A birritta cu ‘i ciancianeddi (Il berretto a sonagli) venne rappresentato per la prima volta a Roma il 27 giugno del 1917, interprete Angelo Musco. Il titolo si riferisce al berretto portato dal buffone, il copricapo della vergogna ostentato davanti a tutti. Fin dall’inizio della rappresentazione ci furono dei contrasti tra Musco e Pirandello a causa delle diverse aspettative. Musco voleva concentrarsi sull’aspetto comico invece Pirandello voleva che si concentrasse sui paradossi del personaggio e dell’esistenza. Varie edizioni si sono susseguite nel corso degli anni, l’ultima sarà in scena alla Sala Umberto di Roma dal 22 novembre al 4 dicembre con Gianfranco Jannuzzo nel ruolo di Ciampa che in passato era stato ricoperto da Paolo Stoppa, Turi Ferro e Pino Caruso, Gaetano Aronica in quello di Fifì fratello di Beatrice; Emanuela Muni e Carmen di Marzo. Adattamento e regia di Francesco Bellomo che per questa nuova rappresentazione ha recuperato il copione originale ed alcune scene tagliate, restituendo verità al testo pirandelliano.

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Locandina dello spettacolo.

Pirandello definiva Il Berretto a sonagli una commedia nata e non scritta. La tua regia com’è?

La mia regia consolida alcuni punti nel senso che partiamo dalle due Novelle – Certi obblighi e La verità– che hanno dato origine allo spettacolo e diamo come acclarato all’inizio con una sorta di prologo in flashback, l’adulterio del Cavalier Fiorica con la moglie di Ciampa di cui poi si parlerà in tutta la Commedia. Una regia di taglio cinematografico usando impropriamente questo termine dove abbiamo evidenziato una lettura molto pirandelliana nel senso che utilizzando la versione originale con il reintegro di una serie di scene tagliate, abbiamo avuto modo di ridare quello splendore e quella cifra tipicamente pirandelliana che non esiste in nessuna messinscena che sono attualmente in circolazione perché prendono spunto più che altro dalla versione di Angelo Musco che sicuramente è più divertente e più grottesca ma ricordiamo che Pirandello aveva non rinnegato ma sicuramente con Musco si era trovato in una situazione di non assoluta coincidenza d’idee di stile e di messinscena. Soprattutto abbiamo la possibilità di avere degli agrigentini come Gianfranco Jannuzzo e Gaetano Aronica che sicuramente danno ai loro personaggi già abbastanza definiti, quella verità e quella verve e quelle sfaccettature che magari altri personaggi non agrigentini probabilmente non hanno nel loro dna artistico. È una combinazione fortunata quella che mi sto trovando a gestire.

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Gaetano Aronica, Gianfranco Jannuzzo e Francesco Bellomo.

Senz’altro Musco ha rappresentato Ciampa in maniera grottesca ma per molti è uno dei personaggi più moderni di Pirandello, in che cosa si vede la sua modernità? Nel fatto che accetta il tradimento della moglie o in altro?

Se ci limitassimo a questo, faremmo un discorso molto restrittivo. Ciampa va al di là di quelle che sono le convenzioni, va al di là di tutto un mondo ed è precursore ante litteram della modernità dell’epoca, il 1920, che noi, per una questione di costumi e di maggiori possibilità di toccare alcuni punti, abbiamo posposta nel 1950. Vengono trattati dei temi che si sarebbero risolti solo in tempi recenti come l’adulterio che fino a qualche tempo fa era un reato. Ciampa è moderno sia come struttura di pensiero ma principalmente lo è come linguaggio e come approccio a determinate problematiche anche se da vittima, perché comunque Ciampa è una vittima di tutto il sistema. Il protagonista tenta a suo modo di reagire ma la sua reazione altro non è che un desiderio di concretezza, e principalmente è un tentare di riportare alla luce tutta una serie di problematiche che in quel tempo erano assolutamente presenti. E solo suo malgrado è anche carnefice di Beatrice che è l’unico personaggio “normale” anche se sembra diverso perché il suo tentativo di ribellione, in qualche maniera, con la soluzione della pazzia, accontenta tutti. Questa ipotetica pazzia alla fine la ricollega in una nicchia confermando quella che era la grettezza di pensiero di quel periodo.

Hai recuperato il copione originale ed alcune scene tagliate per evidenziare la forza comica di Pirandello, sei soddisfatto del risultato?

È una edizione nuova rispetto a quella che avevo realizzato precedentemente. C’è un protagonista che ha un approccio diverso, un’età diversa rispetto a quella di Pino Caruso che aveva fatto la precedente edizione da me diretta. Il risultato è sicuramente positivo perché si è restituita dignità e soprattutto il pensiero pirandelliano nella sua forma più integrale. Per quanto riguarda il risultato penso sia più giusto lasciare il giudizio al pubblico e agli esperti.

Elisabetta Ruffolo