Responsabilità. Sincerità. Bellezza.

Questo il motto educativo che vorrei vedere scritto dentro le scuole, pitturato sui muri e cucito nelle borse delle maestre e dirigenti.

Sogno una scuola che prima di parlare di LIM (lavagna interattiva multimediale), di POF (piano dell’offerta formativa), di BES (bisogni educativi specifici), di DSA (disturbi specifici dell’apprendimento), si preoccupi della responsabilità. Che si interroghi circa il principio etico che guida qualsiasi persona a star lì, a decidere di farsi carico della vita di un altro. Che cerchi riflessioni e pretenda risposte se qualcuno cerca di defilarsi dal discorso accampando scuse tipo “cosa c’entrano gli idealismi?!”. Che licenzi in tronco chi ha deciso che è troppo stanco per insegnare, per cambiare, per mettere in discussione tutto quello che credeva fino a quel momento. Il senso di responsabilità è duplice, personale e collettivo. Da una parte il senso di responsabilità nei confronti delle proprie scelte, che dovrebbero rispondere alle esigenze dei bambini, non delle ausiliarie, delle circolari o dei genitori in preda a un attacco di nervi. Quindi: assumersi la responsabilità di fare un passeggiata con i bambini, di togliere i banchi, le sedie e le scarpe, di fare lezione in giardino, di ballare il tip-tap sul tavolo per illustrare la forza di gravità e la volontà umana cosa possono fare, di costruire un tepee attaccando insieme le matite e coprendo il tutto con le maglie. E poi la responsabilità collettiva, di essere sì parte di un meccanismo, ma quantomeno sotto forma di un ingranaggio oliato, che gira e non aspetta che qualcuno venga a girarlo, che poi a forza di farsi spingere ci si arrugginisce e viene il mal di testa.

Poi viene la sincerità, malattia che affligge il nostro secolo. Da una parte troviamo i bugiardi, quelli che mai e poi mai ammetteranno che stanno mentendo, perché sono talmente abituati a raccontare frottole che non sanno assolutamente più neanche loro quale sia la verità, e allora cambiano identità, amicizie, cibi, mode e libri da leggere. Dall’altra quelli che si professano sinceri, ma che in realtà hanno appreso una tecnica terribile, quella del «Ti dico tutto quello che mi passa per la testa, ignorando le regole empatiche e comunicative, svuoto il mio sacco e prima di qualsiasi iniziativa di replica mi aspetto un ringraziamento per la mia sincerità debordante». Ma io parlo di un’altra sincerità, quella che ti fa ammettere che se 20 anni fa avevi iniziato a insegnare per la passione ora lo fai per il mutuo e i figli che crescono. La sincerità di chi si lamenta per le riforme, la mancanza di fondi nella scuola, ma poi con i 500 euro si compra un computer che rivende a 50 euro in meno, o l’Ipad perché era tanto che lo sognava, che con la formazione permanente c’entra poco niente. La sincerità di denunciare una collega che umilia gli studenti senza paura delle ripercussioni. Per non parlare della sincerità che necessitano i ragazzi durante gli scambi relazionali ed educativi quotidiani. La sincerità di avvicinarsi a un adolescente che palesemente si droga e parlargliene, senza fuggire in aula insegnanti al suono della campanella. La sincerità di parlare dei tabù: della morte, del sesso, di cosa significa che una donna venga stuprata, di cosa si prova a perdere un figlio e di quanto terribile sia seguire una vita che non è la propria per compiacere le aspettative narcisistiche di un genitore confuso.

E poi la bellezza. Circondiamo le anime dei nostri figli di bellezza, esigiamola! Aule con intonaco a pezzi, con muri dai colori squallidi. Materiali e giochi rotti, senza pezzi o rifilati da famiglie. Disegni orribili da colorare e spazi fatiscenti da occupare. Il seme della bellezza, della cura, della gentile carezza allo sguardo e all’anima dovrebbe essere un diritto insindacabile dell’infanzia. Bruciamo i libri di Peppa Pig e denunciamo le insegnanti che li leggono a scuola. Regaliamo quadri, colori, poster, tele e arredamenti in legno naturale alle scuole. Spegniamo le televisioni e riempiamo anche la nostra di vita, di bellezza.

Responsabilità, sincerità e bellezza. Questo ci serve.

Emily Mignanelli