Il matrimonio nuoce gravemente alla salute di Pierre Leandri ed Elodie Wallace, regia di Massimo Natale. La Bilancia Produzioni con Fabio Ferrari, Silvia Delfino, Pia Engleberth, Maurizio D’Agostino. Sofia (Silvia Delfino) e Romeo (Fabio Ferrari) convivono, lei è una donna in carriera, lui fa il casalingo all’insaputa della madre Michelina, donna all’antica che mal sopporterebbe la condizione del figlio. Una sera a cena, in un carosello di gag ed equivoci, la verità verrà a galla.

Commedia divertente che nasce da un bel sodalizio artistico e che funziona oltre che per il testo anche perché gli attori sono tutti bravi. Gianluca Ramazzotti ne è l’autore ed alla maniera di Alfred Hitchcock palesa la sua presenza in scena, comparendo in un ritratto del padre di Romeo, morto anni prima. Per The Martian, abbiamo intervistato Silvia Delfino.

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Il matrimonio nuoce gravemente alla salute, perché?

È una commedia francese molto divertente, è stata un’idea estemporanea di Gianluca Ramazzotti. Una sera che chiacchieravamo sulla mancanza di lavoro, mi disse che aveva letto il copione e che lo avrebbe messo in scena. È stato fatto tutto molto velocemente, dalla ricerca degli attori a tutto il resto. Ci hanno preso al Todi Festival e da lì è cominciata la nostra avventura. C’è stata subito una certa empatia tra di noi e quindi tutto è filato liscio. Dopo Todi siamo stati ad Ostia ed anche lì è andata molto bene. Abbiamo replicato lo stesso successo anche qui a Roma, al Teatro Marconi e ci sono ottime probabilità di avere lo stesso successo qui, al Teatro De’ Servi di Roma, dove siamo in scena dal 20 dicembre. Le precedenti date sono state un po’ un esperimento perché di questi tempi il teatro patisce parecchio.

Una sera a cena è per questo che è nato questo bel sodalizio artistico?

Sì, perché con Gianluca avevo già lavorato, nel ‘98 nel Rugantino con Sabrina Ferilli. Avevamo fatto anche altre commedie con Garinei e Giovannini. Poi ho iniziato a lavorare con lui anche come aiuto regista e quindi è venuta fuori questa cosa.

La storia è in effetti molto divertente.

Sì perché vivo con il mio fidanzato Romeo (Fabio Ferrari) da quattro anni, è la sera del suo quarantesimo compleanno, chiama la mamma per fargli gli auguri e decide di piombare a casa per festeggiare con noi, nonostante lui le abbia detto che aveva organizzato una cenetta molto intima. La mamma è una persona molto ingombrante e di vecchi principi. Per lei, un uomo che fa il casalingo è automaticamente omosessuale e visto che avendo perso il lavoro, lui sta a casa ed io sono una manager di successo, mi chiede di invertire i ruoli. Lui ha gli stessi principi della mamma, il sesso si fa solo dopo il matrimonio, quella sera avevo organizzato tutto per consumare il più in fretta possibile ma il mio piano, viene stravolto dall’arrivo della mamma. Decido di vendicarmi e succede un po’ di tutto. Non faccio passare nulla alla mamma, iniziano delle scaramucce velenose e lui cerca di salvare la situazione come può. Alla querelle si aggiunge anche il mio capo che piomba a casa mia e si trova in una situazione paradossale in cui noi facciamo di tutto per non fare capire alla madre che Giancosimo Borlotti è il mio capo. Alla fine, Romeo decide di rivelare la verità alla madre che malvolentieri accetta la situazione.

Una suocera talmente ingombrante da essere soprannominata Godzilla!

Sì perché non prescinde mai dai suoi principi e pensa che tutti si debbano adeguare a ciò. Come pensiero è un po’ retro.

Lo spettacolo è interattivo con il pubblico che reagisce molto bene, è per questo che funziona?

Il pubblico partecipa, ad un certo punto lo spettacolo si interrompe perché la mamma di Romeo scende tra il pubblico, imitata da Giancosimo Borlotti. Ci sono dei punti di partenza e poi alla reazione del pubblico, si prosegue.

Qual è il pezzo che ti diverte di più tutte le sere?

Quando arriva Borlotti mi ubriaco ed inizio a lanciargli l’acqua addosso.

Borlotti che ad un certo punto rimane in mutande e dice «Tanto ormai è normale rimanerci!».

È una sua frase che ha coniato per dare una giusta conclusione al pezzo.

Elisabetta Ruffolo