Regia: Alessandro Aronadio

Attori: Daniele Parisi, Piera Degli Esposti, Milena Vukotic, Massimo Wertmüller, Rocco Papaleo, Andrea Purgatori, Silvia D’Amico, Pamela Villoresi, Ivan Franek, Masaria Colucci, Sonia Gessner, Niccolò Senni.

orecchie locandonaUn mattino, al risveglio il protagonista si alza con un fastidioso fischio alle orecchie.

Attaccato al frigorifero trova un post-it della fidanzata: “È morto il tuo amico Luigi. P.S. Mi sono presa la macchina”.

Inizia così l’odissea lunga un giorno del protagonista che a piedi, per le strade di una Roma inusuale, cerca di trovare una soluzione al suo ronzio, “imbattendosi” in personaggi surreali fino al calar della sera.

Presentato alla 73esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, ORECCHIE opera seconda del regista Alessandro Aronadio (Due vite per caso) è stata trionfalmente accolta al Lido. Un progetto a microbudget targato Biennale College che ha suscitato risate e applausi.

Il film, apparentemente leggero, affronta temi esistenziali che il regista, tramite la sceneggiatura di cui è anche autore ha, con una certa accuratezza, saputo trattare alleggerendoli, in chiave volutamente tragicomica.

Lo straordinario protagonista del film è l’esordiente Daniele Parisi che, con il suo volto incredibilmente espressivo e la sua recitazione, ha svolto egregiamente la sua parte.

Assieme a lui un cast d’eccezione: Piera Degli Esposti, Milena Vukotic, Massimo Wertmuller, Rocco Papaleo, Andrea Purgatori, Silvia D’Amico, Pamela Villoresi, Ivan Franek e Niccolò Senni.

Il film narra del senso di smarrimento del protagonista, causato da uno scollamento dalla realtà che lo circonda, per lui totalmente folle e incomprensibile, e dal non saper vivere con un minimo di leggerezza, seguitando invece a domare lo slancio verso la vita.

Il fischio alle orecchie, chiara metafora di questo distacco dal mondo, dapprima soffocato, all’improvviso urla prepotentemente.

La presa di coscienza del protagonista passa attraverso gli incontri bizzarri che fa lungo la strada.

Per esempio l’incontro con la madre (Pamela Villoresi), sorpresa ad amoreggiare per strada con il compagno (Ivan Franek), artista che racconta delle sue performance e della sua capacità di assemblare (mobili dell’Ikea senza libretto delle istruzioni), esprimendo di fatto una critica alla natura effimera dell’arte contemporanea.

Giunti al termine della giornata, occorre andare al funerale di Luigi, di cui nessuno si ricorda l’esistenza. Entrato in una chiesa completamente ricoperta di cellofan, incontra un prete sui generis (Rocco Papaleo) che tra racconti della Bibbia e alcuni bicchierini di vodka di troppo, scioglie l’enigma di un pensiero inespresso, raccontando che il grande rimorso del defunto era quello di non essere riuscito ad accettare il mondo. Ora tutto è chiaro: il protagonista si identifica con Luigi, ed ecco che il fastidioso rumore alle orecchie diviene un impercettibile ronzio, sopportabile, un normale suono tra i suoni che lo circondano… cosicché la felicità ricompare tra gli angoli della sua bocca e di quella di chi lo ama.

Ulteriore particolarità del film è il bianco e nero: sicuramente più adeguato a rappresentare uno stato d’animo, permette inoltre alla realtà di emergere in tutte le sue sfumature.

Il formato è 4:3. Nel finale, però, l’inquadratura si allarga al 16:9, così come la visione sul mondo del protagonista, donando allo spettatore un senso di liberatorio sollievo.

Un piccolo grande film, che merita di essere visto: perché ci sono grandi attori, perché c’è una Roma curiosa, soprattutto perché si ride di gusto, riflettendo sui dubbi della vita, che in fondo ognuno di noi ha… e infine perché gli angoli della bocca siano all’insù per un’intera ora e mezza… un bel record in un giorno, no?!

Barbara Berardi

Voto: ****

Legenda

***** la perfezione; **** da non perdere; *** interessante; ** pregi e difetti; * passiamo oltre.