Otto marzo, festa di tutte le donne. Come la festeggiamo noi, a The Martian? La celebriamo con uno spazio dedicato alle nostre responsabili di redazione Francesca e Maura. Saranno loro a dirci, in prima persona, cosa vuol dire essere donna al giorno d’oggi, cosa vuol dire per loro la Festa della Donna.

Essere una donna nella società attuale… chi meglio di voi può dirci cosa significa?

Francesca: Vuol dire responsabilità. Innanzitutto, la responsabilità di chi ha avuto la fortuna di nascere e crescere in questa parte di mondo, ampio, connesso, caldo d’inverno e fresco d’estate, dove tutto è possibile. Si direbbe quindi un posto nel quale poter fare molto e meglio, procedendo senza sosta e soprattutto in continua crescita. Invece, sempre in questa parte di mondo, si vivono continue sofferenze per emarginazione, privazioni, perdite all’interno di una società che si chiude in sé stessa mantenendo posizioni incredibilmente poco solidali. E poi la responsabilità nei confronti di tutte le donne nate e cresciute nelle altre parti di mondo. Quelle che mi hanno raccontato le loro vite e che mi hanno insegnato molto di quella che sono.

Maura: Forte e delicata, determinata, ma a volte indecisa, professionista in carriera e angelo del focolare. Oggi essere donna vuol dire un po’ tutto questo. E vuol dire fare tutto con il cuore, mettendoci l’anima. Anche se magari, data la crisi, il lavoro bisogna accontentarsi di sognarlo, anche se non ci si sente mai abbastanza brave e capaci, o belle e curate. E si vorrebbe essere sempre un po’ di più. Succede non solo perché siamo determinate a riscattarci da secoli di storia in cui siamo state troppo spesso sottovalutate, ma anche perché è la stessa società a chiedercelo. Ancora una volta. Eh sì, perché nonostante spesso riteniamo di essere uniche artefici del nostro modo di essere, siamo in qualche modo influenzate da un modello. Quello della superdonna, capace di sbrigare ogni compito con un sorriso sulle labbra, perché così deve essere. E se ci arrabbiamo, beh, allora finiamo per diventare “bisbetiche inacidite”. In una società che si vanta di aver raggiunto la parità tra i sessi, ecco la verità di tutti i giorni. Questa è la tanto sospirata emancipazione? Non credo.

E allora, cosa significa, secondo voi, questa tanto desiderata e ricercata parità tra i sessi?

Maura e Francesca: La parità sarà raggiunta quando potremo arrivare a casa e concederci del relax senza pressioni o senza temere in alcun modo il giudizio altrui (perché se giunge un ospite inaspettato, di chi è la colpa del disordine o di qualche granello di polvere? Della Signora, non certo del padrone di casa…), quando al lavoro tutte saremo trattate al pari dei colleghi (quante, durante un colloquio, hanno dovuto rispondere a domande sulla propria situazione sentimentale o su progetti di maternità? Quante hanno subito violenze fisiche o psicologiche in ufficio? Quante ancora, lavorando tanto quanto o più di un collega uomo, vengono retribuite di meno e non vengono prese in considerazione per gratifiche e promozioni?), quando chi dovrebbe amarci e sostenerci, lo farà sul serio, sempre e incondizionatamente (quante, purtroppo, sono le storie di violenza domestica quotidianamente riportate dai media?). Solo allora, potremo dire di aver raggiunto la parità tra i sessi. Di lavoro, in questo senso, ce ne è ancora molto da fare…

Come vivete la Festa della Donna?

Francesca: Se fossi oggi l’adolescente che sono stata, sarei andata a un sit-in di sensibilizzazione organizzato da Femminismi, un gruppo di giovani donne che stimo e da tempo operative su temi quali le guerre, il sessismo, una società senza patriarcato. Un gruppo che fa sentire la propria voce per un Piano antiviolenza nazionale, europeo ed internazionale deciso dalle donne, contro il precariato come stile di non-vita, per la solidarietà tra donne e molto altro. Tutti temi che mi sono stati cari fin da giovane. Non essendo più teen ager partecipo indirettamente leggendo le diverse iniziative che si svolgono nel mondo. Ma sono più che mai vicina a chi scende ancora in strada per dimostrare.

