachary Wilder

Ninfa Anna Dennis

Maestro concertatore e direttore Sir John Eliot Gardiner

Regia Sir John Eliot Gardiner e Elsa Rooke

Light designer Rick Fisher

Costumi Patricia Hofstede

L’INCORONAZIONE DI POPPEA

Opera in un prologo e tre atti

Libretto di Giovanni Francesco Busenello

Musica di Claudio Monteverdi

Prima rappresentazione assoluta: Venezia, Teatro SS. Giovanni e Paolo, carnevale 1643

Personaggi e interpreti:

Poppea / Fortuna Hana Blazˇíková

Nerone Kangmin Justin Kim

Ottavia Marianna Pizzolato

Seneca Gianluca Buratto

Ottone Carlo Vistoli

Drusilla / Virtù / Pallade Anna Dennis

Arnalta / Venere Lucile Richardot

Amore / Valletto Silvia Frigato

Soldato I / Liberto Furio Zanasi

Famigliari Gareth Treseder

Lucano Zachary Wilder

Damigella Francesca Boncompagni

Mercurio / Littore John Taylor Ward

Nutrice Michal Czerniawski

Soldato II Robert Burt

Maestro concertatore e direttore Sir John Eliot Gardiner

Regia Sir John Eliot Gardiner e Elsa Rooke

Light designer Rick Fisher

Costumi Patricia Hofstede

Assistenti musicali Paolo Zanzu e Antonio Greco

Monteverdi Choir

English Baroque Soloists

con sopratitoli in italiano e in inglese

Nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice