Da 5 giorni ci troviamo a Bangalore, ospiti presso una meravigliosa famiglia e accolti come mai era accaduto finora – e come raramente mi sia capitato nella vita -, nella scuola dei sogni: Shibumi, che in giapponese significa perfezione, non a caso.

Alice, quando finì nel Paese delle Meraviglie, non chiamò nessuno per raccontare come stavano andando le cose, perciò ho deciso di attendere l’uscita dal sogno, per verificare se tutto ciò stia accadendo davvero e per avere più elementi possibili per rendere giustizia alla realtà e alla comunità di bambini adulti.

I luoghi splendenti, attirano luce, e così, in questo luogo magico, stiamo facendo molti incontri speciali.

Come quello con Loic, francese ma inglese d’adozione da decenni. Loic lavora a Brockwood Park School, in Inghilterra, ed è qui per 3 mesi come volontario. Lo incontriamo nel pulmino pieno di nappine colorate che ogni mattina alle 6:30 ci preleva dal punto di raccolta, per il nostro viaggio quotidiano di 1 ora. Approfondiamo la nostra conoscenza e durante uno dei tragitti di spostamento, ci racconta una vicenda vissuta con il figlio di 12 anni lo scorso anno.

La sinossi è: il figlio, Yoel, decide di fare homeschooling. Durante questo periodo, scoprono che esiste in Indonesia una scuola incredibile, chiamata Green School. Yoel manifesta il desiderio di poterla frequentare, ma essendo infattibile, decidono di investire le loro energie in un progetto di studio per capire se esiste un modo a basso impatto ecologico, per raggiungere Bali. Scoprono e mettono a punto un itinerario di 52 giorni, fatto di treni, autobus e barche. A ricerca conclusa, il progetto sembra finito per mancanza di fondi, finché un amico non riaccende la fiamma invitando Yoel a lanciare una campagna di promozione per cercare sostegni e rendere reale il viaggio.

Così Yoel coinvolge degli artisti, mette in piedi una lotteria e vendendo i biglietti, tira su 12000 sterline che gli permettono di pagare il viaggio a entrambi, un anno di scuola, sostenere la loro vita in Indonesia.

La sintesi non rende fede al progetto incredibile che sono riusciti a realizzare, ma potete trovare tutti i dettagli qui: https://weavingthegreendream.wordpress.com

Tutto ciò mi ha fatto molto pensare e mi sono sentita meno sola nella scelta drastica di lasciare tutto per andare verso una grandissima incognita.

Mi ha riempito il cuore di gioia e mi ha scatenato fantasie e desiderio di ascoltare ancora e ancora i racconti avventurosi che mi si stavano dischiudendo.

Il mio sguardo interiore si è posato sulla paura, e il bisogno di scrivere è diventato vitale e questo che segue è quanto, per il resto aiutatevi voi.

 

Abbiate paura, sempre.

Stringetela forte quella paura che vi attanaglia, non provate a fuggirne.

Stringetela e guardatela, vi accorgerete che non è poi così spaventosa quanto credevate.

Ai bambini viene detto di non aver paura, che tutto va bene, che sono protetti, e a proteggerli siamo noi.

Così lentamente instilliamo in loro la paura della paura, coltivandola per giorni, mesi, anni, fino a non riconoscerla più.

Ma c’è, si annida dentro noi, sempre.

Bussa alla nostra porta con altri nomi e travestimenti, come nel lupo e i setti capretti e noi la porta la apriamo. Se non avete una buona pendola per nascondervi può fagocitarvi, e se non avete una mamma caprina che tornando dal mercato apre la pancia del lupo, nell’abisso ci rimanete, fino a scordarvi che una volta c’era la luce e spazio per muoversi.

La paura è uno dei primissimi meccanismi e istinti che la natura offre, per la sopravvivenza, la crescita e l’evoluzione.

Diffidate quindi da tutti i santoni e guru che vi dicono che la paura va eliminata, va tenuta lontana.

