La stagione del Teatro Ambra Jovinelli di Roma aprirà con Largo al factotum di Elio e Roberto Prosseda, uno spettacolo di musica e parole. Elio è la voce ed interpreterà brani come Don Giovanni o Il barbiere di Siviglia ma non rinuncerà a qualche sua battuta graffiante. Prosseda è al pianoforte. Lo spettacolo, che sarà in scena dal 19 al 30 ottobre, gira da dieci anni, in questa nuova forma da cinque. È un viaggio originale, raffinato e divertente nella storia della musica classica. È lo stesso Elio a dire «La musica classica è anzitutto musica bella che vale la pena ascoltare. La fase storica in cui ci troviamo ha necessità di qualità, ma sono pochi a conoscere questi brani. L’intento è quello di far ascoltare della buona musica a chi non avrebbe mai avuto l’occasione o la voglia di farlo, sperando che poi se ne innamorino come è accaduto a me. Chi componeva la musica classica non sapeva di farlo, voleva solo interessare il pubblico, come qualsiasi autore moderno ed è anche questo il nostro intento. Cerco sempre delle cose interessanti per me e spero che poi possano piacere anche agli altri. L’incontro con Prosseda è avvenuto dopo che avevo già pensato alle basi dello spettacolo. La selezione delle partiture vuole combattere la noia che regna a Teatro con una proposta di altissimo livello: Wolfgang Amadeus Mozart, Gioachino Rossini, Kurt Weill e i canti tradizionali giapponesi fino ad arrivare ai Minima Animalia del compositore contemporaneo Luca Lombardi che riceve un sacco di premi all’estero ma in Italia non se lo fila nessuno o quasi. Un segnale evidente di come va il mondo».

Ritratto di Elio.

Ritratto di Elio.

È Lei il Factotum?

Forse sono io il Factotum ma più che altro sono soltanto un tramite, un’interfaccia per divulgare questo tipo di musica.

Sempre meno pubblico si avvicina alla musica classica, come attirarla?

L’errore sta nella definizione di musica classica. Rossini fa ridere come Mozart, come Made in Sud. Mi piacerebbe che la gente non si accontentasse di quello che sente in macchina alla radio, bisognerebbe essere più esigenti verso se stessi nel repertorio musicale. La musica classica si può ascoltare e canticchiare. Si tratta di roba di qualità, non come quella che ascoltiamo tutti i giorni alla radio. La somma degli accordi musicali di una giornata di programmazione radio non arriva a quelli di una sola opera lirica.

Molti giovani amano la musica classica ma non ne parlano con i coetanei perché hanno paura di essere derisi. Perché?

So che esiste una sorta di bullismo antilirico che ormai coinvolge e devia le nuove generazioni. Sono soprattutto i giovani che subiscono maggiormente il bombardamento della monotonia. Io stesso avevo dimenticato il flauto traverso che avevo studiato in gioventù e che ho riscoperto da qualche anno.

Wiston Hugh diceva «La musica è il miglior prezzo per sopportare il tempo». Cosa ne pensa?

È molto triste perché la musica classica non è nata tale ma per interessare ed emozionare platee enormi. Siccome poi non ha stancato ed ha superato la prova del tempo è arrivata a noi oggi, come gli autori greci e latini che quando scrivevano non pensavano certo di diventare i classici e di essere studiati nelle scuole del futuro.

Eravamo il Paese del Melodramma adesso cosa siamo?

Lo siamo ancora a nostra insaputa, all’estero esistiamo quasi solo per questo.

Elisabetta Ruffolo