David Hockney – titola con semplicità la grande mostra in corso alla Tate Britain di Londra, senza alcun sottotitolo che aggiunga altro alla potenza di questo nome dell’arte contemporanea. Parla la sua carriera, il suo instancabile e acclamato fare artistico nei circa sessant’anni di lavoro tra l’Inghilterra e gli States. Ed infatti questa ricca retrospettiva raccoglie insieme saggi esemplari della personalità di Hockney “l’inglese sperimentatore” alla soglia dei suoi 80 anni. Emozionante la sensazione di averlo così probabilmente vicino nel suo studio di Kensington… l’occasione di questa exhibition fino al 29 maggio vale infatti una visita a Londra. Organizzata in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi e il Metropolitan Museum of Art di New York, era stata già annunciata con anticipo come la più importante mai realizzata su di lui.

La spettacolarità promessa è meno ostentata di quanto si possa immaginare ma l’attenzione dei curatori Chris Stephens, Andrew Wilson ed Helen Little riesce a omaggiare le stagioni dell’artista: pittura, tanta pittura, disegno e carboncino, stampa, fotografia e video, distribuiti con taglio tematico e non rigorosamente cronologico, consentono di apprezzare quella vivacità creativa palpabile che lo ha portato ad aggiornare costantemente i suoi strumenti, fino alle ultime opere realizzate attraverso IPhone e IPad che prendono luce, alcune per la prima volta, non solo dallo schermo retroilluminato!

D. Hockney, Christopher Isherwood and Don Bachardy, 1968

David Hockney, Christopher Isherwood and Don Bachardy, 1968.

Le dodici tappe del percorso sono un’immersione – anche se talvolta “asciutta” vista la freddezza dell’allestimento – in grande parte della produzione; dai ritratti e autoritratti alle riprese di interni e ai paesaggi, dallo still life pittorico alla fotografia (dagli anni ‘80 in poi), passando per il video – la sala con l’environment The Four Seasons, Woldgate Woods del 2010 solletica il corpo dello spettatore e lo interroga attivamente sui confini della bidimensionalità.

D. Hockney, Woldgate woods 6 and 9 November 2006, 2006

David Hockney, Woldgate woods 6 and 9, November 2006, 2006.

Come lo stesso Hockney scrive: «La storia della immagini incomincia nelle caverne e termina, per ora, con l’IPad. Chi sa come continuerà? Ma una cosa è certa, il problema dell’immagine sarà sempre presente: il problema di descrivere il mondo in due dimensioni è un problema costante. Voglio dire: non lo risolveremo mai».

In questa mostra può accadere di lasciarsi molto ispirare, ci sono tutti gli elementi che hanno consacrato l’artista, lasciandone però lasca una storicizzazione univoca. A partire dall’eccezionale Play within a play del 1963, che con un innesto di plexiglass avvicina da subito alla riflessione sulle convenzioni della pittura, poi esplicitata nelle sequenze con immagini giustapposte (polittici pittorici e video), fino a descrivere delle scene magicamente “esplose”, come con le Polaroid.

Billy + Audrey Wilder, Los Angeles April 1982

David Hockney, Billy + Audrey Wilder, Los Angeles April 1982.

Le sue prime sperimentazioni con l’astrattismo si confrontano con la rappresentazione naturalistica delle espressioni umane e laddove compaiano personaggi, lui stesso in primis, sono assicurati risultati di grande lirismo (tra i tanti altri dipinti, My Parents del 1977).

D. Hockney, Model with unfinished Self-portrait,1977

David Hockney, Model with unfinished self portrait,1977.

Le sue iconiche geometrie architettoniche sposandosi a figure e colori audaci costruiscono storie visive eloquenti, come ritagli di fantasia catturata però dal vero in cui entrare e partecipare; complice spesso il grande formato, il fruitore è al centro.

Fermandosi a interagire con le opere, emerge quanto Hockney narra di appetiti sessuali (con disinvoltura anche negli anni in cui l’omosessualità costituiva un problema) con la stessa pregnanza di segno che destina ai paesaggi (Going up Garrowby Hill del 2000).

D. Hockney, Going up Garrowby Hill, 2000

David Hockney, Going up Garrowby Hill, 2000.

Hockney nei suoi lavori frequenta, per così dire, la storia dell’arte che oltre l’esplicitato rapporto con Picasso e il cubismo, è mescolata a intuizioni così interessanti da moltiplicare i punti di vista, tanto formalmente quanto nell’esperienza che se ne fa. God Save the Queen!

Cristina Principale

In copertina, D. Hockney, Portrait of an artist, Pool with two figures, 1971.