La bellezza è una conquista. Di fronte al brutto mascherato da attualizzazione dilagante in molti teatri, la Scala ha rappresentato se stessa e la sua esigenza di bellezza nella messa in scena del Don Giovanni mozartiano cui ho assistito il 9 maggio scorso: la produzione di Robert Carsen, già ampiamente collaudata anni fa, ha incentrato l’ambientazione dell’opera su vedute e sfondi che riproducono gli interni della Scala con effetti meravigliosi e seducenti secondo le scene di Michael Levine. Più che di metateatro si tratta di vere e proprie citazioni dal macrotesto scaligero che, in maniera multiforme, erano adattate alle varie situazioni sceniche, a partire da quell’aprosdoketon iniziale che consisteva nel far precipitare l’intero sipario del palcoscenico ai primi accordi dell’ouverture e al tocco del protagonista.

Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart Direttore: Daniel Barenboim/Karl Heinz Steffens (gennaio 2012) Regia: Robert Carsen Scene: Michael Levine Costumi: Brigitte Reiffenstuel Luci: Robert Carsen e Peter Van Praet Coreografia: Philippe Giraudeau

Ritratto di Robert Carsen. © Brescia Amisano.

La comparsa di un enorme specchio, ciclicamente riproposto nella scena infernale alla fine dell’opera aveva tutto il portato simbolico del teatro come mimesi della vita e invero il mito controriformistico e barocco del seduttore punito veniva rappresentato con un grado di attualizzazione alternato dialetticamente ad ampi momenti di ripresa dei moduli settecenteschi dove il passaggio da un costume all’altro era connesso con la polisemia del trasformismo, del mimetismo caratteriale, del transfert e della rimozione. Tanto che, alla fine dell’opera, dopo l’assieme Questo è il fin di chi fa mal, chi finiva davvero all’inferno non era Don Giovanni, il quale afferma la sua eterna voglia di libertà, ma tutti gli altri con le loro personalità tanto inibite ed irrisolte. L’operazione scenografico-registica ha dimostrato inoltre di accogliere tutta la tradizione interpretativa psicanalitica del mito di Don Giovanni e di distillare il tutto in uno spettacolo ricco di profondità, eleganza e chiarezza.

Hampson Thomas (Don Giovanni) low

Ritratto di Thomas Hampson.

Straordinaria in questo contesto è stata la presenza scenica nel ruolo del protagonista di Thomas Hampson, basse-baritone americano al suo debutto operistico alla Scala, un attore cantante con tutto lo charme e l’energia del personaggio dai caratteri tipici che l’immaginario comune attribuisce al Don Juan tradizionale, ma con il plusvalore di un carisma da attore cinematografico; questo ha messo in secondo piano l’evidente mancanza di spessore vocale anche grazie ad una studiata e sorvegliata pronuncia espressiva nei recitativi e nell’efficace sbalzo dinamico del fraseggio. Ottime prestazioni vocali del versante maschile sono state quella del Leporello di Luca Pisaroni, basso-baritono che, come alter ego di Don Giovanni, ha incarnato la componente seriosa del suo padrone senza pose caricaturali e buffonesche ma con una sua presenza vocale imponente subito emersa dal Notte e giorno faticar e in piena luce nell’aria del catalogo; altro esponente notevole – applauditissimo – era Mattia Olivieri che ha delineato un Masetto atletico e passionale con un colore vocale pieno e ben timbrato. Eccezionali la bellezza e ampiezza di voce del tenore Bernard Richter in Don Ottavio, che ha fatto notare l’ottimo stile mozartiano e di canto italiano nelle grandi due arie e nelle scene di insieme del finale prim’atto. Timbro vero e pieno, ma pronuncia non perfetta quella del basso Thomas Konieczny nel ruolo del Commendatore.

Muller Hanna-Elisabeth (Donna Anna) cr Chris Gonz

Ritratto di Hanna-Elisabeth Müller. © Chris Gonz.

Sul versante femminile l’eccellenza era pressoché completa a partire da Hanna Elisabeth Müller, giovane soprano in Donna Anna, intelligente interprete dalla padronanza vocale assoluta nel difficile ruolo costellato di virtuosismi e di tessiture impervie: uno per tutti il do acutissimo nel recitativo della seconda aria Abbastanza per te agganciato in mezzo piano (ma riempiva tutta la sala) con un magistrale controllo del fiato e della posizione. È così che si canta Mozart. Volumi fluviali anche quelli delle altre due signore: Anett Fritsch in una Donna Elvira sempre sull’orlo di una crisi di nervi, con un timbro pastoso e le agilità drammaticamente coese, piene ed appoggiate così nell’aria di ingresso Ah chi mi dice mai come nella seconda Mi tradì quell’alma ingrata; infine il soprano lirico leggero Giulia Semenzato in una Zerlina ancora soubrette, ma incisiva, che centra il personaggio in un mixtum compositum di avvenenza fisica e vocale. Complici in questo gli splendidi costumi, organici alla regia, di Brigitte Reiffenstuel, hanno conferito un grado di eleganza degno di una sfilata di moda ai personaggi secondo la loro estrazione sociale (fatto che è nel testo) intercalando costumi settecenteschi di colore prevalentemente rosso. Roboante l’idea di introdurre alcune scene facendo provenire alcuni cantanti dalla platea fra il pubblico: un espediente che ha sempre la sua efficacia nel rendere più vicini i cantanti agli spettatori e alludere ad un certo grado di identificazione fra loro.

Jarvi Paavo - credit Ixi Chen

Ritratto del M° Järvi Paavo. © Ixi Chen.

Densa e maestosa la direzione del M° Paavo Järvi ha brillato soprattutto sul versante sinfonico della partitura ed ha permesso di ascoltare un Mozart sublime, non compresso da filologismi forzosi e vezzosi, dispiegando i volumi delle sezioni senza temere di sovrastare dei cantanti con vocalità già ampie e capaci. Questo spettacolo con la Scala nella Scala si può considerare un vero e proprio omaggio al teatro milanese ed ha conquistato ancora una volta emotivamente il pubblico che ha risposto nel complesso con soddisfazione e tanti applausi.

Andrea Zepponi

Le immagini di scena della galleria fotografica sono di Brescia Amisano. © Teatro alla Scala.

DON GIOVANNI

Dramma giocoso in due atti

Libretto di Lorenzo Da Ponte

Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Direttore PAAVO JÄRVI

Regia ROBERT CARSEN

Scene MICHAEL LEVINE

Costumi BRIGITTE REIFFENSTUEL

Luci ROBERT CARSEN e PETER VAN PRAET

Coreografia PHILIPPE GIRAUDEAU

 Personaggi e interpreti

Don Giovanni            Thomas Hampson

Donna Anna              Hanna-Elisabeth Müller

Don Ottavio               Bernard Richter

Il Commendatore     Tomasz Konieczny

Donna Elvira            Anett Fritsch

Leporello                    Luca Pisaroni

Masetto                      Mattia Olivieri

Zerlina                       Giulia Semenzato

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala

Maestro del Coro     Bruno Casoni