Non sarebbero santoni o guru se non avessero paura della solitudine, o dell’essere cancellati dalla memoria.

La natura vive di paura. Il topo è terrorizzato quando entra in casa nostra per rovistare nella dispensa, eppure lo fa.

Il pesce deve essere angosciato dalla possibilità che uno squalo appaia, eppure nuota.

Il bambino ha paura di perdere l’equilibrio eppure impara a camminare, così come ha paura che la madre lo abbandoni, eppure lui le si allontana per scoprire.

La rondine ha paura di lasciare scoperto il suo nido con le uova dentro, eppure spicca il volo per cercare cibo.

L’umanità ha costruito una potente immagine negativa della paura, sottraendola dal suo potenziale creativo e vitale.

Cosa succederebbe se tutte le donne smettessero di avere figli per paura del dolore?

E se nessuno uscisse più per paura che un vaso gli cada in testa?

La paura elettrizza, eccita, aumenta il battito cardiaco e pompa sangue ricco di ossigeno al cervello.

Il cervello irrorato inventa, crea, segue l’istinto, agisce!

Evitare la paura, le situazioni potenzialmente spaventose ci priva della vita.

Fino ad un certo punto dell’infanzia, la paura è la molla primaria per la scoperta, l’avventura, la crescita, è ciò che spinge i Goonies a cercare il tesoro della mappa. Ecco perché i bambini sono affascinati da dinosauri, da pirati, da streghe e fantasmi, perché fanno paura.

E la paura è anche l’occasione per scoprire che ce la si può fare, perché una volta che la tua paura la guardi in faccia, ci fai amicizia.

Tutte le paure possono essere ricondotte alla non conoscenza e alla paura finale, la morte.

Non accettando le nostre paure, non amandole, rifiutiamo la morte. Chi rifiuta la morte, semplicemente non vive, perché la vita implica la morte.

Fare un figlio implica l’accettazione di assistere e sopravvivere alla sua morte.

Gli adulti, angosciati da qualcosa che non sanno più cosa essere, cercano sicurezze comfort, garanzie, assicurazioni, il che equivale a chiedere al mare di fermare le onde.

Gli adulti si scordano che la maggior parte delle cose che stanno facendo, le fanno per paura.

Paura di non essere accettati.

Paura di non avere un lavoro.

Paura di non avere una casa.

Paura di non avere soldi.

Paura di non avere cibo.

Paura che i nostri figli abbiano paura.

Paura delle novità.

Paura del buio.

Paura di non essere amati.

Paura di essere.

Tutto ciò porta ad una spasmodica, frenetica, ansiogena, ricerca di benessere.

Di maledetto benessere, agio, che crea in realtà ancora più instabilità, perché da quando nasciamo camminiamo su un filo.

Le nostre case splendenti, i nostri mutui perfetti, i nostri stipendi fissi, i nostri punti di riferimento, le nostre routine, le nostre abitudini, i nostri amori (o possessi), ci inducono un’ansia da controllo che semplicemente non può essere gestita.

Viviamo dei deliri di onnipotenza e soffriamo.

Creiamo delle trappole e piangiamo.

Chiediamo di essere amati e odiamo.

Vogliamo essere liberi senza accorgerci che siamo i peggiori aguzzini di noi stessi.

Quindi amate le vostre paure.

Scegliete oggi, domani, in ogni istante della vostra vita, di partire sempre da tutto ciò che vi spaventa.

Avete paura di perdere il lavoro? Lasciatelo voi.

Avete paura dell’aereo? Comprate un biglietto.

Avete paura dei ragni? Lasciate che otto zampette vi usino come marciapiede.

Avete paura di essere odiati? E allora amate, cribbio!!

Il mio è un gentile invito a guardare sotto il letto e invitare il mostro che vi alberga da quando siete piccoli a uscire a giocare con voi.

Tutto ciò che avverrà dopo, sarà esattamente ciò che doveva avvenire.

E per favore, non dite ai bambini di non aver paura.

Emily Mignanelli