La stagione 2016/17 del Teatro Golden di Roma apre alla grande con un piccolo delizioso capolavoro L’inquilina del piano di sopra di Pierre Chesnot, regia di Stefano Artisunch, in scena dal 27 settembre al 23 ottobre. Commedia brillante ma che nasconde la paura della solitudine e dell’incomunicabilità. Uno straordinario Ugo Dighero nei panni di Bertrand, scapolo attempato con varie fissazioni, misogino e con la mania di costruire marionette e burattini e soprattutto sistemi per difendere la sua casa dai ladri. Al piano di sopra, Sophie interpretata da Gaia de Laurentiis, quarantenne che tenta spesso il suicidio ma che ha una gran voglia di vivere. Contraltare di Sophie è la sua amica Suzanne, interpretata da Laura Graziosi, esuberante e festaiola che la sfida a rendere felice il primo uomo che le capiti a tiro. E chi poteva essere se non Bertrand in una Parigi deserta nel periodo di ferragosto? I due sono in crisi esistenziale, entrambi vivono da soli e sono legati alle loro abitudini, al poter fare ciò che vogliono senza dover rendere conto a nessuno. A poco a poco, i battibecchi e le diffidenze si appianano e scoprono di avere molte più cose in comune di quanto potessero immaginare e scoprono che la chiave è dare invece di ricevere.

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Gaia De Laurentiis e Ugo Dighero in L’inquilina del piano di sopra, Teatro Golden, Roma.

Cosa avete portato di vostro nei personaggi di Bertrand e Sophie?

Ugo Dighero: Pochissime cose ma senz’altro la stupefazione riguardo al mondo femminile, l’altra metà del cielo che più divento adulto e più mi lascia perplesso, esterrefatto, totalmente incantato, meravigliato, innamorato ed a volte anche sconvolto. Un mondo tutto da comprendere, distante, sono alieni di un’altra galassia. Il personaggio in particolare l’ha presa maluccio, diventando misogino, dice delle cose agghiaccianti delle donne senza rendersene conto e le dice davanti a Sophie come se le facesse dei complimenti. Da questo punto di vista la commedia sfrutta questo aspetto grottesco.

Gaia De Laurentiis: Pochissimo se non la sua grande positività perché non bisogna farsi ingannare dal fatto che dice ogni tre per due di voler morire. Ad un certo punto lei dice «Io amo talmente questa vita che se non è o non può essere come la vorrei, preferisco sparire». È una grande ottimista in fondo ed è l’unica cosa in cui mi somiglia. C’è anche un’amica Suzanne che ti supporta e ti lancia la sfida di rendere felice il primo uomo che ti capita a tiro. Il malcapitato è appunto Bertrand. Solo che la frase chiave è dare invece di ricevere. Per dare bisogna anche sapere cosa vuole l’altro altrimenti ricadi nella stessa trappola che è quella di essere egoisti anche se in un modo diverso.

È una commedia brillante ma rappresenta il dramma della solitudine e dell’incomunicabilità. Quanto sono attuali questi temi oggi?

Ugo Dighero: Il fatto che anche tra i giovani e lo vedo anche con i miei figli, pur essendo seduti vicino si parlano con il telefonino. È ovvio che il loro mondo sia fatto così e nessuno vuole tornare indietro, certo è che tutto questo è accompagnato da un momento di decadenza assoluta per cui c’è un po’ di perdita di ciò a cui eravamo abituati. Viviamo in posti in cui nessuno conosce i vicini di casa, le metropoli hanno purtroppo portato a questa mancanza di comunicazione tra gente che abita a tre centimetri l’uno dall’altro. Ognuno rimane nel suo guscio.

«Ormai sei nato e non c’è più niente da fare». Come risolvere questo dilemma?

Ugo Dighero: Comunque vada non ne usciremo vivi.

È facile o difficile combattere la solitudine?

Gaia De Laurentiis: È sempre un problema di ascolto, più si è rivolti verso se stessi, più si è autoreferenziali e più si è soli. Nello spettacolo affrontiamo un tema che è anche legato all’età: lei ha quarant’anni, entrambi non sono più giovanissimi. Ognuno ha le proprie abitudini, vivono da soli, fanno quello che vogliono. Alla fine ciò ti porta a rinchiuderti sempre di più e a non ascoltare.

Ugo Dighero: Dedicarsi agli altri, è un lavoro, una fatica, bisogna impegnarsi. È come l’amore. Nelle coppie la cosa funziona se tutti e due si danno costantemente da fare perché la fase dell’innamoramento è meravigliosa ma non è quello l’amore che è tutta un’altra cosa. Per certi versi è anche più interessante, più divertente, però richiede fatica e se uno si ferma è finito.

Gaia De Laurentiis: L’amore inteso in senso lato perché la stessa cosa vale anche per l’amicizia.

Laura Graziosi interpreta Suzanne, un'amica di Sophie.

Laura Graziosi interpreta Suzanne, un’amica di Sophie.

Quanto è difficile fare i conti con il proprio passato ed interrogarsi sul proprio futuro?

Ugo Dighero: Ah ah ah! Bella domanda! Io sono maschio e rifuggo queste tematiche. Voi siete femmine, introspettive..

