Fino al 2 luglio al Globe Theatre di Roma Troppu trafficu ppi nenti. Regia di Giuseppe Dipasquale. Adattamento di Andrea Camilleri e Giuseppe di Pasquale. Con Roberta Andronico (Eru), Filippo Brazzaventre, Pietro Casano, Valeria Contadino (Biatrice), Luciano Fioretto, Federico Fiorenza, Valeria La Bua, Mimmo Mignemi (Impareggiabile Carruba), Giorgio Musumeci, Luigi Nicotra (Claudiu) Gian Paolo Poddighe (straordinario Lionatu), Ruben Rigillo (Binidittu), Carlotta Proietti (Orsola), Valerio Santi e Giovanni Guasta. Costumi di Angela Gallaro.

Testo attribuito a Messer Angelo Florio Rollalanza, nato nel 1515, di origine quacchera, archetipo, pare, dell’illustre testo Molto rumore per nulla dietro la figura dell’Autore si celerebbe William Shakespeare. È impossibile che Rollalanza fosse quacchero, in quanto il movimento religioso si sviluppò in Inghilterra nel XVII secolo. Lo stesso Camilleri dice che considerarlo quacchero sia “una spia” per far capire che è tutto uno scherzo. L’operazione Shakespeare in Sicily risale a più di dieci anni fa, quando la riduzione teatrale di Troppu Trafficu ppi nenti era andata in scena in diverse città italiane.

Protagonisti non damigelle inglesi ma caruse siciliane e picciotti al posto di nobili spadaccini. È facile tradurre Troppu trafficu ppi nenti in Much ado about nothing ovvero Molto rumore per nulla.

Rappresenta il gioco delle coppie con la frivolezza all’italiana, molto cara a Monicelli. Una Sicilia arcaica in cui si parla un fantasioso dialetto messinese frutto del connubio tra un dialetto arabeggiante e un dialetto siciliota. Gioco affidato a due coppie molto distanti tra loro, l’una è quella convenzionale, di Eru e Claudiu che aspira la matrimonio, l’altra è quella di Biatrici e Binidittu, coppia anticonvenzionale che si diletta in grandi schermaglie amorose. Lui vorrebbe avere la meglio ma non ci riesce perché ha a che fare con Biatrici che è una “rispustera” e vuole accaparrarsi non solo la ragione del duetto ma vuole avere anche l’ultima parola. Un momento di straordinaria comicità è affidato a Mimmo Mignemi, comandante della Ronda notturna e che con i loro “svarioni linguistici” smorza i toni drammatici dello spettacolo.

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L’attore Gian Paolo Poddighe. Foto di Tommaso Le Pera.

Per TheMartian.eu abbiamo intervistato Gian Paolo Poddighe.

Con Troppu trafficu ppi nenti l’Autore Andrea Camilleri ed il regista Giuseppe Dipasquale, si sono divertiti a supporre che Shakespeare fosse siciliano ed una volta trapiantato in Inghilterra, gli inglesi si siano appropriati dei suoi Natali. Cosa ne pensa?

È un’ipotesi molto remota e vagheggia altre circostanze. In questa circostanza, Troppo rumore per nulla si svolge a Messina che per gli inglesi costituiva un territorio remotissimo, ai confini della civiltà e subito dopo c’è l’Africa. Questa è l’ipotesi più accreditata e da lì la necessità di tradurlo in un siciliano reinventato, molto più vicino al territorio ragusano più che a quello di Catania e Palermo. È una lingua rivisitata da Camilleri con delle assonanze tipiche del suo stile.

Essendo sardo come se l’è cavata con il siciliano?

Sono nato a Viterbo e poi ho vissuto a Sassari ed in seguito a Roma. Non mi definisco né sardo e né romano anche perché sono andato via dalla Sardegna negli anni ‘70. Il debutto dello spettacolo è stato nel 2000 e la prima difficoltà fu quella d’imparare un linguaggio diverso. Rispetto a degli attori che erano catanesi, conoscendo il codice linguistico, cercavano il giusto suono del linguaggio. Per noi invece è stato difficile ritrovare delle tonalità che non ci appartenevano, io mi appoggiavo all’italiano per poi tradurlo in siciliano.

Cosa ha portato di suo nel personaggio di Lionatu?

Il percorso di Lionatu è abbastanza strano. È Governatore di Messina, è ricco e vuole arricchirsi ancora di più. Vuole fare il matrimonio tra Eru (sua figlia) e Claudiu, probabilmente per acquisire qualche titolo nobiliare. Dapprima è giocherellone e molto pratico, poi quando succede quel che succede e gli fanno credere che la figlia abbia una tresca, tradendo così il suo promesso sposo, tira fuori l’ira paterna nei confronti della figlia ed anche degli amici che riteneva intoccabili in quanto nobili e la cosa evolve in maniera diversa.

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Troppu trafficu ppi nenti, di Giuseppe Dipasquale. Foto di Tommaso Le Pera.

È un po’ affine alla tradizione siciliana, complicare le cose semplici, come diceva Moravia a Sciascia. Cosa ne pensa?

La Sicilia è una terra straordinaria rispetto alla Sardegna. Sono anche gli eventi storici che modificano le persone. Un po’ tutti i siciliani hanno nel loro armadio dei cassetti segreti che non aprono neanche agli amici più cari. Ho molti amici siciliani e sono molto cauti nel far scandagliare fino in fondo il loro carattere ed io ho molto rispetto verso di loro.

Elisabetta Ruffolo

La foto di copertina è di Tommaso Le Pera.