Maura: Non celebro la Festa della Donna, la vivo piuttosto nel mio intimo. Non nascondo che un gesto di gentilezza in questo giorno, anche da parte di persone sconosciute, possa fare piacere, ma questa festa potrà essere celebrata appieno solo quando la parità tra i sessi sarà realtà, perché quel giorno non sarà più solo mimose, auguri, magari una serata tra sole donne. Le origini della ricorrenza sono ben più nobili, e noi per prime dovremmo ricordarle ogni giorno, senza svenderci, ma amandoci quanto più possibile. Anche quando tutto sembra perduto, anche quando la vita sembra non darci soddisfazioni o il giusto riconoscimento al nostro impegno e dedizione o ancora quando sembra remarci contro, non permettendo ai nostri sogni di diventare realtà. Siamo donne, abbiamo una marcia in più e il modo migliore per dimostrarlo è rispettare noi stesse, pretendendo il medesimo rispetto da parte di chi ci circonda. Cerco di ripetermelo, anche se spesso – nella mia vita – ho lasciato che le circostanze prendessero il sopravvento, facendomi perdere per alcuni istanti il rispetto di me stessa e lasciando che altre persone si approfittassero di questa difficoltà. La Festa della Donna deve ricordarci di non mollare mai, di tenere duro. Per noi e per le donne del futuro.

Cosa diresti a tua figlia, per farle comprendere il significato di questa giornata?

Maura: Le direi che non è facile, che la vita delle donne non è tutta rose e fiori. Che nascere donna è una sfida continua: non solo per come il mondo ci tratta e troppo spesso “ci classifica”, ma per le responsabilità cui siamo sempre messe di fronte, perché volenti o nolenti siamo noi ad avere il dono più grande che può essere fatto ad un essere umano, quello di dare la vita. E noi abbiamo il privilegio di farlo, con amore e offrendo amore incondizionato. Ma per essere donne vere, dobbiamo saperlo fare senza giudicare e nel rispetto nei confronti di chi non ha la possibilità o nel suo percorso di vita ha deciso di non diventare madre. In una cosa, se lo desideriamo, siamo molto brave: l’empatia. Spesso la vita di tutti i giorni ci consuma, ma anche nel caso in cui ci sentiamo fortunate per avere tutto quanto desideriamo (beata chi lo è!), non dobbiamo dimenticarci cosa significa soffrire per la mancanza di rispetto, per la frustrazione di non riuscire a diventare madre, per la superficialità dimostrata dal prossimo quando ci ritroviamo a compiere dolorose scelte, magari per altri insensate (sia che si parli di aborto, sia che si parli di desiderio di far nascere un figlio, nonostante la consapevolezza di problematiche di salute). Essere donna significa essere coraggiosa e questa Festa significa tutto questo. Ricorderei a mia figlia l’origine di questa celebrazione, dicendole di non cadere nell’errore di dare tutto per scontato e di tenere alta la guardia. Perché anche se si pensa di vivere in un angolo di mondo privilegiato, non è così e le discriminazioni sono, purtroppo, ancora dietro l’angolo e possono toccare ognuna di noi.

Francesca: sono madre di un treenne maschio e nel nostro quotidiano ci sono già diverse occasioni per ricordargli che la differenza fra una bambina e un bambino non sta solo nel pronome personale e nel come si fa la pipì, ma nel cosa ci si aspetta da una bambina. A una bambina è richiesto di essere bellissima, una principessa vestita in maniera impeccabile, con i capelli lunghi fermati da un bel fiocco. Se si confrontano i giochi, a lei sono destinati ferro da stiro, scopettoni, carrozzine e cucine di ogni ordine e grado. Potrei continuare ancora, ma credo di aver reso l’idea. A mio figlio, quindi, leggo storie di eroi ed eroine, principi e principesse ugualmente trasgressivi, che riescono comunque a rivendicare i propri diritti e a lottare per i propri sogni. Tutti insieme. Perché se è vero che dobbiamo liberare le giovani bambine di questa nostra società dalle sovrastrutture luccicose e pericolose con cui le abbiamo rinchiuse, lasciandole libere di essere quello che sono, è altrettanto vero che dobbiamo insegnare ai maschi di essere solidali, accoglienti e capaci di valorizzare quella differenza che c’è fra uomini e donne. Una differenza bellissima, preziosa e unica.