Prigionieri al settimo piano di Maria Letizia Compatangelo per la regia di Donatella Brocco. Con Gianna Paola Scaffidi, Rosario Galli ed Elia Paniccia al Teatro Dei Conciatori a Roma fino al 30 ottobre.

Pino e Mariuccia potrebbe essere chiunque di noi, i nostri vicini di casa, i professori dei nostri figli. Stanno insieme dal 1977, anno in cui veniva creata l’Università di massa, Edoardo Bennato cantava “Burattino senza fili”, nasceva il movimento femminista e le prime Radio libere. Arrivavano i primi Punk detti appunto Punk 77. La loro è un’esistenza tranquilla senza grandi pretese, si accontentano di una vita tranquilla. Un cattivo investimento proposto dalla banca gli fa perdere i propri risparmi. Stanno per perdere anche la casa, subiscono minacce velate da un ragazzotto che apparentemente è un rappresentante dell’Immobiliare che vuole acquistare il loro appartamento. Gli amici li hanno abbandonati ma un errore che si rivela un colpo di scena li porterà alla rovina o li risolleverà? Lo spettacolo è uno specchio dei tempi, l’autrice è portatrice di verità che molto spesso appartiene ad ognuno di noi o a chi ci sta accanto.

Maria Letizia Compatangelo, Presidente del Premio Cendic-Segesta (creato dagli Autori per gli Autori) è autrice di numerosi saggi tra cui uno sulla Prosa e Televisione. L’intervista è l’occasione per parlare anche di altro: del Fondo Unico per lo spettacolo che andrebbe riveduto e corretto, di una legge di riforma sullo spettacolo dal vivo, della perdita di valori che è sempre più difficile rispettare perché rischi di essere considerato un fesso e non una persona per bene.

Maria Letizia Compatangelo.

Maria Letizia Compatangelo.

Chi sono Pino e Mariuccia?

Pino (Rosario Galli) e Mariuccia (Gianna Paola Scaffidi) sono due persone che combattono per difendere i valori ai quali vogliono restare fedeli. Si sono conosciuti nel ’77 e da allora non si sono più lasciati, hanno costruito una famiglia e lavorato, senza cercare di diventare ricchi, accontentandosi della tranquillità. Una coppia della media borghesia intellettuale, lui docente universitario, lei traduttrice.

Gianna Paola Scaffidi e Rosario Galli.

Gianna Paola Scaffidi e Rosario Galli.

Sono sotto torchio per la crisi e per la disonestà altrui. È un argomento attuale o sbaglio?

Degli investimenti truffaldini proposti dalla loro banca li fa ritrovare all’improvviso senza i propri risparmi, indifesi, in un’età in cui ci si sente più fragili e in un momento storico di crisi in cui, anche volendo, è quasi impossibile rimboccarsi le maniche e cercare un secondo lavoro, per fare fronte al costo della vita che nel frattempo è raddoppiato. L’unica sicurezza è rimasta la casa, ma anche lì cominciano i problemi.

La persona che “invita” i coniugi a saldare il debito è molto giovane, senza scrupoli e pronta a tutto. Nella realtà spesso sono giovani che appartengono a famiglie normali che prendono brutte strade pur di arricchirsi. Perché?

Angelo (Elia Paniccia) il ragazzotto esponente dell’Immobiliare appartiene al sottoproletariato urbano, cinico, corazzato, razzista nei confronti di tutto, ma soprattutto dei poveri. Ha i suoi motivi per essere diventato così, e l’incontro scontro tra questi due mondi lontanissimi eppure così spazialmente vicini produrrà degli effetti sorprendenti, dall’una e dall’altra parte. Quanto ai giovani rampolli di famiglie benestanti che scelgono strade sbagliate in nome del denaro, questo purtroppo rientra nella perdita di valori di un certo ceto medio-alto borghese di cui si parla nella commedia, con particolare riferimento agli amici di Pino e Mariuccia.

Il Governo salva le banche ed affossa la Cultura, il Ministro Franceschini ha istituito il 22 ottobre la Giornata del Teatro ed invita gli addetti a lavorare gratis. Cosa ne pensa?

Penso che sia uno sbaglio. Così come penso che il decreto sul FUS del luglio 2015 sia da correggere e integrare. Speriamo nella legge di riforma sullo spettacolo dal vivo. Riducendo la questione al puro buon senso, trovo giusto il vecchio adagio che dice che non si può avere solo mani per prendere, ma che bisogna anche dare. Se gli artisti e gli intellettuali si sentissero tutelati in questo Paese, se ci fosse un welfare vero in questo settore e una vera promozione della cultura, sono sicura che per gli artisti non sarebbe un problema fare per un giorno di più quello che la maggior parte di loro fa abitualmente: offrire le proprie idee e il proprio lavoro praticamente gratis.

Una battuta della Commedia è «Il merito è come la carta igienica». In Italia si può ancora parlare di merito dove c’è il privilegio, d’impegno dove c’è soltanto truffa e sotterfugio?

È il tema della mia commedia. Come si fa a restare se stessi e continuare a rimanere fedeli ai propri valori, quando tutto intorno a te ti fa sentire non una persona perbene, ma un fesso? Dovete venire a vedere lo spettacolo per la risposta! Uno spettacolo in cui si ride anche molto, ma, come diceva Eduardo, «Si ride verde».

Quanto siamo al corrente della verità che ci circonda o cerchiamo di nasconderla o dissimularla?

Francamente credo che ormai noi italiani ne siamo tutti consapevoli, quello che a molti non è chiaro è la sua genesi, che a mio parere – e ne ho parlato nella commedia Trasformazioni, del 1987 – affonda le proprie radici negli anni Ottanta e ha a che fare col problema della corruzione, che non era soltanto quella dei piani alti, ma che già allora cominciava a diffondersi in tutti gli strati della popolazione, che ha perso pian piano la nozione di senso civico e di appartenenza ad una collettività. Senso civico che si manifesta anche nelle piccole cose, tutte quelle cose che facciamo quando usciamo dalla nostra casa. E qui l’elenco sarebbe lunghissimo.

Elisabetta Ruffolo