Gaia De Laurentiis: Sono molto introspettiva. Per me è una palestra abbastanza quotidiana. È importantissimo fare i conti con il proprio passato, con quello che sei. Non è importante che ci siano o meno delle risposte. Ho sempre presente ciò che è successo prima. La risposta a volte è “riuscire a cambiare lo schema di gioco”. Se le cose rimangono sempre uguali, tu continui a sbattere la testa ed a rifare le stesse cose. La chiave è cambiare punto di vista ed anche lì è fondamentale l’ascolto.

Fare teatro significa allenarsi alla vita, non solo quella del palcoscenico ma alla vita vera. Pensate di riuscirci?

Ugo Dighero: In questo momento più che mai, con la difficoltà che c’è nel fare Teatro, è una esperienza straordinaria, niente di più difficile.

Gaia De Laurentiis: Ho l’illusione che l’esperienza di vita sia soprattutto per il pubblico che vivendo una storia con la pancia più che con la testa, riuscendo poi a rielaborare quello che ha provato ed a tirarne fuori un pensiero.

Gaia De Laurentiis in L'inquilina del piano di sopra.

Gaia De Laurentiis in L’inquilina del piano di sopra.

Siete entrambi personaggi televisivi, la TV di Stato è cambiata, non più strumento didattico ma potere politico. Perché è successo questo?

Ugo Dighero: A parte che il mondo va in questa direzione, il potere politico è finito dappertutto nel senso che non sono più le ideologie che comandano ma le Lobby politiche che ormai hanno delle marionette, dei burattini che si muovono per loro. Diciamo che “ormai lo sanno un po’ tutti” ma la cosa stupefacente è che si va esattamente nella direzione opposta. I ricchi sono sempre più ricchi perché il problema di fondo è la suddivisione del reddito ed i poveri sono sempre più poveri. Prima si parlava di analfabetismo, oggi c’è gente che sa scrivere il proprio nome ma non è in grado di capire un articolo di giornale, non legge un libro. È un alfabetismo ancora più grave di quello del dopoguerra. Parliamo di metà della popolazione quindi di cifre impressionanti. Come s’informano? Attraverso la televisione.

Gaia De Laurenttiis: C’è un’overdose d’informazioni. Guardiamo Facebook, è ancora più indietro della televisione. Tutti possono dire qualcosa, pensano di essere informati su tutto. La notizia è sempre più clamorosa.

Ugo Dighero.

Ugo Dighero.

Sempre più difficile vedere dei giovani a teatro. Cosa è successo e come catturarli?

Ugo Dighero: Con iI Teatro obbligatorio, mandando i carabinieri a casa per portarli a Teatro.

Gaia De Laurentiis: Il Teatro nelle scuole non mi convince per niente per quello che fanno e per come lo fanno. Nel 90% dei casi, li allontanano. Ho recitato in Lisitrata di Aristofane, a Milano, e ci hanno chiesto un incontro con le scuole dopo lo spettacolo. Noi ci siamo impuntati per vederli prima e li abbiamo tranquillizzati moltissimo. Quando sono venuti a vedere lo spettacolo, l’ascolto è stato completamente diverso. Credo che l’approccio debba essere più legato all’emotività.

Ugo Dighero: In genere cosa si fa? Rispetto al programma di Letteratura gli insegnanti scelgono Pirandello, Shakespeare. Il problema del teatro è che se uno prende “una sola” a sedici anni, non ci torna mai più. Lo capisco ed ha ragione. Il teatro brutto è insostenibile perché al cinema uno si alza e se ne va, in televisione cambia canale. A Teatro sei in trappola, non puoi uscire almeno fino a che non finisce il primo tempo. Uno spettacolo teatrale bello non ha niente a che vedere con un film straordinario. Si esce con un’altra emozione, c’è la carne viva che respira sul palcoscenico. Manderei i ragazzi a vedere qualcosa che abbia a che fare con il loro mondo, non necessariamente di Teatro moderno o di Teatro Danza. Non puoi fargli vedere una versione integrale di Re Lear. La politica ha una responsabilità precisa sulla diffusione della cultura ma nonostante questo non facilita ma le rema contro.

Gaia De Laurentiis: Io sdrammatizzerei un pochino, forse è anche una questione di costi. Se mio figlio che ha diciannove anni ed ha venti euro, lo capisco se va al cinema e a bersi una birra e non che ne spenda diciassette per il Teatro.

Gaia De Laurentiis.

Gaia De Laurentiis.

Se un ragazzo o una ragazza volesse intraprendere il vostro mestiere, cosa consigliate?

Ugo Dighero: Di fare una Scuola per avere almeno all’inizio, un po’ di indicazioni importanti. È fondamentale alimentare la propria curiosità. Fare la Scuola e poi aspettare che squilli il telefono sarebbe una follia, soprattutto a quell’età in cui ancora non si hanno grandi responsabilità, non si ha famiglia, figli. Bisogna scrivere, sperimentare, fare una massa di lavoro per sporcarsi le mani e toccare questo mestiere.

Gaia De Laurentiis: Non farsi prendere da questa smania di essere artisti a tutti i costi. Di considerarlo veramente un lavoro, molto concreto ed immaginare un piano B perché le persone frustrate diventano delle brutte persone. Se uno ha talento, passione, è giusto tentare una strada e tenersi un piano B perché se questo talento e questa passione non dovessero manifestarsi in quel settore, potrebbe manifestarsi in qualche altro. Chi la dura la vince non è del tutto vero.

Ugo Dighero: Senza guardare che in questo nostro Paese, il talento non è che sia granché d’aiuto anzi a volte diventa un ostacolo.

Elisabetta Ruffolo

http://www.teatrogolden.it