Fino a domenica 22 gennaio 2017, al Teatro Manzoni di Roma va in scena Il gufo e la gattina, commedia brillante scritta da Bill Manhoff, tradotta da Lorenzo Gioielli per la regia di Silvio Giordani e interpretata da Rita Forte e Pietro Longhi.

RITA FORTE E PIETRO LONGHI 3 -  Copia

Ritratto di Rita Forte e Pietro Longhi, interpreti della commedia Il gufo e la gattina, in scena al Teatro Manzoni di Roma fino a domenica 22 gennaio 2017.

Una commedia moderna con temi come l’amore e la solitudine. Pur essendo la storia ambientata negli anni ‘70, è ancora molto attuale soprattutto perché le coppie scoppiano e vivendo una vita frenetica, è molto difficile instaurare rapporti profondi con altri. Si è molto diffidenti e spesso si ricade nell’adagio meglio soli che male accompagnati. È quello che capita a Felix e Doris, lui è un uomo colto, lei una cantante-attrice-ballerina un po’ svampita che ha studiato poco ma è ricca di buoni sentimenti. Lui è un gufo, veste in maniera tetra, quello che oggi definiremmo un orso. Lei è dolce e spumeggiante, una gattina che anche nelle situazioni più difficili è pronta a fare le fusa. Sono diametralmente opposti ed entrambi insoddisfatti. Si conoscono e si scontrano furiosamente, a lungo andare però si attraggono e lui riesce a sciogliersi, cambiando anche il modo di vestire. Cominciano ad accettarsi e a rispettarsi, forse ciò che manca alle coppie di oggi. Per The Martian, abbiamo intervistato Rita Forte.

La commedia è stata definita una macchina da guerra ma è anche una favola moderna basata su una comica astrazione. Qual è la definizione più appropriata?

È sicuramente una commedia moderna che tratta di temi che non muoiono mai come l’amore e la solitudine ed anche oggi la maggior parte delle persone sono sole, come negli anni ‘70 in cui è stata scritta Il gufo e la gattina. Queste due persone vanno avanti con difficoltà e sono completamente diverse. Doris dice di essere una cantante-ballerina-attrice. Fa anche altro per sopravvivere. Lo dice lei stessa «Sono un po’ facile ma non sono una prostituta». Ha studiato poco ma è ricca di buoni sentimenti. Felix è un gufo, oggi potremmo dire un orso. Una persona colta che ha studiato, vorrebbe fare lo scrittore ma non riesce e si adatta a fare il commesso in una libreria. Sono entrambi insoddisfatti. Lui non sapendo cosa fare, con un binocolo spia i dirimpettai e va a riferire al proprietario della casa di Doris che lei è una ragazza di facili costumi. Si vendica perché alcuni vicini si erano lamentati del ticchettio della sua macchina da scrivere perché a lui piace scrivere di notte. Lei capisce che è stato lui a fare la spia e quando il proprietario la butta fuori di casa, alle due di notte si presenta a casa di Felix, si conoscono e si scontrano furiosamente. A lungo andare si attraggono e lui riesce a sciogliersi. Non viene attratto dalla bellezza prorompente della donna ma soprattutto dalla sua ingenuità ed anche dalla sua intelligenza. È vero che Doris non ha studiato ma non è una stupida. Alla fine si accettano e si rispettano, forse è quello che manca alle coppie di oggi. La morale di questa favola è l’accettazione di se stessi che permette anche l’accettazione del diverso. Accettare e capire che dentro quella persona c’è qualcosa di buono e cercare di tirarglielo fuori. Così come lui fa con se stesso, anche esteriormente, abbandonando i colori tetri con cui ama vestirsi e mettere un cappellino rosso, delle scarpe da tennis colorate, per poter piacere a lei. L’accettazione di se stesso e degli altri vale non solo nel campo sentimentale ma anche nel rapporto di amicizia, di lavoro…

Cosa hai portato di tuo nel personaggio di Doris? In cosa ti somiglia?

Nella spontaneità e nella sincerità. Non c’è niente di costruito in questa donna, lei è se stessa. È anche un po’ aggressiva perché nella vita devi farti una corazza per non essere divorata dagli altri. Senza sgomitare ma qualche peletto sullo stomaco ti deve crescere, per forza! Quello che mi somiglia è la sua dolcezza ed il suo modo di essere aggressiva per difendersi dagli altri.

Hai lavorato con Luciano Rispoli che ricordi hai di lui?

Devo molto a Luciano Rispoli è la prima persona che mi ha permesso di realizzare questo sogno. Una persona che ha capito quello che potevo fare, quello che c’era in me di valido, dal punto di vista artistico. È stato il mio Pigmalione che mi ha dato questa possibilità che ho afferrato al volo e poi sono andata avanti lavorando con tanti grandi nomi dello spettacolo, come Maurizio Costanzo, Mike Bongiorno che mi ha chiamato molte volte per i Festival di Viva Napoli. Luciano Rispoli mi ha dato il la ed io l’ho ascoltato, ho imparato tanto da lui, sapendo che c’è sempre tanto da imparare. Questa è la mia storia, Rispoli non potrò mai dimenticarlo. Era una persona che amava molto il rispetto. Faceva cultura con leggerezza. Se ricordiamo i suoi programmi come Parola mia, lui sapeva fare cultura come un professore che ti fa studiare i classici senza annoiarti ma ti fa appassionare. La cultura non va ostentata e lui non la ostentava. Tappeto Volante era uno spettacolo in cui c’era arte, giornalismo, informazione, musica.

Elisabetta Ruffolo