Alessandra Ferrara è siciliana, giovane, brava. Ha iniziato il suo percorso artistico frequentando per due anni il Laboratorio di Gabriella Saitta. Al provino per il ruolo di Nina in Il berretto a sonagli, fu scelta dal regista Francesco Bellomo e da lì iniziò la sua carriera che dettò anche la scelta del suo trasferimento a Roma dove ha frequentato l’Accademia Action Pro di Angelo Longoni e Valerio Morigi. Con loro ha recitato in Buk -Lo zoo di Bukowski che sarà nuovamente in scena nel 2017. Sempre con Francesco Bellomo ha recitato in due commedie brillanti Come Pretty Woman e Un amore per caso. Si è spostata un anno a Milano per fare degli stage con Sergio Rubini e Paolo Veronesi. Quest’anno ha ripreso II berretto a sonagli ma questa volta nel ruolo di Sana, la domestica. Non credeva che avrebbe potuto funzionare vista la sua giovane età, ventiquattro anni, interpretare una donna matura, ma grazie al lavoro di regia e al suo impegno, sono riusciti a trovare un’ottima chiave di lettura ed è rimasta soddisfatta anche di questo ruolo. Attualmente è impegnata insieme a Giulio Corso, Francesco Bellomo, Marcopaolo Tucci, Federica Pinto, Eleonora Bruno, al Teatro Tirso De Molina di Roma, fino al 18 dicembre in Come eravamo, commedia scritta da Mauro Graiani e Riccardo Irrera per la regia di Francesco Bellomo.

Come eravamo è un viaggio a ritroso nel tempo, ricco di ricordi e di passioni. Perché?

È un tuffo nel passato, ancora non ero nata, da mia madre ho saputo che è stato bellissimo vivere quegli anni e mi sono fatta un’idea. Questa è la storia di Sonia interpretata da me che lavora in un cotonificio ed è fidanzata con il proprietario Augusto che è molto più grande di me. L’amore che provo per lui è diverso da quello che potrei provare per un ragazzo della mia età. In lui vedo un uomo maturo che si preoccupa per me. Un uomo responsabile che può darmi delle certezze. Nel frattempo arriva Andrés e sconvolge il mio stato d’animo. Giovane, bellissimo, coinvolgente, intraprendente, divertente, in poche parole più vicino al mio mondo e che mi crea una gran confusione in testa. Sono combattuta tra lui che è passionale, travolgente, energico ed Augusto che invece è una figura più solida e mi è molto legato. Potrebbe essere la commedia di una ragazza che per garantirsi una vita sicura sceglie l’uomo ricco ma non è questa la vera storia. Il finale è a sorpresa. Il regista ci ha spiegato quanto fosse importante lo spessore dei tre personaggi per non cadere nella banalità della storia. Si emozionano tra loro a vicenda, sono combattuti, tra i due uomini c’è uno scontro ma anche la consapevolezza di tirarsi indietro per il troppo amore che hanno nei riguardi di Sonia. Si canta, balla ma lasciando spazio anche ai sentimenti.

Tu e Andrés siete inconciliabili ma le vostre anime sono affini. Com’è possibile?

Tra me e Andrés c’è una forte attrazione, quando ci vediamo la prima volta veniamo colpiti l’uno dall’altro. Lui smuove in me qualcosa di magico che mi fa pensare «Caspita, allora non è il ragazzo bello che arriva e stravolge» e lì c’è l’incontro tra le anime creando una bella armonia.

A quel punto sei innamorata e progetti e certezze che erano dei punti fermi, a quel punto si riducono in frantumi. Perché rinunciare al sogno di una vita?

Nella vita ci sono delle scelte che dipendono da tanti fattori. C’è una frase di Mario Monicelli nello spettacolo «È arrivata l’ora che tu stia senza padri» (detta a Chiara Rapaccini che era molto più giovane del Maestro ndr). Nasce da una promessa di Augusto che mi aveva detto che allorquando la differenza di età si sarebbe fatta troppo evidente, per il troppo amore mi avrebbe lasciato andare per farmi vivere la mia vita serenamente. La scelta dipende in realtà da quello che è Sonia, una ragazza comune che vive la sua quotidianità, ha avuto delle mancanze ma una famiglia solida che le è stata sempre molto vicina. Sonia sarà libera di scegliere tra l’uno o l’altro, una scelta personale dettata da molti fattori.

Altri progetti?

Condurre su Rete 4 una striscia pomeridiana sul teatro e ne sono molto felice perché avrò modo di parlare con colleghi di quello che è il mio mondo.

Elisabetta Ruffolo